di Umberto Garibaldi

Mare, profumo di mare. Lo sentiamo già nelle nostre narici. L’innalzamento delle temperature aumenta anche il desiderio di uscire e cenare in giardino o in terrazza, di vivere le agognate atmosfere della stagione delle ferie per antonomasia.

L’estate italiana è un vero e proprio tormentone che si ripete, anno dopo anno. Certo, esistono delle differenze non da poco: c’è chi ha la casa al mare, quella in cui passava l’estate coi nonni, e che ora rivede vuota e solo per una settimana l’anno, perché le vacanze non sono più come un tempo, lunghi periodi di vita altrove. C’è chi trascorre l’estate tra le strade roventi di una grande città, a lavorare lì dove, da piccolo, attendeva che il tempo passasse per ricominciare a settembre la vita vera. Estate era sperimentare un po’ di indipendenza, che ora da adulti ci manca, perché, costretti a esserlo sempre, non ci ricordiamo più l’ebbrezza di quella nuova sensazione.

L’estate italiana è un tormentone fatto di sedie bianche di plastica per le vie, lamentele sul caldo, voglia di mare, leggerezza, noia, impazienza, desiderio di fuggire. Creme solari dimenticate nello zaino, spellarsi a vicenda nelle piazze, fare a gara per chi si abbronza di più. Le canzoni che non sopporti e che risuonano ad ogni bar, non riuscire a dormire perché i ragazzini fanno casino sotto la finestra, rimanere soli mentre tutti si divertono in vacanza, a chiederci perché poi la nostra vita è così diversa dalla loro. I primi amori, gli ultimi amori, le vacanze con chi ami e quelle in cui ti rendi conto che non vi amate più. Il “vietato tuffarsi da bordo piscina”, le biciclettate al parco sotto casa. Le serate col calcio balilla, le partite a beach volley, l’imbarazzo di quei chili di troppo che non siamo riusciti a smaltire.

L’estate è fare i recap dei film che vedevi da bambino; andare al cinema all’aperto dimenticandoti, ogni anno, del fastidio che danno le zanzare. Le giostre; le sale-giochi; le passeggiate in montagna; la noia che ti fa chiedere quale senso ha l’esistenza, protesa – ahinoi – verso un’ineluttabile voglia di far niente.

L’estate è avere il tempo per leggere. Alleggerire con gusto, magari portando sotto l’ombrellone il nuovo numero di Red Carpet. Fresco di stampa con una serie di articoli, approfondimenti, rubriche e interviste che spaziano dall’Art & Entertainment al Food & Wine, passando per il Travel e il Fashion & Beauty, raccontando da un punto di osservazione straordinariamente inedito e originale le personalità di spicco declinate in People.

La cover, dedicata ai Måneskin, celebra la band made in Italy, che più di ogni altra sulla scena internazionale si rivolge al mondo. Inguaribilmente romatic, Mario Biondi è in tournée con il suo straordinario repertorio black & soul. L’eterno ragazzo Gianni Morandi resta il capitano coraggioso che getta il cuore oltre il palco, quell’uno su mille che ce la fa spronandoci a dare di più. Dopo l’ultima edizione da record, Amadeus prepara il prossimo Sanremo e strizza l’occhio all’Arena di Verona. Con un’età anagrafica di sessantadue e percepita di quaranta, Fiorello torna mattatore al calore del suo pubblico. Nuovamente diretta dal padre Dario, Asia Argento è un’anima inquieta che fa i conti con i propri demoni. Lino Banfi, invece, viene consacrato nonno d’Italia anche da papa Francesco, dichiarando che non c’è soddisfazione più grande quando gli dicono “sai farci commuovere”. E poi l’interminabile standing ovation per Iva Zanicchi sul palco dell’Ariston: applausi a scena aperta per un’artista di lungo corso, che ancora si emoziona. Provocatorio, trasgressivo, dissacrante. Tagliato il traguardo degli ottanta, è ancora più che mai Oliviero Toscani contro tutti.

È questa la straordinaria fotografia del nuovo numero di Red Carpet. Il tentativo è e rimane quello di offrirvi una pubblicazione all’altezza degli standard qualitativi e quantitativi ai quali vi abbiamo abituato, con il peccato di presunzione di riuscire a superarli. Anche a dispetto di una temperatura da bollino rosso, che accende fortissima la nostra voglia di vacanze.

Quest’anno vogliamo parlare dell’estate italiana senza pensare a ciò che non possiamo vivere e a ciò che abbiamo perso. Siamo stanchi e vorremmo lasciarci andare. Liberi come un tempo. Allora, per un momento, affacciandoci alla nostra finestra da cui entra solo la calura, ripensiamo a quei giorni, sentiamoci bambini, sogniamo una gita al mare. E magari, perché no, usciamo, andiamo sotto casa di un amico, citofoniamo e chiediamogli se gli va di fare un giro. In fondo, è sempre stata questa la nostra estate italiana.