LINO BANFINon c’è soddisfazione più grande quando mi dicono “sai farci commuovere”/ di Gino Morabito

Figlio dell’avanspettacolo portato per il canto, ha dato vita a momenti cult della comicità italiana come la scena degli schiaffi col prete pugliese davanti al Colosseo, con i sottotitoli in arabo, o la famosa Filomeña. È stato il commissario Lo Gatto, Auricchio, Bellachioma, ma anche lo sfortunato Pasquale Baudaffi, l’allenatore Oronzo Canà e nonno Libero. Tutti personaggi memorabili accomunati dall’unico, inconfondibile Lino Banfi.

La commedia sexy all’italiana e la “Madonna dell’incoroneta”. Correvano i Settanta.

Talvolta alcuni critici di testate blasonate mi confessano, un po’ come i pentiti di mafia, che quarant’anni fa andavano a vedere i miei film di nascosto perché non potevano manifestare pubblicamente il loro gradimento per pellicole che non fossero impegnate. All’epoca quel tipo di atteggiamento mi faceva “inchezzere”, poi ho cominciato a riderci su e gioire della vita che avevo.

Una vita all’insegna della famiglia, un matrimonio che dura da sessant’anni, e una prolifica carriera artistica con oltre cento film, varietà, fiction.

Mi è piaciuto talmente tanto quello che ho fatto, da precludermi la possibilità di entrare in un certo giro di produzioni cinematografiche più di spessore, di film cosiddetti impegnati, sociali, importanti sotto l’aspetto “culturele” – come direbbe il Banfi comico di varietà – con tutti i riconoscimenti che ne conseguono. Fortunatamente però i premi sono arrivati lo stesso.

Inaspettata e straordinaria la testimonianza di papa Francesco che scrive all’attore ringraziandolo “per avere
condiviso con tante generazioni il dono del sorriso, che viene da Dio e che è una missione”

Mi ha chiamato nonno Lino, rivolgendomi delle parole talmente belle, che rileggo quella lettera stupenda una volta al giorno. Per me è stato un premio inaspettato e meraviglioso, che vale più di tredici David di Donatello.

Banfi 2

Pasquale Zagaria proviene dall’educazione ferrea del seminario, che gli è stata impartita da ragazzino nel ‘46
Mi volevano prete, vescovo, cardinale e “non mettiamo limiti alla Provvidenza”, diceva mio padre. Sono stato educato a non odiare, a non serbare rancore, non invidiare niente a nessuno, quanto piuttosto ad emulare i comportamenti virtuosi. E poi l’insegnamento del rispetto nei confronti delle persone più grandi, degli anziani. Ma purtroppo questo valore, negli anni, si è perso per strada.

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