Una grande poetessa diceva che noi facciamo gli artisti per crearci un mondo dove possiamo vivere. E’ difficile vivere nei mondi che ci hanno offerto. Nel mondo dei genitori. In quello della politica. Nel mondo delle guerre. Preferiamo stare in questo strano mondo tutto nostro. Come un luogo, una regione un’atmosfera, in cui poter respirare, regnare in cui potersi ricreare, sognare. Un mondo di sogni più reale della stessa realtà.
Pippo Delbono
Presentato al 43°Torino Film Festival, ‘Bobò’ è il commovente film di Pippo del Bono che coniuga mirabilmente arte, ai margini, follia, teatro e terapia e si estende su oltre vent’anni.
E’ come uno di quei giochi delle parole incrociate che facevamo da piccoli: ‘unisci i puntini’. E, una volta che si univano, usciva un quadro, un’idea, un animale.
Ecco questo film, cristallizzando memoria e soprusi dei manicomi, unisce reciprocità, follia, genialità e teatro dando una visione d’insieme di cosa significhi umanità.
Bobò unendo tutti i puntini realizza un piccolo grande capolavoro, emotivo, sociale, artistico, teatrale ridando luce a chi è stato velocemente scartato dalla società, marginalizzato, come un rifiuto, rinchiuso in una realtà farmaceutica e cementificata.
Delbono libera un’anima
Le parole del regista
Questo film è la storia di questo incontro. E di come questo incontro ha cambiato la mia vita, il mio teatro, il mio cinema. Bobò, così si chiamava questo piccolo uomo, creava personaggi pieni di grazia, di emozione, di comicità.
Personaggi poetici, comici, surreali, ironici, pieni di innocenza e intelligenza, di follia e lucidità. Come era Bobò. Piccole scene che fanno pensare alla sua anima napoletana, scherzosa e struggente allo stesso tempo. Ci sono anche momenti di vita, che fanno vedere il suo stupore, la sua meraviglia nello scoprire la bellezza, l’assurdità, la follia della vita fuori dal manicomio.
Io ho sempre filmato Bobò. Nella spiaggia mentre danza con le palme al vento, a Cuba dove incontra le donne della “santeria”, che non lo trattano come a un handicappato ma come a un essere divino, uno sciamano…
Quando uno degli assistenti di Basaglia vide Bobò, la sua capacità di emozionare il pubblico, la sua presenza in scena, disse: “Franco avrebbe dovuto conoscerlo. Lui è il suo sogno diventato realtà.”
Questo uomo che ha vissuto 46 anni in uno dei peggiori manicomi d’ Italia, dove non poteva esprimersi perché non aveva voce, è diventato il protagonista di un teatro col quale ha girato il mondo, ha portato nel mondo la sua esperienza di grande artista. Un uomo che è passato dall’ essere disprezzato, compatito, non capito, a essere ammirato come un ‘grande’ uomo
Trama di Bobò
Bobò uscito da un manicomio dopo 46 per un miracolo artistico, è un piccolo uomo sordomuto, analfabeta e microcefalo. E’ stato rinchiuso nel manicomio di Aversa. Un giorno incontra il regista Pippo Delbono, che rimane profondamente colpito dalla sua storia. Fra i due nasce una collaborazione umana e artistica che cambierà per sempre le loro vite.

Un lavoro visivo e teatrale che va oltre vent’anni
Seguito, amato, salvato per oltre vent’anni, Bobò è stato filmato con più di 300 ore di un enorme materiale d’archivio con riprese ambientate nei luoghi originari. Il racconto è commovente e intimo con una dolcezza pubblica – in sala e privata nei momenti di libertà e gioco.
Delbono con la sua voce calda, accogliente usa un voice over efficace. Presta la sua voce a Bobò che non parla. Loro comunicano solo a gesti e ad anima. Anche i loro sguardi e silenzi dicono tutto. Persino oltre il necessario: il senso di fare arte e di farla assieme.

Una forma che segue il contenuto
Il proficuo montaggio è di Marco Spoletini, mentre le musiche di Enzo Avitabile rendono fluido un percorso diffcile di un grande artista tra sacralità dell’arte e imponenza dell’umanità
In sala dal 27 novembre, è distribuito da Luce Cinecittà. Esso si lega idealmente alla Giornata Mondiale della Salute Mentale, diventando uno strumento culturale per riflettere, attraverso il linguaggio del cinema, su ciò che ancora resta da fare in termini di giustizia, cura, inclusione.
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