FUKSAS – DA TUTTA LA VITA di Elisa Fuksas, presentato oggi alla XXI edizione della Festa del Cinema di Roma è nella sezione Special Screening.
Intangibile, sfugge come un sogno. Culla, come una bambinaia. Narra come un menestrello.
Sorta di presa diretta familiare di una lunga durata. Tipo un grande fratello perenne, di circa 25 anni, il racconto ha tre angolazioni dinamiche, tre punti di vista diversi.
Quello di Elisa, la regista, legato al divenire, al tempo che scorre, a Eraclito. ‘Devi dimenticare e non avere nostalgia’, dice – ‘questo film lo stiamo facendo da 25 anni’. Qui diviene visione filosofica, come nelle Confessioni di Agostino d’Ippona. Si sostiene li come nel film, che il tempo non esista oggettivamente in sé, ma solo nella mente umana, ovvero tramite memoria per il passato, attenzione per il presente e attesa per il futuro.
Poi quello della madre Doriana, legata all’archivio, alla raccolta, al documentare.
E infine il punto di vista, ignoto e fuggente del padre, il noto architetto Fuksas, che sfugge persino all’essere se stesso. Comunque uomo pieno di passione per quello che fa.
Se non si ha un tramonto alle nostre finestre, allora non si è un uomo felice
Fuksas

Sarà contento il comico Maurizio Crozza di avere tutto questo nuovo materiale visivo e familiare a disposizione dell’archistar italo-lituano Massimiliano Fuksas che, secondo alcuni fa l’artista, ma secondo se stesso è un architetto che fa il pittore.
A conferma che gli architetti spesso sono degli artisti mancati!
Non solo la somiglianza fisica, ma anche la notorietà pubblica, oltre a quella efficace degli addetti ai lavori e agli intellettuali di primo pelo, gli deriva infatti anche dal comico genovese, che indubbiamente lo ha reso noto alle grandi masse.
E della stessa momenti ironici si nutre anche il film che diverte e incuriosisce.
La nuvola di Roma, centro congressi internazionale situato nel quartiere dell’EUR. Poi il grande centro Armani a Shanghai, Armani/Three on the Bund. Quindi il Museo della Pace in Israele o Shenzhen Bao’an International Airport, a forma di manta che esce dal mare, una città che passa da pochi abitanti a 25 milioni. E poi La Vela (o Spina dorsale di vetro) delle pensiline a Rho Fiera Milano, tante e infinite sono le commissioni e internazionali.
Tutte sorrette da un gesto, una piccola idea, realizzata e poi resa possibile da altri.
Io dipingo per andare da una parte all’altra, – dice sereno. E’ per creare una tensione, che è erotica, come un atto erotico che ti piace talmente tanto che devi arrivare all’orgasmo.
Dipingo perché c’è una tensione, da cui sgorga nel film l’opera lunghissima dal titolo quasi illeggibile: Un paesaggio il 26 marzo 2001 un pomeriggio a Milano in tempo di guerra.
Emerge poi, oltre alla cassa che contiene i suoi lavori pittorici da ragazzo, l’interessante capacità di creare e gettare ponti anche coi colleghi. Esemplare l’aiuto ricevuto a Londra da ragazzo lavorando con Peter Crook. E poi l’insieme di architetti nella citadel creata a Tremblay-en-France, un comune francese i cui recenti e innovativi sviluppi urbanistici e architettonici sono spesso documentati sulle principali testate internazionali. Li Fuksas ha invitato – uno su tutti – Philip Johnson che dice: ‘siamo Homo ludens‘, facendo Casa Johnson. In sostanza: ‘Siamo ragazzi a cui piace divertirsi con i soldi degli altri’.
Seppure tra noi critici girava questa battuta per definire gli architetti: ‘Non hai abbastanza le palle per fare l’ingegnere e non sei abbastanza gay per fare lo stilista’, essa nasce dal dato che spesso molti di loro rovinano ambienti privati o pubblici che i curatori devono poi svuotare dal loro ego e cercare di riempire di opere di artisti.
Vedesi i muri tondi di Zaha Hadid al Maxxi, dove uno parte già prevenuto.
Invece il film comunque, al di la dei giusti preconcetti sulla categoria, colpisce per vari motivi.
UNO. Perché Massimiliano è un orfano. A sei anni rimane senza padre e, ‘felicemente’ si libera del concetto di potere, allegramente vivendo poi in un gineceo di mamme, nonne, zie, figlie e mogli. ‘Sono pittore’ dice. ‘Inventiamo i genitori ed essi ci inventano. Siamo entrambi protetti dall’idea di conoscerci meglio al mondo’.
DUE. Perché parla di arte, impossibile senza Empatia! E nel suo costrutto dall’interno verso l’esterno, dal sé all’altrui ne ha molta. Specie per immedesimarsi in cosa piacerà alle masse. Quelle stesse, composte da coloro che abiteranno i suoi spazi. Musei, ferrovie, case, negozi, aeroporti.
TRE. Perchè è interessante avere una figlia col complesso di Elettra. Elisa la regista che fin da piccola nel film, volente o nolente, immortala la sua divinità primaria: suo padre e il cinema! Chi non lo è stata con un genitore/eroe così importante? Non è psicologia, ma sopravvivenza.
QUATTRO. Infine perché potrei curagli una mostra, sui lavori pittori giovanili che sono quasi più interessanti delle sue architetture. Non è chiaro perché non sia rimasto solo, si fa per dire, un pittore.
Infine la differenza tra un artista e un artigiano è sempre e comunque l’idea!
E lui, Massimilano Fuksas, seppur a caro prezzo, ne ha avute e vendute molte.
Sinossi
«Quanti anni sono che abbiamo iniziato a girare questo film?» chiede la regista al protagonista. E lui: «Da tutta la vita». Fuksas – Da tutta la vita è il racconto pubblico e privato di Massimiliano Fuksas, fatto di architettura, pittura, incontri straordinari, passione, ma anche perdite e ricordi incongruenti. Tra presente e passato, il rapporto tra protagonista e regista si specchia in quello tra padre e figlia che finalmente, grazie a questo film di una vita, riescono a conoscersi e, soprattutto, a inventarsi.
Production, da Elisa Fuksas e Lucio Pellegrini per 7A, produttori esecutivi Moreno Zani e Malcom Pagani per Tenderstories. Il film sarà distribuito prossimamente nelle sale italiane da PiperFilm. Le vendite internazionali sono curate da PiperPlay.
Nel film anche Doriana Mandrelli Fuksas e Lavinia Fuksas. interessante la fotografia mai laccata di Emanuele Zarlenga, Michele D’Attanasio, Leonardo Mirabilia. Buono anche il montaggio di Natalie Cristiani.
Ottime e perfette le musiche di Iosonouncane che segue i formati disadattati, sgangherati e divergenti su cui si costruisce questo omaggio, a tratti commovente.
A un padre. Ad un artista. Ad un socio. A un marito. A un architetto e infine ad un uomo.

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