di Gaia Serena Simionati

La civiltà di un popolo si misura nel mondo in cui si prende cura degli ultimi

Esperimento sociale

Arte terapia

Educazione all’aiuto

Opera d’arte umana

Di questo e molto altro tratta il lavoro di Peter Brunner assieme a Caleb Landry Jones in Down the Arm Of God

Presentato in Piazza Grande come World Premiere al 79Festival di Locarno, il film ha avuto un’accoglienza estremamente affettuosa da parte di pubblico e stampa.

Quello stesso affetto e calore umano che attori e regista, assieme al Jennifer Howell e la comunità di arti a Los Angels The art of Elysium, (associazione americana Non profit) hanno saputo dare agli homeless che vivono e partecipano il film come attori non protagonisti.

E alle loro storie commoventi di disagi esistenziali! Spesso ricostruite o qui in parte almeno risarcite

Per cinque anni il film è rimasto fermo per non aver trovato i fondi. I soldi sono stati un problema non solo per coloro che perdono il lavoro e la casa, ma anche in un film quando si deve parlare di certi temi a livello produttivo.

‘Down the Arm of God’ è stato infine salvato da Luc Besson che ne ha capito la portata diventando una doppia produzione francese americana.

Down the arm of god
Caleb Landry Jones in una scena del film

Sinossi

Ispirato a una storia vera, potente e alla taumaturgicità dell’arte che dovrebbe sempre essere tale, un giovane pastore di una cittadina del Texas, durante un rigido inverno, si impegna nella difficile missione di aiutare i senzatetto. Si scontra però con la resistenza della congregazione, inclusi i cattolici che spesso ‘predicano bene, ma razzolano male’ e vivono nella totale ipocrisia. Si portano così alla luce pregiudizi incancreniti e fallimenti sistemici. Oltre alla consapevolezza di un sistema che non regge più in una forchetta sempre più divergente tra poveri e ricchi, nell’economia non solo degli States e del grande sogno americano , oggi più incubo che mai, ma anche in Italia e moltissimi altri paesi.

Il numero di homeless che perdono casa e lavoro è in continuo aumento e non tocca, come ben spiega il film, alcolisti e drogati.

No, spesso sono persone per bene, padri di famiglia, operai, semplici lavoratori che non riescono più a rientrare nell’ingranaggio economico con spese di vita sempre più alte e stipendi sempre più bassi. Man mano si sgretola la loro capacità reddituale e, con essa, inevitabilmente tutto il resto; salute, famiglia amore.

L’abuso di sostanze spesso è dovuto invece alla condizione stessa. E’ una conseguenza. Non viceversa, una causa.

Inoltre il film di sponda parla anche di guerra, di traumi subiti dai reduci del Vietnam che non sono stati accolti da quello stesso stato che hanno servito, perdendo per lui arti, salute, lucidità mentale. E, di conseguenza, spinti a vivere ai margini, senza tutela né aiuti di nessun tipo.

Il commento di Peter Brunner Regista

“Per circa cinque anni io e Caleb abbiamo lavorato al progetto con persone che vivono senza fissa dimora. Le loro voci sono il cuore del film, che guarda a questa crisi non attraverso le statistiche, ma tramite l’esperienza umana. “

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