di Gaia Serena Simionati

Quanti riuscirebbero a rifiutare un NDA da 40 milioni?

La domanda pare tautologica. Eppure qualcuno c’è! Ashleigh St. Clair

Ella è la ex procreatrice – oggi ripudiata – e in guerra milionaria con il donatore di sperma, imprenditore visionario, di uno dei numerosi figli avuti da Elon, che andava però tenuto segreto e, con esso, tanti meandri.

Da Nevada a Seldon Lycurgus, pare siano 16 i figli del fondatore di Tesla e SpaceX, nati da quattro relazioni diverse. Nomi che spaziano dalla mitologia, alla storia romana o fantascienza vanno a comporre una cosiddetta famiglia moderna. Si ma disintegrata però.


Presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 83, il documentario pazzesco di Alex Gibney esplora dall’alto in basso, in lungo e in largo quell’enigma di Elon Musk e le sue contraddizioni.

Esplora le sue molte tempeste.

Solari, per i razzi.

Giudiziarie e Amorose per i matrimoni.

Legali, per i figli e le legioni e le aziende

Politiche, come protagonista della politica statunitense al fianco di Trump.

E molto altro su AI, auto elettriche Tesla che si auto-sabotano e via discorrendo. L’opera è originale, sconcertante e divertente al tempo stesso. Mette in guardia sull’oligarchia sconfinata e il potere che nessuno ha mai cercato di fermare.

Fa ragionare sul pericolo dell’Intelligenza Artificiale, cosa che secondo alcuni esperti e programmatori, oggi in dimissioni, ci farebbe estinguere entro 10 anni


156 missili lanciati

16 figli dichiarati, ma altri e molti non

4 mogli.

256 miliardi di patrimonio

Essere dentro a un film di sci-fi o finire inghiottiti da un video gioco é uguale guardando le 4 ore di Gibney sulla vita dell’uomo. Inventore, truffatore, genio, ricco o disonesto?

In più se questo avviene attraverso una faccia ricostruita in AI, brutta, pacchiana e ironica del miliardario, il gioco è fatto.

E anche le sue “maschere”. Che qui, inevitabilmente, cadono tutte!

Elon Musk è l’uomo più ricco del mondo, nonché l’autoproclamatosi inventore-imprenditore più acclamato e, allo stesso tempo, disprezzato del pianeta. Una figura divisiva e per certi versi problematica, che tuttavia esercita un’enorme influenza sulle dinamiche che alimentano la moderna società contemporanea.

Il film esplora i problemi delle auto e dell’auto pilot che ha causato innumerevoli incidenti e morti. E conseguenti cause legali a Musk.

Poi la creazione di infinite legioni di figli come eserciti di inviati, impiantati e cyborg da spedire su Marte. Previo opportuno rifiuto di un suo figlio bellissimo elegante che ha fatto la transi zione, Vivien Wilson che odia il padre, leggermente fascista.

Tra l’infanzia e le violenze subite in Sudafrica dal padre, il ritratto psicologico che emerge di Elon è veramente inquietante. Ci si domanda come con tutti quei soldi non abbia trovato un supporto psicologico per lavorare su se stesso e far fruttare un’intelligenza creata dal dolore, quindi molto potente, seppur rivolta al male.

Il documentario analizza il suo profilo anche mentale, attraverso le testimonianze di chi ha condiviso con lui la vita privata e professionale. Musk ha scelto di non partecipare alle riprese, liquidando l’opera come una manovra costruita appositamente per eclissarlo.

Lo spettatore ha la chiara sensazione di essere o in un horror contemporaneo o in un film comico. Lo spaiamento del povero spettatore è perenne e fatale. Vedendo Musk ci si scolla e disunisce

Ma forse è un bene …

COMMENTO DEL REGISTA

Nel cinema classico, ai registi viene insegnato a curare con precisione la composizione del master shot, la ripresa di riferimento che stabilisce la copertura della scena. Nel discorso pubblico, Elon Musk ha imparato a plasmare i propri master shot, che a loro volta ne hanno definito l’immagine. A detta dei suoi biografi di fiducia e delle sue schiere di follower in rete, Musk sarebbe un moderno Leonardo da Vinci, in grado di dare risposte a ogni quesito, instancabilmente al lavoro per salvare il pianeta e trasformare l’umanità in una specie multiplanetaria.
In Musk ho scelto di ripercorrere una vicenda biografica già nota, rinunciando però a quella prospettiva dominante. Ho preferito esplorarla da angolazioni diverse che svelassero come quell’inquadratura principale sia soltanto un’illusione, lasciando emergere una verità ben più inquietante. 

Musk ritrae il titano della tecnologia come l’incarnazione contemporanea del truffatore. Sovvertendo i suoi stilemi preferiti – quelli del videogioco e della simulazione – il film evidenzia il pericolo di identificarsi con il protagonista di Ready Player One. È un racconto sul potere e sui suoi abusi, ma ripreso dal basso: la prospettiva di Toto, il cagnolino del Mago di Oz.

Anziché rimanere ipnotizzato dal volto sospeso del mago, Toto intravede i piedi che si agitano sul bordo del sipario: una volta scostato il drappeggio, compaiono leve e ingranaggi manovrati da un uomo qualunque nel disperato tentativo di proiettare una grandezza fittizia.


To read more on Music, Cinema, Tv, Theatre and Art from Gaia Serena Simionati

Copyright © 2026 Gaia Serena Simionati, All rights reserved. No copy or fragments can be used without written permission of the author