In concorso all’82° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ‘Dead Man’s Wire’ di Gus Van Sant
America.
Anno 1977.
Febbraio.
Anthony G. “Tony” Kiritsis (Bill Skarsgård) entra nell’ufficio di M. L. Hall (Al Pacino), presidente della Meridian Mortgage Company e prende in ostaggio il figlio Richard (Dacre Montgomery). Tony gli punta alla testa un fucile a canne mozze con una particolarità, collegato al grilletto c’è un dispositivo che, stretto al collo come un cappio, se sfiorato, ucciderà all’istante l’ostaggio. Le richieste di Tony sono chiare: 5 milioni di dollari, immunità e soprattutto scuse personali…
In pochi giorni la vita dell’America viene sconvolta da un fatto di cronaca, le cui ripercussioni arrivano fino ad oggi.
Bill Skarsgård in Tony è un uomo comune. Piccolo imprenditore coraggioso è in difficoltà a causa delle banche che gli hanno confiscato una proprietà immobiliare. L’interazione tra Bill Skarsgård e Dacre Montgomery, i due protagonisti, è perfetta. Comica a tratti, drammatica o commovente in altri. Illuminante.
Tony disperato, decide di arrangiarsi e autorisarcirsi rapendo quindi la causa del suo male.
Le scelte cristalline, nostalgiche, aderenti ad un’epoca che non c’è più in cui tutti si ‘polleggiavano’ con radio, ottimi dee jay dalla voce suadente che alleviavano la fatica di vivere attraversdo musica e voce vengono rivissute qui. Elfaman sound coordinator, music supervisor, è un ottimo interprete della vicenda traslata dalla immagini al suono, altrettanto importante.
E’ come se nella voce soave del dee jay, (perfetto Colman Domingo) in cui il rapinatore trova conforto, innanzitutto psicologico e poi negli ascolti di vari di pezzi storici, iconici che trasmette in radio e che si alternano nei momenti salienti del film si volesse spostare l’attenzione dalla vista all’ascolto.
Come a dire che il protagonista andava ‘ascoltato’ nelle sue richieste e, con lui, tutti i cittadini, spesso ostaggi di banche che lucrano su interessi stellari. La vicenda geniale triste e ironica assieme, racconta e precede di 40 anni gli scandali americani di Goldman Sach, Merryll Linch & co, anticipando un grave problema di case, proprietà, mutui indebitamento del popolo americano a causa dell’avidità del sistema bancario.
Dead Man’s Wire, Gus Van Sant ripercorre un episodio realmente accaduto che ha segnato l’America degli anni ’70. È il febbraio del 1977. Tony Kiritsis (Bill Skarsgård), un piccolo imprenditore di Indianapolis, ha perso l’immobile commerciale su cui aveva investito tutte le sue speranze. In ritardo con il pagamento del mutuo, si presenta negli uffici della Meridian Mortgage Company per un confronto con il presidente Richard Hall (Dacre Montgomery). Kiritsis si aspettava di incontrare il fondatore dell’azienda, Hall Sr. (Al Pacino) ma scopre che questi è in vacanza in Florida.
L’incontro degenera rapidamente. L’azione è destinata a trasformarsi in un caso mediatico nazionale. Kiritsis prende in ostaggio Hall Jr.. Usa un fucile collegato a un filo innescato, in un sequestro trasmesso in diretta dalle emittenti locali.
Il film Dead Man’s Wire segna l’esordio alla sceneggiatura di Austin Kolodney. Si inserisce nel filone del cinema basato su eventi reali già esplorato da Van Sant. Il regista cerca di ricostruire con precisione un momento di tensione sociale. E lo fa inserendo la figura di Kiritsis all’interno della tradizione americana degli outsiders in conflitto con le istituzioni. Completano il quadro del film una serie di personaggi secondari, tra cui un popolare deejay locale, interpretato da Domingo, coinvolto suo malgrado nella trattativa.
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