di Gaia Serena Simionati

Uno sguardo che ti ammalia. Degli occhietti vivaci e neri che si stringono involontariamente raggrinzandosi come per mettere a fuoco e, al tempo stesso, poter demolire qualcuno. Quegli occhi sono la saggezza di una vita e valgono anche da soli tutto il film. Ma sono anche egoismo della solitudine.

Parliamo con ‘House of the Wind’ (La maison du vent) di Auguste Bernard Kouemo Yanghu di una ben riuscita co-produzione di Cameroon, Francia, Qatar, Benin, Belgio, Arabia Saudita

Gli occhi sono quelli della madre e protagonista eccelsa Josette, che da sola rende il film interessante e pieno di contenuti. Tanto che è un omaggio a lei come nella dedica finale.

Presentato in anteprima mondiale nella sezione Orizzonti. Il film parla di emigrazione, ma sceglie invece di guardare chi resta. Josette, settantacinque anni, vive in Camerun, a Yaoundé, mentre i suoi figli sono andati in Europa.

Qui vanno in scena i legami affettivi. E le loro fratture. ‘House of the Wind’ ne fa capire tutta l’importanza. Specie solo quando questi vengono meno con l’allontanamento o peggio la morte. Ma c’è anche una contraddizione, dove l’essere umano diviene ciò che guadagna. Le economie gli consentono sopravvivenza, ma per sopravvivere perde i legami affettivi, familiari.

Cosa è davvero più importante ?

La storia è personale e privata. Infatti la TOTALIZZANTE protagonista è la stessa madre del regista, Josette Kwanya. Un monolite autoriale, intensa e selettiva. I due, nonostante la grave malattia della madre, hanno lavorato insieme per tre anni. Purtroppo pochi mesi dopo la fine delle riprese è mancata.

Le musiche per sviluppare temi così intensi sono molto importanti. Accompagnano e sono curate, originali. Una su tutti è quella che nei titoli di coda che chiude il film con una voce straziante.

Tutte merito dei Music Composers Michel Duprez, Blick Bassy e ai collaboratori come Adrien Jolivet, Jean Pacifique Kamara.

Gli attori molto ben in ascolto tra loro. Nel cast non solo la grandiosa Josette Kwanya perfetta e totalmente a suo agio sia nel suo corpo che nella sua mente, oltre che nel film. Con lei in ottima interazione Edwige Tatiana e Moudjeu Pouadeu.

Sinossi

Josette, 75 anni combatte la sua solitudine a Yaoundé. Ha solo un obiettivo: riportare a casa i suoi figli che hanno lasciato l’Africa per andare a cercare fortuna in Europa. Mentre Josette segue la costruzione e i lavori della costruzione della casa di uno dei suoi figli, incontra Sarah, giovane donna sola che vive nei dintorni e che ha litigato con la sua famiglia. Man man che le due donne di età e visioni diverse si conoscono meglio cresce tra di loro un legame. Per l’una perché ha i figli lontani. Invece per l’altra perché sente la mancanza e i consigli della sua propria madre. Ma per Josette paiono scomparire e ridefinirsi tutti i legami con la sua vera famiglia d’origine.

Il regista Auguste Bernard Kouemo Yanghu

E’ anche un film che getta un profondo sguardo sull’emigrazione e le sue conseguenze, osservate però da un punto di vista nuovo. Non di chi parte, ma di chi resta e vive l’abbandono, la mancanza, l’assenza di famiglia, la privazione.

Un altro tema che emerge è la solitudine degli anziani in Africa e la mancanza di spazi dove farli convivere assieme ad una certa età anche per farli sentire NON più abbandonati.

Ciao Josette, ci mancherai!

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