Una passione che nasce per ‘magica causalità’ e non casualità e si traduce poi in vero e proprio privilegio di vita. Inizia così la storia professionale di Giovanni Squatriti, raffinato fotografo italiano di moda che conduce la sua intensa vita tra Milano, dove vive da molti anni, e i quattro angoli del mondo, dove lavora. Una carriera caratterizzata da incontri con top model, attori internazionali e personaggi di ogni calibro legati come da un filo trasparente che ne determina la traiettoria conducendolo in un crescendo di esperienze straordinarie. 

di Giuseppe Savarino

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Da piccolo suo padre gli regalava spesso macchine fotografiche e amava portarlo con se a fotografare i paesaggi. In una qualche maniera è stato lui a fargli scoprire la fotografia guardando il mondo attraverso l’obiettivo e ad alimentare quella che poi si svelerà un irrinunciabile amore per la fotografia. “Amavo molto sfogliare le riviste di moda, attendevo l’arrivo in edicola con molto desiderio, le divoravo letteralmente. Allo stesso modo facevo con i dischi, di cui leggevo ogni singolo credito. Un amore precoce in adolescenza fu per MINA, di cui sono sempre stato fan. Era il 1996 quando uscì l’album “Cremona” e oltre alle canzoni rimasi incuriosito dalla copertina. Mina indossava un mantello lunghissimo molto particolare, scoprì leggendo i crediti che lo aveva disegnato Gianni Versace. In quel momento Versace diventò per me l’ispirazione assoluta di ciò che è glamour e bellezza”.

Ironia della sorte qualche anno dopo, durante i suoi studi di architettura, Giovanni si trasferisce a Milano e per tutta una serie di fortunate coincidenze diventa assistente di colui che ha creato le più belle copertine di Mina, il grande fotografo e artista Mauro Balletti. “Iniziai a lavorare con Mauro da giovanissimo. Il mio ruolo iniziale fu secondo assistente, ruolo che accettai con molto orgoglio pur di poterlo affiancare sul set, sapevo che mi avrebbe insegnato molto. Poi col tempo iniziai ad affiancarlo in ogni sua attività e per me fu un privilegio enorme, una scuola di vita, una gavetta decisamente privilegiata con un notevole valore aggiunto creativo ed umano”

Quella di Squatriti, è una fotografia che non si nutre di attimi colti nel loro improvviso accadere, nella estemporaneità dell’oggetto e dello sguardo, bensì una ricerca strutturata e una posa d’arte.

“Ho sempre preferito la fotografia di moda rispetto alle altre forme di fotografia; amo la composizione pensata e strutturata dell’immagine in posa, costruita. Tra i tanti nomi dei grandi maestri contemporanei certamente c’è quello di Steven Meisel, in questo, è il mio punto di riferimento, il fotografo vivente più sofisticato al mondo, ma poi la lista è lunga, tanto lunga”.

La fotografia di moda, quindi, è un progetto complessivo in cui la cifra autoriale rappresenta il valore aggiunto, il tocco di originalità, il carattere esclusivo che Squatriti realizza ‘rompendo le righe’ rispetto agli standard delle linee di produzione.

“Mi piace molto cercare un confronto in fase creativa, nonostante curi l’art direction di ogni mio servizio fotografico il confronto creativo con il team è per me fondamentale. Il punto è che per indole non riesco a non stravolgere tutto quello che era l’idea iniziale, è più forte di me”.

Nella carriera di un fotografo di moda sui set di riviste internazionali gli “incontri” professionali possono diventare occasioni in cui si realizza una vera e propria “epifania” che trasforma ed emoziona persino quando non si realizza: Omar Sharif e Loredana Bertè.

“Mi trovavo in Medio Oriente per una produzione Louis Vuitton che sarebbe poi sfociata in una mostra personale a Dubai. Un progetto enorme ed ambizioso dove ho fotografato i 30 personaggi più influenti del Medio Oriente per celebrare i 30 anni del brand in middle east. Nella lista di persone da fotografare, tra Emiri, produttori cinematografici di Hollywood, attori, filantropi, scrittori, vi era anche un nome a cui sono molto legato: Omar Sharif; ne ero felicissimo. Qualche tempo prima del servizio fotografico mi fu recapitata una lettera dove si scusava di non poter essere presente sul set per motivi di salute. Da li a poco venne a mancare. Nonostante di fatto poi non riuscì mai a fotografarlo, resta per me il personaggio più carismatico di cui apprezzai l’alta cifra umana e la sua eleganza attraverso le parole che scrisse. Mi capita spesso di essere in giro per il mondo a fotografare artisti ed attori di fama internazionale, ma l’eleganza più alta resta legata a colui che paradossalmente non ho mai visto.”

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“Al contrario successe con l’icona rock italiana Loredana Bertè. Fui invitato da Gianluca Saitto, nel suo atelier di Milano il quale mi disse in maniera assolutamente inaspettata “Giovanni mi piacerebbe che scattassi delle foto a Loredana, sento che sei l’unico a poterla fotografare”. Loredana Bertè, insieme a Mina, erano (e sono) tra le cantanti che amo e ascolto di più. Inutile dire che accettai immediatamente!

Con Loredana è stato tutto estremamente eccitante, si sa che è un personaggio molto esigente. Oltre 40 anni sui set con i fotografi più bravi del settore; in più non si faceva fotografare ormai da una decina d’anni. Per la copertina del suo ultimo album Loredana ebbe l’idea d’indossare  una camicia di forza, alludendo a quello che fu un vecchio episodio dove la camicia di forza gliela fecero indossare realmente ma soprattutto giocando con il nome del suo ultimo album che allude alla libertà sia nel titolo che nel testo di uno dei suoi singoli (LiBertè).

Una nuova immagine per la regina del Rock italiano che ho voluto rendere “iconic”  per un personaggio che era già icona. Ricordo con affetto un suo commento a fine shooting “Me sembrava de sta’ a Los Angeles quando scattavo con Tolot”. ( Alberto Tolot, grandissimo fotografo di moda americano con cui Loredana Bertè scattò diverse copertine, fotografo di alcune delle copertine più iconiche di Madonna. ndr)