di Gaia Serena Simionati

Velázquez sviluppa ossessioni 

L’Énigme Velázquez, esordio alla regia del produttore Stéphane Sorlat (Una notte di 12 anni, Il regno, per citarne alcuni) tenta di spiegarne i perchè.

E ci riesce bene.

Sarà forse per quel suo modo sublime di incidere i colori, stagliare la realtà su piani diversi, a volte nutrita di sfondi piatti da cui emergono personaggi meravigliosi?

Sublimi nella loro opacità: attori, ciechi, diseredati ma anche regali reali come Filippo IV il cui volto grazie agli innumerevoli ritratti è entrato, grazie a Velazques e a differenza di altri, nella storia visiva della pittura. Si interessa ai miserabili ai disgraziati agli emarginati: nani strabici poveri sono il suo parterre

Come quando affranca il suo assistente schiavo, lo dipinge e tra tutti i ritratti nei viaggi, porta proprio quello di un servitore Juan de Pareja a dimostrazione che il corpo astrale, energetico, non combacia con il ruolo subalterno assegnato dai superiori in vita. La regalità nella postura nella fierezza dello sguardo, nel mento sollevato è tutta li da vedere. E, con essa, tutta la sua dignità

Lo schiavo di Velázquez: il "Ritratto di Juan de Pareja". Una tela di Diego Velázquez (1599-1660), attualmente conservato al Metropolitan Museum
‘Ritratto di Juan de Pareja’, al Met di New York

O sarà per quella sua capacità estremamente umana di cristallizzare le difformità, le malattie, le diversità e tendere all’accettazione? Immortalando nelle tele tali umili e ultimi ,Diego li rende immortali, alla stregua di Filippo IV.

Cosa anacronistica e antistorica per l’epoca, il 600, il siglo de oro che aveva invece guerre, carestie, disumanità, violenza, povertà, carestie e malattie. Oltre a molto razzismo e primordialità di relazioni e sentimenti.

Il doc indaga, attraverso osservazioni critiche antiche e contemporanee, il mistero e il fascino legati all’opera di uno dei più grandi maestri della pittura mondiale.

Egli fu padre dell’era barocca e dell’epoca d’oro del regno spagnolo: parliamo di Diego Velázquez (1599 – 1660) appunto. Il pittore spagnolo di re e di popolani, maestro del fuori campo e della “mise-en-abyme”, è al centro di un viaggio cinematografico che sfida le convenzioni.

E poi cosa porta Francis Bacon a fare 45 variazioni sull’Innocenzo X Velazquez?

Bacon rifece l’Innocenzo X e lo intitolò “troppo vero” che in realtà furono le parole del Papa quando si vide ritratto

E Picasso? Che rifece Las Meninas reiterate in bianco e nero, vive e presenti come la sua, un’ossessione verso colui che era più bravo di lui e da cui spesso copiava.

O Julian Schnabel che riprese l’autoritratto del Magistrale spagnolo, ridefinendone il volto tra il contorno di piatti rotti? Egli Racconta nel film che quando dipinge continuano a tornargli alla mente tutte le sue opere come un tracciato indelebile. Caravaggio Goya Ribera sono i tre che cambiano la storia dell’arte secondo Schnabel 

Infine l’intervento pregnante e geniale di Dalì che fa pensare al film di Quentin Dupiez che riconosce l’autorialità dello spagnolo grandioso.

Tutti furono ispirati, trascinati, impauriti, plagiati dalla forza magnetica di Diego che con Goya e Ribera cambiò la storia dell’arte. Non inventava niente, era calato nella quotidianità del reale, ma usa piccoli espedienti, dettagli, decorazioni che attirano lo sguardo dello spettatore 

Velazques è il pittore dei potrei. Sugli sfondi che scompaiono intorno all’attore, spesso c’è solo l’aria. 

Le regarde de Velazques, lo sguardo, è il vero enigma. Egli riesce a ‘Pintar con palabras’ Ut Pictura poesis 

Egli ha lasciato poi un impatto enorme su tanti artisti contemporanei che vengono ripresi nel film, capiti e ascoltati come un fil rouge continuativo nella storia antica e contemporanea dell’arte.

Come fossero vari affluenti dei fiumi che confluiscono in un’unica portata: quella della bellezza, onesta e ciclica!

Incarnati reali. Non idealizzati, ma plastici. Vaglia e trascrive anche la loro psicologia dell’epoca il 600, quella dei suoi personaggi.

Più reale è, più triviale. Dio è tra le casseruole. L’arte consiste nel creare una finzione che sembri vera 

Il film vede una carrellata di direttori di musei, curatori, artisti intervistati in tre lingue: spagnolo francese inglese Dal Met di New York al Prado di Madrid o Centre Pompidou di Parigi

Infine la forza di Diego giace in una capacità unica e rara soprattuto oggi: l’ascolto dell’atro, l’empatia. Riesce a mettere la trascendenza nella quotidianità. Egli ha un modo umano, pieno di attenzione e dedizione di trattare e ritrarre i suoi protagonisti. Bacon prende la stessa idea di riattare i mostri, nella sua capacità di trovare la verità umana dei volti.

Attua un sorta di creolizzazione degli immaginari L’immaginario che Juan de larena lavorò per 20 anni 

las meninas

E’ colui che pare sottoponesse a sedute estenuati di ore il re Filippo IV e la sua Consorte la Regina Marianna e la piccola Margherita, sfociando esse poi in numerosissimi ritratti che lo hanno fatto entrare ‘ex abrupto’ nella Storia anche visiva della pittura. Attuando forse così le proprie rivincite su monarchia, potere e disillusione spagnola nel suo quadro più famoso Las Meninas (1656) poco dopo terminerà la sua vita. E, con essa, anche l’ascesa del regno.

Vincent Lindon, (assieme alla voce di JeanPaul Belmondo, nella citazione iniziale di Pierrot le fou di Godard) ci guida in un viaggio nell’arte.

Ad essa si unisce la vita di Diego Velázquez dalla profondità ipnotica di Las Meninas ai vertiginosi strati di significato delle Filatrici 1657, note come la Favola di Aracne.

le filatrici di Diego Velázquez

Sinossi

Stéphane Sorlat cerca di rispondere a una domanda chiara.

Come mai questo artista, ammirato da geni come Manet e Dalí, rimane così spesso ai margini della memoria collettiva? Guidato dal filo simbolico dell’acqua, metafora del movimento e della riflessione, il film attraversa secoli e continenti. Mescolando narrazioni storiche, interpretazioni filosofiche (a partire da “Le parole e le cose” di Michel Foucault) oltre a riflessioni sull’eredità universale di un maestro ineguagliabile, il documentario allarga le prospettive. Fa riflettere sul senso profondo di storia, arte successo e relazioni.

E’ stato presentato alla XX Festa del Cinema di Roma dal 15 al 26 ottobre, nella specifica sezione cosiddetta ‘artistica’: Freestyle.

Spesso la più interessante, è quella che racchiude arti alternative come pittura, musica, opera, letteratura narrate dal cinema. che comune sa includerle tutte quando è buono.

L’ÉNIGME VELÁZQUEZ di Stéphane Sorlat, Francia, 2024, 90’ | Doc | Il film è distribuito da Movies Inspired

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