di Gaia Serena Simionati

«Un film sulla fede, sulla speranza di poter cambiare le cose. Addirittura il passato»

Emanuela Rossi

Matteo, Francesca, Noemi, Filippo, Marco.

Sono solo alcuni dei bambini spariti, rapiti e annegati da ‘Eva’, donna ossessiva e solitaria, protagonista del film omonimo di Emanuela Rossi.

Eva è una misteriosa donna che sostiene di avere una missione. Vive nei boschi. Abbraccia gli alberi. Osserva stelle e forse Ufo. Tocca le api senza esserne punta. Al commissario che l’arresta dice di aver incendiato il campo di girasoli per proteggere i bambini. Matta, strana o omicida? Tutto è confuso e non si capisce

Il suo caso è collegato alla sparizione di alcuni bambini della zona, mentre lontanissimo da lei, in Cina, una madre affronta la malattia della figlia…

Tema, ambiente, inquinamento, morte di pesci e insetti come vero flagello e piaghe bibliche. Ad essi connesse poi strane luci aliene e seduzioni di uomini che incontra. Solo se hanno figli però.

Più generi, forse troppi: dramma, thriller, fantascienza?

Grazie a uno script un pò confuso con alieni, follia femminile, incendi e rapimenti di bambini, il risultato poteva essere disastroso.

Per fortuna è avvenuto un miracolo doppio, forse anche triplo

Il primo al montaggio, fatto del torinese Davide Miele che ha rimesso ordine, quasi riscrivendo, se non altro rendendo comprensibile una matassa intricata e forse troppo ricca

Il secondo un’ottima fotografia quella del neverending Luca Bigazzi che ‘mette luce’ anche all’oscurità di pensiero

Il terzo la scioltezza, bravura e simpatia di Pesce che arginano un pò le follie di questa donna apparentemente non lineare

Carol Duarte, Edoardo Pesce, Tommaso Zoppi e la partecipazione straordinaria di Antonio Gerardi vivono un film quasi bucolico, ma con violenti risvolti psicologici, non intuibili dall’inizio

Eva (Carol Duarte), donna misteriosa che vive nei boschi, gira per centri commerciali e posti turistici dell’Umbria compiendo una strana missione. Rapisce bambini. Incontra per caso Giacomo (Edoardo Pesce), un vedovo che s’è trasferito da poco in uno splendido casale pieno di api con suo figlio Nicola. L’uomo è convinto che lì il bimbo possa stare al sicuro. Eva, intenerita, vorrebbe fermarsi, diventare la mamma di Nicola. Ma qualcosa la spinge a riprendere la missione…

Emanuela Rossi e i film apocalittici

Laureata a Bologna e Parigi, ha lavorato come giornalista, ha diretto il corto Il bambino di Carla (2007), alcuni episodi della serie Non uccidere (2015-17). Già con il debutto nel lungometraggio Buio (2019) i temi un pò apocalittici da fine del mondo e violenze sui minori, li erano tre piccole sorelline rinchiuse in casa dal padre, campeggiavano in modo simile a Eva.

“Eva ha scelto di vivere fuori dalla società, è una homeless che ha trovato nella natura un ventre che la accoglie. È una campeggiatrice terribilmente solitaria che fa chilometri a piedi, abbraccia gli alberi e di notte, seduta su una sdraio all’aperto, guardando le stelle, cerca un po’ di conforto. Perché un giorno, per un motivo che non conosciamo, qualcosa ha fatto clic nella sua testa, e lei è uscita dal contesto sociale e ha detto basta. È andata via. Ha fatto “incontri” strani. E, a partire da quel momento, ha iniziato a compiere azioni che sono irreversibili, irrecuperabili. 

Uno degli assi di Eva è la percezione del pericolo e la necessità, sentita come urgenza personale, di intervenire. La narrazione si costruisce intorno all’ambiguità di questo impulso. Protezione e distruzione convivono.
L’infanzia, il trauma, la possibilità di redenzione e la frattura con la società sono temi che attraversano l’intero film. Non c’è una chiave di lettura univoca, e l’intenzione della regista, dichiarata nelle sue note, non è quella di prendere posizione morale, ma di interrogare il punto di rottura di una persona che ha smesso di riconoscersi nei parametri condivisi.
L’inserimento di elementi sci-fi e visioni apocalittiche rimanda a una condizione psichica disgregata, ma anche a una lettura metaforica del presente. Eva agisce in un mondo percepito come in declino, e risponde a questa percezione con un linguaggio che mescola ribellione e spiritualità.

Da quel momento è morta e non può più tornare indietro

Due domande al montatore Davide Miele

GSS: Hai fatto un pò un miracolo. Come è stato lavorare al montaggio di questo film che secondo me è un po’ confuso nello script ma salvato benissimo dal montaggio?

Davide Miele: Gaia, più che confuso direi che era uno script denso di tematiche che attraverso una riscrittura al montaggio abbiamo provato a valorizzare al meglio. Inevitabilmente abbiamo dovuto trascurare alcuni elementi mettendo l’accento su altri.

GSS: ti è piaciuto il risultato finale, ne sei soddisfatto?

Davide Miele: Essendo molto ricco proprio per questo però è stato un progetto stimolante. Ci siamo dedicati tutti al massimo per realizzare un film che nel complesso mi soddisfa. Grazie anche al produttore Claudio Corbucci che ci ha messo nelle migliori condizioni per lavorare senza fretta con la massima libertà artistica.

GSS: adesso stai già su nuovi progetti. Vuoi raccontarci un pò cosa prepari?

Davide Miele: i miei prossimi progetti saranno: un film di Antonio Albanese prodotto da Palomar che uscirà a febbraio (una commedia delicatissima ed elegante come solo Antonio sa fare). E poi un piccolo film di Anna Di Francisca (un film che parla di una piccola comunità che prova a ripartire dopo un terremoto grazie alla solidarietà e all’integrazione)
Entrambi film a cui sono molto affezionato grazie allo splendido clima che i due autori sono riusciti a creare durante le lavorazioni
Vorrei ringraziare il reparto di post (sempre troppo dimenticato) partendo da Arianna Fiorillo (coordinatrice di post) Luca Cangiano (mio fedele assistente) senza di loro questo film non sarebbe mai arrivato al termine!!

L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2021-2027 – Umbria Film Fund 2022. Eva è una produzione Courier Film in collaborazione con Tarpini Productions.

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