di Gaia Serena Simionati

“La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno”

Amedeo Modigliani

‘Pontormo’ è magico alle Scuderie del Quirinale

Potremmo dire: ‘Era Ora’!

Tanto era il suo sapere fin da piccolissimo, anima illuminata, che donò agli altri, come ben dice Modigliani.

L'Alabardiere Pontormo
Jacopo da Pontormo, Ritratto di alabardiere, circa 1529-1530, olio su tela; 95,3 × 73 cm Los Angeles, The J. Paul Getty Museum

Era ora quindi che si dedicasse una prima grande monografica dedicata a un tale unico artista. Jacopo Carucci ha infatti aperto alle Scuderie del Quirinale a Roma e l’esibizione durerà fino al 07 Febbraio. 130 opere di cui 84 del maestro che fu detto Pontormo, per la frazione di Empoli da cui veniva e in cui nacque il 24 maggio 1494. Mentre morì a Firenze nel 1557.


Originale orfano, a soli 10 anni fu già solo ed eccelso artista a testimonianza che il male non sempre fa male. Come lui orfano a 8, Raffaello, un secolo prima, da cui imparò pose e stilemi.

Prenditore di mosche assoluto e al volo, oltre che mangiatore ghiotto di uova e di cose che segnava giornalmente in un taccuino, in modo quasi maniacale, Jacopo da Pontormo è in assoluto uno dei più originali pittori del Manierismo. Ricco di ossessioni che divennero il suo tratto, si distinse da tutti.

Oltre che capofila della grande stagione del grande Cinquecento fiorentino, fu allievo con Rosso Fiorentino, superando il suo maestro, Andrea del Sarto e conobbe Leonardo.

Proprio questa natura solitaria, precoce, prematura lo avrebbe portato successivamente, secondo Vasari, ad abbandonare i “buoni modelli” della pittura e ad avventurarsi in sperimentazioni e innovazioni che al tempo non vennero comprese. Allora, come ora, sempre le innovazioni.

Infatti lo stesso Vasari le giudicava bizzarre, smodate, eccessive. Oggi per fortuna quel giudizio è ampiamente superato dalla critica. In questi anni si vede invece la fondamentale elaborazione di uno stile pittorico proprio, autonomo rispetto alla tradizione e decisamente anti-classico.

Egli adopera colori fulgidi, imprevedibili, ricci di iridescenze e cangiantismi, applicate su figure allungate, aliene, diverse, un pò come fece Modigliani più tardi. Di sicuro uniche! E bellissime.

Pontormo (Jacopo da Pontormo)
Pala Capponi: Pietà (Trasporto di Cristo),
1525-1528 circa
olio su tavola, 313 × 192 cm
Firenze, chiesa di Santa Felicita,
cappella Capponi
Per gentile concessione
dell’Arcidiocesi di Firenze
Jacopo da Pontormo, Pala Capponi: Pietà, Trasporto di Cristo,1525-1528 circa, olio su tavola, 313 × 192 cm, Firenze, chiesa di Santa Felicita, cappella Capponi. Per gentile concessione dell’Arcidiocesi di Firenze

Parte dal vero Jacopo per elevarsi a qualcosa di elaborato a suo modo. Tele slavate dai colori tenui, (come in copertina) nella Resurrezione del 1523-25, affresco staccato della Certosa del Galluzzo a Firenze, un pò Paolo Uccello un pò Mantegna, lasciano esterrefatti.

Così come accesi vermigli nei ritratti o nelle intersezioni primarie di arancio, verde petrolio, blu e rosa, spesso dissonanti.

Questi contrasti li vediamo ad esempio nelle vesti gonfie delle quattro donne nel parallelepipedo formato nella Visitazione di Maria a sant’Elisabetta. Di solito in San Michele Arcangelo a Carmignano, ora nella sala 8, è ispirato dalla composizione “a rombo” nell’incisione di Dürer delle Quattro streghe (1497).

Essi si contrappongono netti ai tetri chiaroscuri di una via cittadina, dove si riconoscono alcuni scarni edifici. Le due donne che si scambiano un abbraccio e un intensissimo sguardo, stanno alla presenza di due spettatrici dietro di esse. Una di queste è un’anziana che guarda diretta negli occhi dello spettatore, seguita dalla seconda con uno sguardo più vacuo e più giovane. Le donne formano quindi quattro pilastri; illuminate con forza (a differenza dello sfondo) e ammantate di vesti dai colori estremamente intensi e corposi. Originalissimo è l’intreccio di membra e di stoffe, lungo linee arcuate di grande eleganza, e amplificate nei volumi.

Curati sono gli effetti di contrapposto e rimandi, come tra le teste delle coppie di donne in profondità (giovane-giovane e anziana-anziana). Esse ora di profilo, ora frontali, sono quasi uno sdoppiamento.

Pontormo, Visitazione, 1528-1532, olio su tavola, 202 × 156 cm, Carmignano (Prato), pieve di San Michele Arcangelo. Foto@Antonio Quattrone
Per gentile concessione della Diocesi di Pistoia
Pontormo, Visitazione, 1528-1532, olio su tavola, 202 × 156 cm, Carmignano (Prato), pieve di San Michele Arcangelo. Foto@Antonio Quattrone
Per gentile concessione della Diocesi di Pistoia

Al movimento delle donne in primo piano fa da contrasto l’immobilità e la rigida frontalità di quelle in secondo piano. Queste sono prive di una qualsiasi partecipazione emotiva all’evento, ma capaci di rendere l’atmosfera sospesa e malinconica, altamente spirituale. Figure serrate con panneggi ampi, che danno al gruppo una straordinaria compattezza. Senso estremo di empatia e vicinanza anche emotiva oltre che fisica.

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Rendono una biografia unica tableux di partenza e degna base della particolarità, unicità dei suoi dipinti splendidi, assieme ai ritratti della sala 8, così come per le pale d’altare.

Imperdibile e uno su tutti, il Crocefisso che veicola nelle membra e nella posa adagiata, tutta la fragilità del dolore, lì quasi scultorea, tanto è plastica la figura del Cristo incastonato nel bel mezzo della sala 9.

Crocefisso Pontormo

Infatti egli incarna appieno il passaggio dal pieno Rinascimento alla Maniera. Innovatore eccentrico dei modelli classici e per questo oggetto di una vasta fortuna novecentesca, da Pasolini a Bill Viola, venerato oggetto del desiderio di collezionisti di tutto il mondo. Egli è anche popolare ed amato molto dal grande pubblico per i tratti di forte originalità della sua personalità creativa.

Eppure Pontormo nonostante tutto l’apprezzamento internazionale si vede per la prima volta protagonista di una grande mostra interamente dedicata a lui.

Promossa da Ales – Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi, prodotta insieme alla casa editrice Electa, è curata da Cristina Acidini, tra i maggiori esperti di Cinquecento fiorentino. Vede il supporto di un team di autorevoli studiosi che annovera Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani.

Sarà l’occasione per vedere riuniti tutti i principali capolavori dell’artista, insieme a una straordinaria selezione di opere su carta. Oltre al cospicuo numero di opere in arrivo dalle Gallerie degli Uffizi, eccezionali prestiti provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo. Tra di essi (la Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello. L’Istituto Centrale per la Grafica, il Louvre, la National Gallery, il British Museum, il Metropolitan Museum of Art, la National Gallery of Art di Washington. E poi l’Art Institute di Chicago, il Getty Museum di Los Angeles.

Essi messi a confronto nelle sale delle Scuderie, a cominciare dal capolavoro più noto e riconosciuto di Pontormo. La Visitazione proveniente dalla Chiesa di San Michele Arcangelo di Carmignano, presso Prato.

Un percorso di grande spettacolarità prevalentemente cronologico ma non privo di affondi tematici.

In copertina: Foto@Ottaviano Caruso

Pontormo (Jacopo da Pontormo), Resurrezione, 1523-1525, affresco staccato, 252 × 325 cm, Firenze, Certosa di San Lorenzo al Galluzzo

Per gentile concessione dell’Arcidiocesi di Firenze

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