di Gaia Serena Simionati

‘The teacher’ un film di Farah Nabulsi già selezionato al Toronto Film Festival con il supporto di Doha Film Institute e British Film Institute, si basa su una storia vera.

Ora è presentato al 43°Torino Film Festival e sarà in uscita al cinema dal 11 dicembre con Eagle Pictures

Con Saleh Bakri, Imogen Poots e Stanley Townsend con la partecipazione di Muhammad Abed El Rahman e con Paul Herzberg e Andrea Irvine.

A Torino sono molti i film che narrano i disastri di guerra e soprusi in Palestina tra cui oltre a The teacher, The clown of Gaza, e Coexistence, My ass! The encampments, Fin.

Qui, ma è un tema ricorrente, si narra la criminalità legalizzata e la distruzione di abitazioni. I coloni israeliani coadiuvati da polizia ed esercito occupano case che da secoli sono di palestinesi.

La giustizia pare non esistere dato che i tribunali sono in Israele, il catasto e i giudici pure.

L’argine a questa violenza che sfocia poi in resistenza diviene quindi meta del protagonista.

Solo per sopravvivere!

Un insegnante palestinese (Saleh Bakri) lotta per conciliare il suo impegno nella resistenza politica con il sostegno emotivo a uno dei suoi studenti (Muhammad Abed El Rahman).

Nel frattempo si crea la possibilità di una nuova relazione sentimentale con una volontaria (Imogen Poots). Purtroppo il tipo di NON vita a cui sono costretti inficia serenità, sonno, abitazioni, possedimenti e infine anche l’amore.

Senza serenità e pace infatti nulla è più possibile. Nemmeno la libertà di amare o di vivere in una casa che è sempre stata tua.

Il film ha il pregio di far conoscere a coloro che non vivono in Israele la realtà violenta e assurda che riguarda le case, l’occupazione, la giustizia e la follia di questa realtà

IL SECONDO PUNTO DI VISTA di Sveva Keiko Abbatantuono 

Del lutto e della resilienza in The Teacher (2023) di Farah Nabulsi

La morte di un fratello, di un figlio o di un amico è una tra le peggiori tragedie personali esperibili dall’essere umano. Ma quanto tempo ti rimane per piangere il singolo se il tuo Paese sta cadendo a pezzi tra le mani dei coloni? 

La vita di Yacoub (Mahmoud Bakri) vale per uno, ma quella di Nathaniel ne vale 1078.

Questo perché il primo, palestinese, è un oppositore dell’occupazione nella sua terra, del genocidio che il suo popolo vive. E’ vittima di sfratto abusivo e violenze reiterate da parte dell’esercito nemico. Il secondo, invece, ha semplicemente la fortuna di possedere un documento israeliano e uno americano. 

L’intreccio narrativo si sviluppa attorno alla figura di Basem (Saleh Bakri), professore ordinario in una scuola di villaggio, attivista rivoltoso e padre di una famiglia ormai distrutta dal conflitto israelo-palestinese.

La sua vita è una lettera d’amore nei confronti dei suoi alunni e della sua terra, le azioni che compie – per quanto controverse in dati connotati – segno della resistenza del suo popolo, della resilienza necessaria per non soccombere all’invasore.

L’amore per la patria, anche se mai privo di profonda sofferenza, è il faro che lo guida attraverso l’oscurità di un presente tragico, costruito sui corpi di chi non riesce a sopravvivere alle armi nemiche.

La regista Farah Nabulsi attinge per la stesura dalla tradizione mediorientale dei road trip in automobile (eredità del vicino Kiarostami e non solo) per dipingere un’opera profondamente legata al territorio.

Esso è parte integrante della sua esperienza artistica e vero protagonista del film, la cui bellezza dipinge le lunghe sequenze che accompagnano le esperienze dei personaggi. 

The Teacher scuote il pubblico del Festival. Lo fa per il suo modo di raccontare il lutto in un contesto collettivo piegato dall’odio e dal sangue. Oltre che mediatizzato e ampiamente ignorato dalla comunità internazionale. L’impronta autoriale che la caratterizza trasuda una verità struggente.

La vera maestra di vità è lei, la Palestina, martire di un conflitto ad armi impari in cui la morte non dà scampo a nessuno.

Il TERZO PUNTO DI VISTA di Tommaso Travaglio

La riflessione su “THE TEACHER” di Farah Nabulsi

Prof è l’abbreviazione che riassume la figura fondante del percorso di studi adolescenziali che ognuno di noi ha fatto.

Quella figura spesso severa, rigida ed austera, che però con la giusta fortuna può rappresentare anche umanità, ispirazione e vero insegnamento di vita.

“The Teacher” di Farah Nabulsi racconta il ruolo di un Prof in una situazione complessa. In un clima teso, sia per gli insegnati che per gli studenti, i rapporti docente-allievo non possono basarsi solo su insegnamenti nozionistici. Nasce invece la NECESSITA’ di sviluppare umanità.

La pellicola evidenzia come il vero compito per un insegnante sia quello di comprendere. E poi empatizzare. Per spiegare la complessità con cui il mondo si presenta ai ragazzi, comprendendone la brutalità e l’indifferenza.

Il film nel raccontare le dinamiche di “criminalità legalizzata” e di sfratto in territorio palestinese, affronta temi profondi. Ci riesce facendo intrecciare varie storie con uno sviluppo lineare, ma dinamico, che tende ad una narrazione facile ed intensa.

Essa è in grado di suscitare emozioni e riflessioni profonde, sia sulla tematica principale raccontata (conflitto israelo – palestinese) che sui principi morali e l’umanità che un docente deve inserire nel proprio mestiere.

Quanto la vita dei ragazzi può smuovere e commuovere un docente al punto di spronarlo a diventare un esempio, un maestro di vita?

E quanto un allievo può apprendere da un docente, al punto di comprendere come non sempre la via più semplice e meno faticosa, posta come risoluzione di un conflitto, sia sempre quella giusta?

Quanto l’odio dell’uomo può essere distruttivo? Ma quanto la cultura e l’intelligenza di un uomo può essere costruttiva?

“The Teacher” è un grido di speranza per le generazioni future. Un grido disperato che sprona, anche nelle situazioni più difficili, a non arrendersi mai e a trovare sempre il vero valore della resistenza.

Essa può esistere solo in presenza di un cuore, guidato dall’intelligenza e dalla cultura.

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