Dal palazzo del generale romano Lucullo, poi dimora dell’imperatore Onorio, alla villa rinascimentale del cardinale Ferdinando de’ Medici, fino a diventare sede dell’Accademia di Francia a Roma nel 1803: ecco la storia senza tempo di Villa Medici!
LA VILLA
Arroccata sulla collina del Pincio che sovrasta Roma, Villa Medici occupa un sito di grande valore storico, risalente all’antichità. Inizialmente, il territorio fu abitato dagli Etruschi, che vi eressero un tempio dedicato alle divinità della Fortuna e della Speranza, per poi essere acquisito dai Romani.
Fu proprio su questa collina, conosciuta come “la collina dei giardini”, che il generale romano Lucullo (117-56 a.C.) costruì una vasta e lussuosa residenza, dando vita a una tenuta che includeva l’area dell’attuale Villa Medici e della Trinità dei Monti. Di quest’epoca rimane una rete di cisterne sotterranee.
Con l’espansione dell’Impero, la tenuta di Lucullo passò a vari proprietari, tra cui l’imperatrice Messalina e i discendenti della famiglia Pinci. Fu quest’ultima, alla fine del IV secolo, a dare alla collina del Pincio il suo nome attuale. Oggi, il lato nord-orientale della collina è ancora delimitato dalle maestose mura erette dall’imperatore Aureliano (214-275 circa).
Verso la fine del IV secolo, l’imperatore romano d’Occidente Onorio (384-423 d.C.) decise di costruire un palazzo sulla collina per riaffermare la sua autorità su Roma, dopo il sacco della città da parte di Alarico nel 410. Nel 1999, gli scavi archeologici condotti dall’École française de Rome sotto il piazzale della Villa hanno riportato alla luce i resti di questo palazzo imperiale.
Nel 1564, il cardinale Giovanni Ricci di Montepulciano (1497-1574) acquistò la proprietà e avviò i primi interventi di modifica, affidandosi agli architetti Nanni di Baccio Bigio e Giacomo della Porta.
Dopo la sua morte nel 1576, Ferdinando de’ Medici (1549-1609) acquisì la villa. A soli 26 anni, giovane cardinale e appassionato collezionista, affidò allo scultore e architetto Bartolomeo Ammannati, amico di Michelangelo, il compito di ampliare e abbellire gli edifici e i giardini esistenti, al fine di esporre la sua prestigiosa collezione di marmi antichi, appena acquisita.
Oltre a migliorare la facciata che si affacciava sui giardini, fu costruita una seconda torre, fu innalzata una loggia, aggiunta una nuova ala all’edificio principale e furono creati giardini ornamentali.
La decorazione interna fu affidata al pittore manierista fiorentino Jacopo Zucchi (1541-1590), che realizzò opere raffinate per gli appartamenti del piano nobile. Nel 1587, quando dopo la morte del fratello divenne Granduca di Toscana, Ferdinando de’ Medici – ora Ferdinando I – lasciò Roma per trasferirsi a Firenze, interrompendo bruscamente i lavori.
CHI ERA FERDINANDO PRIMO?
Ferdinando I de’ Medici (Firenze, 30 luglio 1549 – 3 febbraio 1609), fu figlio di Cosimo I de’ Medici e della prima moglie Eleonora di Toledo. Egli rimase orfano di madre e senza fratelli a causa dell’imperversare della tubercolosi a Roma.
Già come cardinale – che divenne nel 1562 – Ferdinando aveva dato prova di essere un abile amministratore, oltre che ottimo terzo granduca di Toscana.
Di conseguenza fondò poi la bellissima Villa Medici acquistando molte opere d’arte che in seguito riportò a Firenze quando ascese al trono granducale.
Ideatore visionario e politico, Ferdinando de Medici contribuì all’accrescimento delle collezioni medicee non solo nell’arte – a lui risale infatti la nascita dell’Opificio delle pietre dure – ma anche di strumentazione tecnico-scientifica.
Curioso osservatore della natura, ma anche politico accorto, seppe individuare nell’impegno culturale di promozione di arte e delle scienze, come già il padre Cosimo I, un utile strumento di governo. Cosa questa – ai nostri politici odierni – pressoché sconosciuta!
Nel 1588 commissionò ad Antonio Santucci la grande “macchina universale” del mondo secondo la concezione aristotelico-tolemaica, che richiese cinque anni di lavoro e grande dispendio di denari.

Con l’improvvisa e assai misteriosa morte del fratello Francesco I nel 1587, la cui scomparsa, assieme alla seconda moglie Bianca Cappello si attribuì alla malaria, gli successe. Così divenne Granduca di Toscana, fino alla morte nel 1609.
Non abbandonò la porpora nemmeno dopo essere salito al potere. La lasciò nel 1588 per sposare Cristina di Lorena, dalla quale ebbe poi nove figli.
Mantenne personalmente strette relazioni con il naturalista Ulisse Aldrovandi (1522-1605) e finanziò, nel 1590-91 la spedizione a Creta alla ricerca di piante del botanico fiammingo Jodocus De Goethuysen (italianizzato in Casabona o Benincasa) (c.1535-1595).
Simbolo mediceo sulla facciata interna della villa Lo scudo con le sei palle, testimonia una vita avventurosa e ricca di bellezza. Secondo altre ipotesi, ritenute piuttosto improbabili, le palle medicee potrebbero essere pillole medicinali riferite al nome della famiglia. Oppure arance amare che allusive ai commerci dei Medici con l’Oriente. Altri affermano che lo stemma, che nella forma più antica, sarebbe un campo d’oro seminato di bisanti vermigli.

Da vedere assolutamente la gipsoteca, iniziata nel seicento e ricca di esemplari, copie in gesso di grandi capolavori. Poi a fianco la piccola e meravigliosa ‘Uccelliera’, un tempo studiolo di Ferdinando de’ Medici, conosciuto anche come la “Stanza degli Uccelli”. Essa è arricchita gli affreschi di Jacopo Stucchi e le sue imperdibili grottesche nella piccola sala interna che riprendono in pittura, la visione diplopica esterna della Villa Medici da una prospettiva nuova e ricca, in un gioco prospettico tra realtà e finzione.

E poi opere elegantissime negli appartamenti ai piani nobili, tra cui quelle della prima donna artista ammessa nel 1928 all’Accademia Francese. Parliamo di Odette Pauvert (Gran Premio di pittura, 1925) che con Lucienne Heuvelmans (Gran Premio di scultura, 1911) furono tra le prime vincitrici. Nel corso del XIX secolo, l’Accademia ospitò numerosi artisti e direttori di fama, tra cui il pittore Jean-Auguste-Dominique Ingres, che fu direttore dal 1835 al 1841.
L’INNOVAZIONE E BALTHUS
Nel 1961, il ministro della Cultura nominò Balthasar Kłossowski de Rola, noto come Balthus, direttore dell’Accademia di Francia. Sotto la sua direzione, Villa Medici e i suoi giardini subirono una trasformazione radicale. Con l’aiuto di restauratori e borsisti, Balthus riportò alla luce gli affreschi rinascimentali. Poi creò una decorazione murale che ricopre quasi tutta la villa. Utilizzando una tecnica innovativa, che fa emergere il materiale in strati successivi, riuscì a creare una patina unica, vibrante e cangiante in ogni stanza. Ai piani superiori, la sua opera si fonde armoniosamente con i fregi del XVI secolo riscoperti e restaurati. Oggi, questa decorazione è eccelsa. Accuratamente conservata e restaurata.
La visione di Balthus fu globale: oltre alla sua opera pittorica, introdusse una grande varietà nell’arredamento. Contrariamente alle tradizioni dei palazzi, acquistò mobili antichi da tutta Italia, che non esitò a ridipingere, tra cui mobili da chiesa, armadi e librerie. Iniziò a creare apparecchi di illuminazione originali.
Sul fronte culturale, intraprese una politica espositiva ambiziosa, con retrospettive dedicate a figure come Auguste Rodin, Gustave Courbet, Alberto Giacometti e Georges Braque. Nel 1971, il Prix de Rome fu sostituito da un concorso aperto a tutte le discipline, tra cui la storia dell’arte e il restauro di opere d’arte.

L’esperienza nel complesso è davvero magnifica anche tra i giardini che includono diversi lavori. Nei 16 carrè scopriamo infatti opere contemporanee tra cui il celebre gruppo marmoreo dei Niobidi (copia romana di I secolo a.C. da un originale greco). Esso raffigura e riprende il tragico mito di Niobe, punita da Apollo e Artemide.
Il gruppo è famoso per l’intensità drammatica e il pathos e qui raffigura tutti bambini adolescenti da lei uccisi. (L’intero ciclo scultoreo può essere poi ammirato nella Sala della Niobe alla Galleria degli Uffizi a Firenze)
Il dialogo tra contemporaneità e storia, archeologia, scultura, pittura e natura è perfettamente coeso e avvincente. Si vive li un viaggio nel tempo tra i secoli e le arti, perfettamente riuscito. Ciò che appunto un’Accademia dovrebbe riuscire a fornire ai suoi attenti allievi, quella di Francia lo fa appieno.

E poi nel percorso si trovano rigogliosi frutteti, vigne, alberi e fiori. Tutto all’insegna della cultura onnivora dei Medici, assieme alla loro disponibilità di mercanti e visionari amanti mecenati dell’arte, che si estendeva tranquillamente altro. La botanica, ad esempio, la scienza, l’attenzione e rispetto dell’ambiente agreste, da cui persino si nutrivano, curandolo.
L’esperienza è davvero meravigliosa. Sia dal punto di vista architettonico, che artistico oltre che olistico, nelle passeggiate tra una natura ricca, fresca, rigogliosa degli ampi giardini.
La facciata interna riporta poi diversi fregi e bassorilievi. Presi da sarcofagi e da altri palazzi romani e ricollocati in un’ottica interessante di reframe, ancora oggi molto contemporaneo, essa risale a molti secoli fa.
Oltre a tutto questo, situata sulla collina del Pincio, Villa Medici regala inoltre una veduta mozzafiato sul centro storico di Roma, assieme a una mostra sui borsisti del 2026 dal TITOLO ORACOLI AL DI LA’ DEL MARE
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