di Gaia Serena Simionati

«Da molto tempo consideravo il mio lavoro come una potenziale architettura. Sono sempre stato convinto che per creare nuova arte sia necessario creare nuovo spazio.”
– Anish Kapoor

Kapoor a Manfrin
At the Edge of the World (1998), che misura otto metri di diametro ed è sospesa al soffitto


Detto fatto!

Di spazio infatti a Cannaregio, Kapoor se n’è preso molto!

Ben 4 piani del cinquecentesco Palazzo Manfrin, che ospita da 4 anni la Fondazione dell’artista indiano a Venezia.

Li Kapoor sorprende. Si muove con pinnacoli cementificati, stratificazioni sanguigne, rigurgiti di materia. Sale e scende tra scale e misure estremamente diverse, attraverso numerose serie di opere.

Immense pelli di PVC scorticate o gonfiate all’interno di architetture o paesaggi.

Dipinti ondulanti con una fisicità visceralmente abietta.

Specchi che risucchiano lo spettatore nella vertiginosa concavità della loro aura e vuoti pigmentati, scolpiti nella pietra o nel terreno sotto i piedi del fruitore, che confondono la percezione, i sensi di chi assiste.

L’opera di Kapoor colloca un precario mondo interiore nell’altrettanto violento mondo che ci circonda, capovolto.

Le sue inversioni e sporgenze evocano profonde polarità metafisiche tra contenitore e contenuto, essere e non essere, che spesso rendono diplopica sconvolgendola, la nostra realtà quotidiana.

Anish Kapoor 61 Biennale Venezia

Abbracciando gli ultimi 50 anni versati in idee, schizzi, modelli, proiezioni mentali, sculture e installazioni Anish Kapoor s-colpisce tutti.

Il progetto, durante la 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, è il secondo già presentato e aperto al pubblico.

Kapoor vi esplora la qualità trasformativa della scultura in nuove opere su scala architettonica, mescolando le fonti di produzione in una nuova ambiziosa idea di mostra.

Circa 100 modelli architettonici – forse un pò troppi in effetti – documentano progetti sia realizzati che non nell’attività di Kapoor, insieme a una serie di installazioni su larga scala e opere in acciaio inossidabile.

Sebbene si presenti l’approccio peculiare di Kapoor allo spazio dell’oggetto e al suo potenziale di creare un nuovo spazio nell’incontro con esso, manca una vera pulizia interpretativa e curatela.

Il detto ‘less is more’ qui è applicabile bene e avrebbe aggiunto forza a episodi visivi sovraccarichi.


Kapoor è famoso per la realizzazione di oggetti scultorei su scala architettonica e per un’architettura che esiste come oggetto scultoreo.

Dall’installazione in PVC teso “Taratantara” realizzata per il Baltic Centre for Contemporary Art di Gateshead, nel Regno Unito (1999), alla prima sala da concerto gonfiabile al mondo “Ark Nova” (2013) e alla stazione della metropolitana di Monte Sant’Angelo inaugurata lo scorso anno a Napoli, in Italia ci sono molte tracce e documenti del suo lavoro.

La genesi di tali opere monumentali risiede sempre nel taccuino di schizzi e nel modello. Questi esperimenti spesso realizzati con i materiali più semplici presenti in studio, danno vita a riflessioni e proposte.


Alcuni vengono portati a compimento nel mondo reale, altri, ancora irrealizzati, conservano la loro forza come momenti di riflessione.


I visitatori sono accolti nel Palazzo da una nuova e monumentale versione in pigmento nero dell’opera fondamentale di Kapoor, At the Edge of the World (1998), che misura otto metri di diametro ed è sospesa al soffitto.

Esposta una nuova imponente opera a specchio, accanto all’iconica Descent into Limbo (1992).

In queste opere Kapoor manipola i materiali e la concavità. Lo fa per espandere e assorbire allo stesso tempo lo spazio circostante. Nell’esperienza di queste opere lo spettatore entra nel regno di ciò che Kapoor ha definito il «non-oggetto».


La mostra include anche le grottesche ed escatologiche estrusioni in cemento di Ga Gu Ma (2012), che oscillano tra il meccanico e l’organico. Poi una sala immersiva composta da silicone e vernice, che segna un momento di simbiosi con l’attuale pratica pittorica di Kapoor.

L’etereo vuoto monocromatico blu a base di pigmenti, “Violet Pearl over Burple” (2013), incornicia l’interesse costante dell’artista per le possibilità offerte dal colore.

Questa indagine viene ulteriormente ampliata da una selezione delle sculture in Vantablack di Kapoor. Il materiale nano tecnologico è rivoluzionario e interessante. Ha esteso l’esplorazione del vuoto da parte dell’artista, in forme che appaiono e scompaiono davanti ai nostri occhi. Questa serie viene presentata qui a quattro anni dalla sua prima esposizione a Palazzo Manfrin nel 2022.

Riconosciuto a livello internazionale come uno dei più potenti artisti contemporanei del nostro tempo, Anish Kapoor è famoso per le sue sculture che
rappresentano avventure formali e interagiscono con lo spazio pubblico stupendo di sicuro e mai rassicurando.


Nato a Mumbai, in India, nel 1954, egli vive e lavora tra Londra e Venezia, in Italia. Ha studiato all’Hornsey College of Art di Londra (1973–77), proseguendo poi con studi post-laurea.

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