di Gaia Serena Simionati

Victor Kossakovsky, noto come grande documentarista, è un osservatore ossessivo – compulsivo. Il colpo d’occhio è tutto. E questo può diventare un mantra ancestrale. Il primordio della vista è quanto ci ha salvati dall’estinzione nei 5 secondi precedenti ad un pericolo imminente: guardando.

Quello che nei millenni si sta perdendo è sempre più la capacità di osservare in profondità e Kossakovsky ci intima di focalizzarci con sguardi più mirati, etici. Così come etiche sono le sue scelte nella collocazione delle camere che filmano i suoi potenti film.

Il legno sacro e la sua polvere come potremmo, ironizzando, tradurre il titolo, è un doc cristallino come una cascata. Limpido come l’acqua di un lago. Feroce come una tigre.

Sapete, non capisco come si possa passare accanto a un albero e non sentirsi felici di vederli 

L’Idiota , Fyodor Mikhailovich Dostoevsky

Maiali. Architetture Alberi.

Victor Kossakovsky ci ha insegnato non solo a guardare più nel dettaglio e in profondità, ma anche ciò che stiamo distruggendo. Qualunque sia l’ambito: naturale, animale, botanico.

In una visione immersiva e spesso elegantissima, si pensi al meraviglioso Gunda (2020) in cui, la vita di una famiglia di maiali, ripresa in bianco e nero da una Reflex, veniva sconvolta dalla brutalità dell’uomo, già c’era una citazione perfetta di un proverbio cinese per introdurre ‘Holy Wood Dust’:

Il periodo migliore per piantare un albero è vent’anni fa.

Proverbio cinese

                                            

A Venezia quindi Kossakovsky presenta ‘Holy Wood Dust’, riflessione amara, ma intelligente su natura, scienza, spreco, cinema.

Questa crasi tra scienza e sguardo, ha provveduto ad unire il botanico Stefano Mancuso, neurobiologo vegetale, uno dei più grandi esperti di piante al mondo, assieme allo visione sublime e comunicativa del magico regista russo.

Riuscendo ad unire così scienza, etica ed estetica, i due luminari ci conducono in un viaggio inedito nella vita degli alberi.

Nel solo Trentino è un milione e mezzo di metri cubi di legname di alberi abbattuti, anche a causa dei venti e cambi climatici. Così traducendo in immagini, sono impressionanti quelle che arrivano dalle montagne italiane e in particolare dalle Dolomiti, si ascolta e vedono le ferite della natura

Stefano Mancuso

Che cosa accade a un ceppo nell’istante successivo al suo abbattimento? Che cosa pensa e prova quell’albero in quel preciso momento? 

Empatia anche verso di loro ha un senso. Si scopre infatti che le piante sono intelligenti, molto più dell’uomo. E ci vuol poco!

Infatti si adattano meglio e vivono di più. Anche grazie al sistema di armonia e collaborazione che le rende estremamente solidali. Anche in questo l’uomo latita.

Inoltre hanno memoria, percezione del mondo esterno, anche degli esseri umani. Ed è in base a quello che gli alberi si sono evoluti. Che pur essendo immobili non sono mai fermi.

Ascoltare Mancuso è calarsi come un folletto nel bosco. E’ un mondo fantastico, “alieno”, in cui scopriamo tutta la nostra ignoranza vegetale, pur dipendendo totalmente da loro per la nostra sopravvivenza, dato che occupano l’85 per cento del pianeta – come ci raccontano entrambi.

Holy Wood Dust è quindi un cortese invito a ripensare radicalmente il regno vegetale da una prospettiva nuova e originale.

Con la firma immagini di Gianmarco Donaggio il documentario diviene estremamente lirico. L’opera affida alle immagini e al paesaggio sonoro il racconto di un mondo vegetale osservato da una prospettiva inedita. Lo sguardo visionario e poetico di Kossakovsky costruisce un film che vive di contrasti estetici e simbolici, in cui suoni ambientali e musica si intrecciano con armonia, dettando l’incedere narrativo e costruendo una tensione drammatica che accompagna il viaggio del film.

Con Holy Wood Dust, Kossakovsky torna così a interrogare il rapporto tra essere umano e natura attraverso un’esperienza cinematografica immersiva, in cui la ricerca visiva, il suono e la musica diventano strumenti per osservare ciò che normalmente rimane invisibile.

COMMENTO DEL REGISTA

Il film vuole mettere in luce la straordinaria complessità degli alberi, le loro capacità di apprendere, comunicare e creare legami”, afferma Victor Kossakovsky. “Spero che gli spettatori possano arrivare a riconoscere che alberi e piante hanno lo stesso diritto di esistere degli esseri umani. Il vero progresso consiste nello sviluppare empatia nei confronti del mondo naturale”.

Se da un lato l’arte è impotente di fronte ai conflitti che si consumano intorno a noi e non può fermare la violenza delle armi di oggi, dall’altro sono convinto che raccontare storie radicate nell’empatia possa gettare i semi per un futuro più pacifico.

Victor Kossakovsky

Due parole con il regista


Il cinema e la scienza sono spesso considerati agli antipodi: l’uno radicato nell’emozione e nella soggettività, l’altra nei dati e nell’oggettività. Eppure, nella loro essenza, entrambe le discipline sono mosse dallo stesso impulso primordiale: il desiderio di osservare, interrogarsi e tradurre l’invisibile in qualcosa di tangibile.

Infatti aspiriamo a un’opera finale che sia imprevedibile per i suoi creatori tanto quanto per il pubblico: una vera scoperta, nata dall’incontro di due modi distinti di guardare il mondo. Che cosa può offrire il cinema allo scienziato? Che cosa può offrire lo scienziato al regista?


Possiamo, lavorando insieme, ottenere un risultato che nessuno avrebbe potuto realizzare da solo? Trasformiamo i microscopi in obiettivi cinematografici. Trasformiamo immagini scientifiche statiche e bidimensionali in immagini cinematografiche tridimensionali e in movimento.
Il nostro obiettivo ultimo non è semplicemente transazionale: è alchemico.

Siamo attivamente alla ricerca di un terzo spazio, in cui la precisione tecnica incontri l’intuizione artistica. Unendo il rigore metodologico del laboratorio all’intelligenza emotiva del set, vogliamo dare vita a un processo di scoperta capace di sorprendere tutti coloro che vi prendono parte e, speriamo, anche gli spettatori di Holy Wood Dust.

Noi diciamo totalemente di si

La produzione internazionale

Una tripla coproduzione Italia, Spagna e Germania e presentato in selezione ufficiale Open – Fuori Concorso all’83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia Holy Wood Dust, il nuovo film documentario di Victor Kossakovsky. E’ fra i documentaristi più premiati e acclamati del nostro tempo e due volte shortlisted agli Oscar, con la partecipazione del celebre botanico Stefano Mancuso.

Una produzione Be Water FilmSolaria Film con Rai Cinema, in coproduzione con OceanikaAllegra Films e Doppelplusultra Filmproduktion. Prodotto da Mattia Guerra per BE WATER FILMEmanuele Nespeca per SOLARIA FILMAlba SotorraMarta FiguerasBelén SánchezLaura Álvarez per OCEANIKAMayca Sanz L-Higueras per ALLEGRA FILMSFrank Müller per DOPPELPLUSULTRA FILMPRODUKTION. Con il contributo di MIC-DGCAICAA, con il supporto di ICEC e del MOIN Film Fund Hamburg Schleswig-Holstein, con il sostegno di Regione Lazio – Lazio Cinema International, con la partecipazione di ZDF/ 3SATRTVE3Cat e in collaborazione con Trentino Film Commission. Le vendite estere che sono a cura di Rai Cinema International Distribution

To read more on Music, Cinema, Tv, Theatre and Art from Gaia Serena Simionati

Copyright © 2026 Gaia Serena Simionati, All rights reserved. No copy or fragments can be used without written permission of the author