di Gaia Serena Simionati

Lo sapevi che anche il cancro muore? E se muore secondo te andrà in paradiso?

Con la solita scrittura graffiante, ironica, profonda e un inanellarsi di battute geniali, i film di Martin andrebbero prescritti dal medico!

Tale è il loro dono taumaturgico di comprensione della realtà e guarigione di essa, anche attraverso la risata assicurata che apre molte porte e cuori.

Ci vuole molto culo, grande impegno o semplicemente genialità nel non sbagliare 5 film. E renderli indimenticabili!

Martin McDonagh, che tutti amano e ricordano per le sue quattro opere precedenti, In Bruges (2008), Gli spiriti dell’isola (2022), 7 Psicopatici (2012) e Tre manifesti a Ebbing, Missouri, è scalpitante come uno dei nove cavalli selvaggi che attorniano il film e ne forgiano il titolo. 

Non ti sembra masi di aver raggiunto un livello di paranoia superiore?

Dev’essere la situazione geopolitica, il malumore generale, le guerre, la violenza, il crollo trumpiano, la crisi energetica e chi più ne ha più ne metta a far scoppiettare i suoi neuroni sensoriali e ancor più gli alberi dendritici, quelli che sentono gli impulsi prodotti da stimoli ambientali. 

Dendriti anche arrabbiati o frustrati, come quelli di tutti noi, assieme a quelli di questo scrittore drammaturgo che sanno sfoderare tutta la loro grinta in una scrittura che cristallizza la potenza del disappunto.

E’ li dove si scontra un profondo intreccio tra potere privato con quello pubblico

Wilde horse nine
Director Martin McDonagh with Tom Waits on the set of WILD HORSE NINE. Photo by Searchlight Pictures/Justin Lubin, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2026 Searchlight Pictures. All Rights Reserved.

La forza energetica dell’arrabbiatura è autentica e si scatena verso “due uomini bianchi idioti sopra i cinquant’anni” e verso la storia di una caduta della democrazia, ormai ahimè non solo americana.

Il film certifica la corruzione e stupidità, l’ignoranza, la follia di uomini di governo e i loro emissari, sorta di veri serial killers, che solo perché mascherati con un taxido si spacciano per secret service e vanno in giro a far danni.

A questo si aggiunga la bravura inconstrastata di un depresso Malkovich stordito, disumano, reso alla fine compassionavole non solo a se stesso, ma anche a tutti noi.

Sam Rockwell ormai eroe pagano, che già nella sua eccellenza di facce folli e capelli sparati, non ha più bisogno di corredo e ulteriori parole.

Wilde horse nine
Steve Buscemi and Sam Rockwell in WILD HORSE NINE. Photo by Searchlight Pictures/Diego Araya Corvalán, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2026 Searchlight Pictures. All Rights Reserved.

Wilde Horse Nine è imperdibile per la ‘dose’ di buon umore, come quelle di eroina che si sparano in vena. 

Per la scrittura sagace. Per l’ottima fotografia girata nell’isola di Pasqua,

Poi per le battute esilaranti che fanno da crasi ad un mondo marcio.

E’ un film taumaturgico che fa riflettere profondamente sul senso della vita, della morte, della malattia. Anche dell’eutanasia, seppur qui brutale. Fa scoprire minuscoli dettagli invisibili, come lente d’ingrandimento su granelli di sabbia e ben illumina i trucchetti di anime sottosviluppate e inconsapevoli.

E poi gli animali, salvezza umana in ogni suo film. I cavalli che annusano il trauma, scoprono il cancro, perdonano. Ma anche no.

E poi la potenza del paesaggio. La natura con i verdi e gialli primari come in The banshee of Insherin si stagliano netti come un cunicolo, unica via di fuga alla stupidità umana – che merita solo l’estinzione e sta facendo di tutto per arrivarci.

E poi le opere d’arte, le grandi teste dell’Isola di Pasqua moi che si stagliano come neri giganti buoni pregni di mistero e spiritualità a sorveglianza di un umanità andata a male e scaduta come yogurth nel supermercato.

Nulla a che vedere con quelle di c—-o che governano il mondo oggi!

La produzione

Dopo il divertentissimo, ma profondo Gli spiriti dell’isola e ancor prima, sempre a Venezia, Tre manifesti a Ebbing Missouri, ecco che l’originalità di Martin McDonagh ha colpito ancora. Infatti con una tripla coproduzione di Regno Unito, USA, Cile, ‘Wilde Horse Nine’ vede un cast perfetto Sam Rockwell e Jhon Malkovich, Steve Buscemi.

Eccelso commediografo, sceneggiatore, regista e produttore cinematografico britannico di origini irlandesi è amatissimo dia cinefili. Oltre ai premi ed aver vinto un Premio Oscar, due Golden Globes e quattro British Academy Film Awards meritatissimi. In ambito teatrale ha vinto tre Laurence Olivier Award, un Drama Desk Award. Inoltre quattro volte ai Tony Awards.

Sinossi

Poco prima del colpo di Stato cileno. Siamo nel 1973. Due agenti della CIA Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell) sono improvvisamente inviati da Santiago all’Isola di Pasqua. E’ un ordine del loro capo di agenzia, MJ (Steve Buscemi). Vagando come mine senza meta tra i moai in attesa di ulteriori istruzioni da parte del loro superiore, i due partner di lunga data si confrontano con il loro passato oscuro. Oltre che con le cospirazioni del presente. Qundi conoscono due studentesse ribelli (Mariana di Girolamo e Ailín Salas), ferventi sostenitrici del governo di Unità Popolare del presidente Allende. Chris, il più anziano della coppia, minaccia di mandare all’aria il viaggio di tutti in questo remoto paradiso, mettendo a repentaglio la loro copertura.

Il film è papabile del Leone d’Oro che gli auguriamo dopo 30 minuti di applausi in Sala Grande a Venezia. Sarà distribuito nelle sale cinematografiche britanniche a partire dal 6 novembre 2026, mentre in quelle italiane a partire dal giorno precedente.

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