di Gaia Serena Simionati

La commovente storia del compositore polacco, ottimamente interpretato da Eryk Kulm, “Chopin, Notturno a Parigi”, esce oggi, 26 febbraio. E’ un film di Michał Kwieciński (Polonia 2025, Durata 133 min.) che narra la resilienza di un’anima nonostante malattia e dolore.

Il salvataggio di essa, almeno a livello spirituale, avviene anche attraverso la musica, come fa l’attuale ‘Soldiers of song’ in caso di guerra ucraina.

Utile ai giovani per aiutarli a rideterminare cos’è la passione, l’impegno e la salute ”Chopin, Notturno a Parigi” è un film che coinvolge sia dal punto di vista visivo che di narrazione. Sebbene non brilli per una particolare originalità registica, le musiche sono note e famose, la costruzione classica, il film apre a una visione ‘sanitaria’ di Chopin per molti meno nota e invalidante.

Ottimo Eryk Kulm, che ha suonato personalmente tutte le opere presenti nel film. Egli incarna l’essenza di un uomo geniale, poetico, malato. “Chopin” mostra infatti un lato del leggendario compositore polacco. Quello che non si trova nei libri di storia.

E’ quello di un dandy, amante del divertimento, celebre per il suo senso dell’umorismo. Meno noto infatti, oltre al fatto di essere un virtuoso del pianoforte, quello di essere poliedrico, affascinante. Una persona insomma che nonostante la malattia, una tubercolosi che lo ha strappato troppo presto, ha goduto della vita ‘fino all’ultimo respiro’.

Il film dipinge un vero e proprio affresco epico che ci trasporta nella Parigi del XIX secolo, quando Fryderyk Chopin era uno dei favoriti dell’aristocrazia francese, mettendo in scena un viaggio vorticoso in un tempo in cui musica, amore e ribellione andavano di pari passo.

“Chopin, Notturno a Parigi” mostra così un nuovo volto del musicista: un giovane innamorato della vita, che però nasconde una profonda malinconia dietro una maschera di ironia brillante.

L’enfant terrible del suo tempo, dandy, ribelle, outsider seducente, che ha speso gran parte delle sue energie per essere amato e popolare, fino a comprendere, alla fine della sua vita, che l’unica cosa che conta davvero è la musica.




SINOSSI
Parigi, 1835. Frédéric Chopin ha 25 anni. È celebrato nei salotti parigini, adorato dall’aristocrazia e dal Re di Francia. Nessun evento culturale di rilievo è completo senza una sua apparizione. Lo vediamo durante scorribande notturne e alle feste che seguono i suoi concerti – quasi sempre traboccante di energia, mentre cela la sua malattia dietro una maschera ironica. La vita gli scivola tra le dita, ma lui si rifiuta di rallentare. Compone le sue opere più grandi, talvolta su commissione speciale, mentre impartisce lezioni di pianoforte per sbarcare il lunario. È ammirato dagli amici, adorato dalle donne, ma col tempo scoprirà che la cosa più importante della sua vita è la musica.





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