Bisogna vedere la sostanza non la forma della legge
Our love’s in jeopardy, baby
Ooh-ooh-ooh-ooh
Our love’s in jeopardy, baby
Ooh-ooh-ooh-oohDon’t let go while I’m hanging on
‘Cause I’ve been hanging on so long
It’s so hard to be all alone
I know you’re not that strong
Yeah, yeah
Più che un processo, un ‘circo’ che affonda le ‘zampe’ dei suoi ‘animali’ tra il mediatico e lo spettacolo.
Dal pappagallo che parla, ai pentiti schizofrenici che ‘cantano’ e denunciano, il passo è breve.
Marco Bellocchio in sei episodi della serie HBO Max, dal 20 febbraio, narra un disastro annunciato: la vita di Enzo Tortora, l’Italia anni ’80 e la sua magistratura.

Nel 1982, dopo essere tornato in Rai, Enzo Tortora è diventato il più celebre presentatore della nazione. La sua figura è talmente importante e influente, che il Presidente Sandro Pertini lo nomina Commendatore della Repubblica. Quelli, però, sono anche gli anni delle sanguinose guerre tra i nuovi clan della Camorra. Giovanni Pandico, più abile come poeta che come Pascoli si chiama Giovanni, è uomo di fiducia di Raffaele Cutolo (boss della Nuova camorra organizzata). Grande appassionato di Portobello, decide di pentirsi. Durante uno dei suoi interrogatori con i giudici, elencando i collaboratori della camorra, fa un nome inaspettato: Enzo Tortora. Il presentatore viene arrestato nella notte del 17 giugno 1983, prelevato dai carabinieri dalla sua stanza d’albergo. Tortora è convinto si tratti di uno sbaglio infelice, ma il suo incubo è appena cominciato.
Un circo. Una buffonata. Spettacolo puro.
Parliamo, con questi aggettivi, non della notissima trasmissione, amata da 28 milioni di Italiani che si incaponivano non solo a presenziare davanti e dentro al tubo catodico per vedere e vendere la qualunque.
Ma si incistivano anche per far parlare un ostinato e geniale pappagallo, alla cui favella scattavano milioni. (L’iconico pennuto era un “Amazzone” a fronte gialla, importato in Italia dal Brasile, vissuto 45 anni, quasi come e più di Tortora, anche perché tratto molto meglio.)
Titolo del programma e nome omonimo del volatile: PORTOBELLO.
No, gli aggettivi si riferiscono invece alla comica assonanza che Bellocchio ben tesse nella nuova serie HBO sul caso giudiziario più erroneo fino al 1984. A cui ahimè seguirono molti altri.
Parliamo del caso Enzo Tortora che con ‘ironia della sorte’ fu reso un ‘circo’ giudiziario, in una serie di mastodontici ‘granchi’ presi da procuratori generali, pm e voci di ex camorristi, divenute ‘oro colato’.
Per usare un ritmo di lubranesca memoria, la domanda sorge spontanea.
Quale persona, sana di mente, preferirebbe credere a un ex camorrista pentito che ha ucciso 66 persone e assieme a lui altri ladri, violentatori, sociopatici, mitomani e schizofrenici, (come Pasquale Barra e Giovanni Pandico) invece di credere ad un uomo serio, se pur di spettacolo, con la fedina penale intonsa e la cui correttezza sia di modi che di cultura era evidente anche ad Omero? Cioè Enzo Tortora?
Tu sei un imbroglione di massa – dice il compagno di cella, ex rivoluzionario che legge Diabolic. Difendi solo il tuo successo – egli mormora a Tortora. E da li l’inizio della fine.
L’integerrima rassegnazione. Il dolore di un uomo onesto. I suoi silenzi. La catastrofe privata e pubblica. L’impotenza.
Le musiche ritmate dei Delirium con Jesahel chiudono il secondo episodio, arricchite da una fotografia gialla, putrida e incistita sugli esterni del carcere di villa Angela, carcere in cui un Tortora irriconoscibile, rapato a zero per i pidocchi, cammina devastato e radente ai muri nell’ora d’aria.
A cristallizzare le musiche di Teho Teardo, perfette ad ogni fine Episodio. Cosi come, ad ogni fine d’Uomo. Nei messaggi che veicolano.
Si apre il terzo sulla grande pala centrale di Rubens, L’ultima Cena alla Pinacoteca di Brera. Milano.
Cristo siede a tavola e benedice il pane e il vino. Il tavolo è insolitamente quadrato e accoglie gli apostoli. Immediatamente a destra di Cristo è Pietro e, a sinistra, Giovanni. Invece seduto sul lato opposto del tavolo è ben visibile Giuda, con una posa contorta e uno sguardo accigliato, espressione esteriore del suo stato mentale agitato. Sotto i suoi piedi un cane rosicchia un osso, simbolo di avidità o bramosia.
Ben chiara l’assonanza pittorica che indugia sullo stesso tradimento. Oltre a quello di Giuda e Rubens si associa quello di Giuseppe Margutti, l’artista, altro squinternato che vuoi per fama, vuoi per follia, dichiara cose assurde. E’ l’accusatore di Tortora. Cioè dice di aver visto Tortora, nascosto nei corridoi Rai a spacciare cocaina dietro un séparé, vendendo così la sua folle o opportunistica esclusiva ai giornali
A caduta, come una valanga di neve, la cosa, l’errore, affligge poi non solo il protagonista, ma anche la famiglia, la crescita delle bambine, Gaia e Sivia, il matrimonio, la compagna, il lavoro.
Perfetta la musica Jeopardy di Greg Kihn, la ‘messa in pericolo’ appunto da Teho Teardo
Ottima la ricostruzione anni ’80, le auto, i vestiti, lo stile, le musiche. Nulla sfugge all’occhio attento, storico di Bellocchio. Anche la recitazione di Gifuni è immedesimata e simile in movenze e ritmi al protagonista.
Tra tai chi è mazurche, il carcere di Bergamo, appare più umano. Molti aneddoti ricreano il teatro dell’assurdo. E tutta la follia di questa storia. Tra cui i privilegi, champagne e favori, dedicati ai pentiti, trattati coi ‘guanti bianchi.’
Con la potente Systehme de Mr Kirnberger Teardo ben chiude il 4 episodio, mentre Nina Hafen definisce con African raggae la 5° puntata. E conCo2 di Gus Gus, ci manca l’aria
Più penetranti e dinamici sono gli episodi 1 e 2 e l’ultimo, il sesto.
A 42 anni dell’arresto Bellocchio presenta una stele, un monolite, la visione monocroma della giustizia, dei pm, che non vedono la trave negli occhi dei camorristi, per cercare la pagliuzza in Tortora. Offre una grande riflessione sulla giustizia, sulla pochezza degli uomini e della gran parte dei loro cervelli.
Il procuratore generale appare interdetto, folle o colluso.
Io sono innocente e lo spero dal profondo del cuore che lo siate anche voi -dice Tortora nella sua disperata arringa di difesa
Infine questa lucidità di racconto e di come si sentano gli italiani onesti, oggi come allora, nella sensazione di impotenza di fronte al male, nonostante fossero più di 40 anni fa, nulla è cambiato
È andata così. Non riesco più a giocare– ammette lasciando il programma, un uomo segnato
E nemmeno noi!
Produzione
La serie è una produzione OUR FILMS,società del gruppo Mediawan, eKAVAC FILM,in coproduzione con ARTE France ed in collaborazione con Rai Fiction e The Apartment Pictures, una società del gruppo Fremantle. È prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Our Films e da Simone Gattoni per Kavac Film.
Il cast
Fabrizio Gifuni, nel ruolo di Enzo Tortora, Lino Musella, Barbora Bobulova, Romana Maggiora Vergano, Federica Fracassi, Carlotta Gamba, Giada Fortini, Irene Maiorino, Giovanni Buselli, Davide Mancini, Paolo Pierobon, Gianluca Gobbi, Fausto Russo Alesi, Massimiliano Rossi, Pier Giorgio Bellocchio, Alessio Praticò, Alma Noce, Salvatore D’Onofrio, Francesco Russo, Gennaro Apicella, Luciano Giugliano, Alessandro Fella, Antonia Truppo, Gianmaria Martini, e con Gianfranco Gallo nel ruolo di Raffaele Cutolo, Tommaso Ragno nel ruolo di Marco Pannella, Valeria Marini nel ruolo di Moira Orfei, Francesca Benedetti nel ruolo di Paola Borboni e Alessandro Preziosi nel ruolo di Giorgio Fontana.
La serie è stata scritta da Marco Bellocchio, Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore.
La fotografia è di Francesco Di Giacomo, la scenografia di Andrea Castorina, i costumi di Daria Calvelli, il montaggio di Francesca Calvelli, le musiche di Teho Teardo.
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