Si chiama Zamora, il film esordio alla regia di Neri Marcorè. In anteprima internazionale al Bifest

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Roberto Perrone, ambienta nella Milano degli anni 60, la storia di un piccolo ragionier modello Fantozzi.
La ricostruzione storica efficace, visivamente convincente, un cast ben diretto e credibile, con dei bei costumi, rendono l’esordio del regista nostalgico, ironico e sardonico al tempo stesso. Tuffato in un passato che non esiste più, quello degli anni 60, in cui l’Italia cresceva costruiva, amava, il bravo Alberto Paradossi conquista per charme e naturalezza.
Film dai buoni sentimenti, i 90 minuti scorrono veloci, anche animati da sottile comicità. Questa appare con Giovanni Storti e Giacomo Poretti, con l’intervento di Alex e Franz.
In generale alimenta un’idea assurda. Parla dell’unico uomo sulla terra, intelligente e colto, che non ama il calcio.
Ipotesi, in Italia, molto precaria. E già questo, di per sè, genera una certa ilarità.
Il quale però, ha problemi relazionali di timidezza e insicurezza personale.
Il film riecheggia nell’idea il programma satirico che teneva Marcorè, su Rai radio due, Siamo se stessi, dove ci si insegna ad apprezzare le piccole cose di se e provare a conoscersi fino in fondo.
In fondo, sbagliando si impara e, nella vita come nel calcio, c’è da buttarsi. Specie se portieri.
La sinossi
Il trentenne Walter Vismara ama condurre una vita ordinata e senza sorprese. Ragioniere nell’animo, prima ancora che di professione, lavora come contabile in una fabbrichetta di Vigevano. Da un giorno all’altro la fabbrica chiude. Vismara si ritrova suo malgrado catapultato in un’azienda avveniristica della operosa Milano, al servizio di un imprenditore moderno e brillante, il cavalier Tosetto. Andrebbe tutto bene se non fosse che costui ha il pallino del folber (il football, secondo un neologismo di Gianni Brera). Obbliga così tutti i suoi dipendenti a sfide settimanali; scapoli contro ammogliati.
Walter, che considera il calcio uno sport demenziale, si dichiara portiere solo perché è l’unico ruolo che conosce. Non sa che, da quel momento, per non perdere l’impiego, sarà costretto a partecipare agli allenamenti settimanali, in vista della partita ufficiale del primo maggio.
Subisce così lo sfottò dei colleghi; tra questi, l’ingegner Gusperti lo ribattezza sarcasticamente “Zamora”, il fenomenale portiere spagnolo degli anni ‘30. Non solo quel bauscia lo umilia in campo e lo bullizza in azienda. Inoltre tra lui e Ada, la segretaria di cui Walter si innamora, sembra esserci del tenero. Sentendosi umiliato, tradito da una parte e deriso dall’altra, il ragioniere escogita un piano del tutto originale per vendicarsi. Coinvolge un ex-atleta ormai caduto in disgrazia. Nel calcio, come nella vita, bisogna imparare a buttarsi. Anche se perdi, ciò che conta è rialzarsi e ripartire più forti di prima.
Una produzione PEPITO PRODUZIONI con RAI CINEMA distribuzione 01 DISTRIBUTION
Distribuzione internazionale RAI COM
more info www.bifest.it
Il cast
Con Neri Marcorè, Alberto Paradossi, Marta Gastini, Anna Ferraioli Ravel, Walter Leonardi. Inoltre Giovanni Esposito, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Francesco Villa, Corinna Locastro, Massimiliano Loizzi, Davide Ferrario, Antonio Catania
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