“Questa felicità, questa felicità, questa felicità promessa o data n’è dolore, dolore senza causa o la causa se esiste è questo brivido che sommuove il molteplice nell’unico come il liquido scosso nella sfera.”
Mario Luzi
Linee invisibili è l’interessante libro che andrebbe letto appaiato al film, dato l’organigramma reciproco.
Il geografo e autore Maxim Simson esplora infatti i confini che disegnano il mondo e tracciano la superficie del nostro pianeta. Alcuni naturali, altri legati all’opera dell’uomo, sono marcati da frontiere, muri e barriere. Oltre a questi, ne esistono tanti altri che sono meno scontati e tanto sottili da risultare quasi invisibili. Come quelli del film, i confini delle nostre case.
Parliamo di quelle linee che separano, dividono, porzioni del nostro mondo a vari fini: dividono popoli, custodiscono identità e culture, sono capaci di generare tensioni e conflitti anche molto gravi.
Il geografo ne esplora alcune. Dalle correnti artiche o la ‘cintura della malaria’ a quelle che abbiamo segnato per circoscrivere gli effetti delle nostre azioni, come la ‘zona rossa’ di Černobyl o i cordoni sanitari del Covid.
O ancora: le linee utilizzate per reclamare territori contesi, come quelle nella ex Jugoslavia o tra le gang di Los Angeles. O quelle che servono a definire e difendere le diverse identità, come il Bosforo o la ‘Bible Belt’.
Comparse raramente sulle nostre mappe fisiche e politiche, sono ugualmente rilevantissime in qualche parte del mondo perché segnano un tipo di divisione tra un ‘noi’ e un ‘loro’.
Il film come il libro offrono una guida per osservare e comprendere l’essere umano che abita il pianeta in tutta la sua consistenza e in tutto il suo disordine. Nelle sue paure e gesti di grandezza estrema.

‘Nessun dolore’ non solo è il titolo del film per la regia di Gianni Amelio, presentato Fuori concorso Open, alla Mostra del Cinema di Venezia 83.
E’ anche una pellicola, corrosa da vera empatia dei due bravi protagonisti, Borghi e Mastandrea, sia reciprocamente verso se stessi, poi verso gli altri come con la professoressa Golino a cui Davide si lega.
Per tutta la durata si meticcia ad abissale profondità, ancorata alla capacità filosofica di narrazione, mista a uno spaesamento che si prova nel guardare i film di Amelio, da America in poi, 35 anni fa.
Gesti di autentica intensità e gentile poesia. Non a caso è un verso di Luzi ad aver ispirato Amelio per il titolo che ancora una volta parla di vicinanza, confini, sbarchi, paure dell’altro e risvolti sociali.
La somma di questi elementi ad oggi sempre più rari fa riflettere molto.
Inoltre affronta anche in modo subliminale quella soglia del male, varcata la quale, si cade giù in un baratro, rappresentando così la via del non ritorno.
Da quel punto in poi si inizia a capire davvero. E si lascia andare tutto verso il risarcimento, spesso degli altri. Verso la spoliazione e la perdita. Verso l’ascolto, persino delle nostre vite – giù in profondità.
La sensazione è un pò quella di perdere il controllo, come fa il ritmo circadiano. O il frangersi ritmico delle onde sul mare. Intangibili. Sono gli altri o entità diverse dallo status quo che controllano e fanno accadere, l’accadibile
Sinossi
Borghi, nei panni di Davide è un giovane libraio che vede la sua vita stravolta quando gli viene affidato per strada un bambino nordafricano. Egli poco dopo sarà vittima di uno sconvolgente incidente. In ospedale incontra Aminah, adolescente algerina incinta appena sbarcata in Italia, e decide di ospitarla. Presto la sua casa diventa rifugio per un numero crescente di migranti e senzatetto. Denunciato dai condomini e arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Davide affronta un’odissea destinata a cambiare lui e chi gli sta intorno.
Il cast
Con Alessandro Borghi, Valeria Golino, Valerio Mastandrea, Beidja Yahiaoui, Gabriel Bovino, Ramzi Lafrindi, Alberto Cracco
Non è stato un film facile. Io interpreto Davide che è una persona davvero pura. E’ pulito candido. Io non sono così e ho dovuto spogliarmi, fare un grande sforzo per cercare di diventare come lui
Alessandro Borghi
Buona è anche la musica che accompagna il film che sa essere selettiva e commovente a cura di Fabio Massimo Capogrosso.
Gli attori e la relazione di ascolto che riescono ad instaurare tra loro funzionano.
Insomma Nessun dolore è un film riuscito negli intenti di riflessione filosofica, di appartenenza e regole di vita di valori attuali e sociali sempre più carenti.
Visivamente è opaco, sfuocato, sbiadito come i contorni di un sogno. Tolta qualche ingenuità e qualche lungaggine evitabile è un film che si lascia vedere.
Se non altro uno dei pregi è il valore e il sentimento, quasi nostalgico che emerge verso i libri, questi oggetti magici ma desueti, polverosi che nessuno osa più aprire.
Molti infatti i riferimenti alla cultura, all’avvicinarsi attraverso le pagine di grandi autori alla reciprocità e all’ascolto degli altri.
Si citano Furore di Steinbeck, Se questo è un uomo di Primo Levi o di Mario Luzi, Su fondamenti invisibili (1971) che, nell’ottica odierna diventano come TOTEM nel deserto.
Il nuovo film di Gianni Amelio in arrivo al cinema dal 24 settembre con 01 Distribution.
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