di Gaia Serena Simionati

Palazzo Marino Milano. “La Madonna di San Simone” di Federico Barocci

Apre oggi la mostra di Natale in Sala Alessi con “La Madonna di San Simone” di Federico Barocci

Federico Barocci (Urbino, 1533 – 1612) è erede diretto del classicismo di Raffaello (Urbino, 1483 – Roma, 1520).

La sua opera chiude idealmente la grande stagione rinascimentale. Allo stesso tempo, quella altrettanto straordinaria del ducato di Montefeltro, dominata artisticamente da nomi che hanno fatto la storia dell’arte. Parliamo di Piero della Francesca e Donato Bramante.

Barocci federico la madonna di san simone

Definito dal Vasari “giovane di grande aspettazione”, fin da subito Barocci viene presentato come il nuovo Sanzio, tornato a riportare la gloria alla città ducale. Mentre Raffaello imbocca giovanissimo la via per Roma, Barocci a trent’anni, dopo soggiorni e commissioni, decide di restare nella sua città natale.

Ciò nonostante, Barocci diviene interlocutore di papi, sovrani e imperatori. Grazie alla mediazione del suo signore e amico, il duca di Urbino, Francesco Maria II della Rovere. Diviene così anche uno dei pittori prediletti da Federico Borromeo, cardinale e arcivescovo di Milano dal 1595. La sua passione per l’arte lo portò a rivolgersi a numerosi artisti stranieri per arricchire la sua collezione. Così contribuì a fare di Milano una città aperta all’arte internazionale. Ecco perché acquistò all’inizio del Seicento una splendida “Natività” di Barocci, che si può ammirare alla Pinacoteca Ambrosiana.

Il percorso artistico di Federico Barocci viene definito, attraverso quasi sei decenni di attività, dalle sue pale d’altare. Per il periodo storico, il numero delle pale realizzate da Barocci è “assolutamente eccezionale”. Considerando anche il fatto che esse rappresentano la stragrande maggioranza della sua produzione artistica. Barocci ha in realtà eseguito anche affreschi, opere religiose, alcuni splendidi ritratti e un unico dipinto profano. E’ però la trentina di pale d’altare a definire il profilo del suo lavoro.

Realizzata intorno al 1567, “la Madonna di San Simone” sovrastava l’altare della settima cappella della chiesa urbinate di San Francesco. La tela rappresenta San Giuda Taddeo, identificato con l’alabarda del suo martirio, alla destra della Madonna. San Simone, riconoscibile grazie alla sega usata dai suoi aguzzini per ucciderlo. Alla sinistra del gruppo principale la Vergine col Bambino.

Straordinaria è la capacità del Barocci di evocare la tenerezza umana. Questa fu appresa soprattutto da Correggio, in particolar modo nella figura della Vergine che insegna a suo figlio a leggere. Oltre ai soggetti sacri, appaiono anche i ritratti dei committenti, donatori dell’opera alla Chiesa. Essi esprimono una grande vivida partecipazione alla scena sacra, simbolo di una devozione personale e collettiva.

“L’opera in mostra a Milano, città con la quale l’artista ha intrattenuto importanti e continuativi rapporti, è un apice della prima maturità di Federico. Il suo stile è pieno di un dinamismo interno tutto emozionale, modulato con colori sensitivi, per intonare, francescanamente, un cantico all’armonia del creato: uomini, piante, animali. (…) Un’opera che parla al cuore, che tocca le corde affettive, che ci coinvolge con la sua impetuosa dolcezza, la sua amorevole gentilezza”.

L’esposizione è arricchita da un prezioso disegno autografo di Barocci, preparatorio per una figura di devota nella pala della “Madonna del Popolo,” dipinto oggi conservato agli Uffizi. Realizzato tra il 1575 e il 1579, il foglio offre la possibilità di immergersi nel suo processo creativo. Si scoprono le tecniche e i segreti dietro la realizzazione di uno dei suoi capolavori più ammirati. Frammento di un grande cartone, disegnato a carboncino e a gessetto bianco, dove i contorni della figura sono incisi con uno stilo per il ricalco della composizione direttamente sulla pala.

Il legame culturale e artistico dell’artista con l’architettura e il suo rapporto, l’influenza esercitata su di lui, si vede anche dal rapporto con Bramante. Barocci, infatti, ne riconosceva pienamente il valore simbolico e civile. Inserì infatti nei suoi lavori i manufatti più iconici di Urbino, distintivi della città, come ambientazioni o scorci, all’interno delle sue opere.

La mostra è a ingresso libero ed è aperta tutti i giorni dal 4 dicembre al 12 gennaio 2025. I visitatori saranno accolti da storici dell’arte, coordinati da Civita, che li accompagneranno in gruppi con visite guidate gratuite.  

La mostra “Federico Barocci, La Madonna di San Simone” è promossa e prodotta dal Comune di Milano. Ha il contributo di Intesa Sanpaolo, partner istituzionale che da anni, insieme al sostegno di Rinascente, affianca l’Amministrazione in questo progetto annuale. Il catalogo è di Skira


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