Non c’è soddisfazione più grande quando mi dicono “sai farci commuovere”/ di Gino Morabito

Figlio dell’avanspettacolo portato per il canto, ha dato vita a momenti cult della comicità italiana come la scena degli schiaffi col prete pugliese davanti al Colosseo, con i sottotitoli in arabo, o la famosa Filomeña. È stato il commissario Lo Gatto, Auricchio, Bellachioma, ma anche lo sfortunato Pasquale Baudaffi, l’allenatore Oronzo Canà e nonno Libero. Tutti personaggi memorabili accomunati dall’unico, inconfondibile Lino Banfi.

La commedia sexy all’italiana e la “Madonna dell’incoroneta”. Correvano i Settanta.

Talvolta alcuni critici di testate blasonate mi confessano, un po’ come i pentiti di mafia, che quarant’anni fa andavano a vedere i miei film di nascosto perché non potevano manifestare pubblicamente il loro gradimento per pellicole che non fossero impegnate. All’epoca quel tipo di atteggiamento mi faceva “inchezzere”, poi ho cominciato a riderci su e gioire della vita che avevo.

Una vita all’insegna della famiglia, un matrimonio che dura da sessant’anni, e una prolifica carriera artistica con oltre cento film, varietà, fiction.

Mi è piaciuto talmente tanto quello che ho fatto, da precludermi la possibilità di entrare in un certo giro di produzioni cinematografiche più di spessore, di film cosiddetti impegnati, sociali, importanti sotto l’aspetto “culturele” – come direbbe il Banfi comico di varietà – con tutti i riconoscimenti che ne conseguono. Fortunatamente però i premi sono arrivati lo stesso.

Banfi 2

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