di Gaia Serena Simionati

Uomo libero, coerente e sempre controcorrente, Giovannino Guareschi è stato 409 giorni in carcere e sei mesi in libertà vigilata.

Una volta libero è tornato a fare il giornalista, l’autore cinematografico, lo scrittore in modo originale e unico.

Infatti Giovannino Guareschi fu una figura cardine della cultura e della letteratura italiana e tra i più venduti nel mondo con oltre 20 milioni di copie in 142 lingue. 

Implacabile umorista, matita affilata e corrosiva, subì condanna per vilipendio del presidente della Repubblica del nostro paese per una vignetta pubblicata sul settimanale Candido.

La vita del creatore di don Camillo e Peppone è la testimonianza di un’anima libera: una guida per riconoscere i conformismi di oggi

Così si legge nell’ultima di copertina dell’interessante volume dal titolo. Ho imparato a dire no (ma c’è voluta una guerra) di Marco Ferrazzoli, il cui sottotitolo precisa: Vita opere e libertà di Giovannino Guareschi. Ferrazzoli racconta la libertà prima di tutto, a costo di essere rinchiuso assieme ad altri 650.000 internati militari italiani che non vollero combattere a fianco dei tedeschi

Il testo approfondisce i nodi letterari, animici e umani di un uomo super amato e letto, come fu Guareschi, tradotto in tutto il mondo, ma non capito né studiato in Italia.

Da Mondo piccolo alla creazione dei due personaggi Peppone e Don Camillo, patrimonio di memoria collettiva, il testo è punto di partenza per il film Rai.

Si perché proprio di Libertà si discute nel libro e nel film, presentato oggi alla stampa e in onda su Rai Uno il 20 settembre in prima serata

Unendo ironia, intelligenza e umiltà egli partecipò al dibattito politico e sociale in polemica con lo status quo. Proprio come i suoi famosi personaggi Don Camillo e Peppone – ora come allora – l’opera funge anche da volano per riflessioni contemporanee sull’onestà intellettuale dei giornalisti, la censura, sulle difficoltà produttive, sulla realtà sociale e politica.

Una frase su tutte parla per Guareschi

Il Giornalista libero ha come padrone soltanto la propria coscienza 

Legatissimo alla moglie Ennia che lo sostenne sempre, anche nei momenti non facili della prigionia e del lager, morì di un attacco di cuore nel 1968 a soli 60 anni. Lei lo seguì poco dopo.

Tratto da un soggetto di Andrea Porporati, con la regia dello stesso è liberamente tratto dal romanzo CHI SOGNA NUOVI GERANI di Alberto e Carlotta Guareschi (Rizzoli). La sceneggiatura di Andrea Porporati con la collaborazione di Marco Ferrazzoli e con la consulenza di Alberto Guareschi il film è prodotto da Gloria Giorgianni, una produzione Anele con la collaborazione di Rai Fiction

IL CAST

Ottima interpretazione con tanto di perfetto accento emiliano, GIUSEPPE ZENO è un perfettoGiovannino Guareschi. Lo stesso dicasi per BENEDETTA CIMATTI che è la moglie Ennia Guareschi. ANDREA GHERPELLIè Otello Montanari. RITA BOSELLOè Lina Guareschi. MAURIZIO DONADONI è Angelo Rizzoli. SALVATORE STRIANOè Peppino Amato. Con la partecipazione straordinaria di ANDREA RONCATO che è il padre Primo Augusto Guareschi. E la voce nota di CLAUDIO LAURETTA di Don Camillo e Peppone

Guareschi

Il film, prima fiction sulla vita del celebre scrittore emiliano, prodotta da Anele in collaborazione con Rai Fiction e con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, vede alti e bassi della vita dello scrittore.

Guareschi ha saputo catturare la realtà che lo circondava. Diede vita, in pagine, disegni e parole, a personaggi memorabili. Tra di essi i famosissimi Don Camillo e Peppone.

Per il suo spiccato atteggiamento ironico e irriverente si è spesso scontrato con le istituzioni. Uomo volitivo, coerente, libero, poco incline al compromesso, Giovannino Guareschi si rifiutò di combattere con i nazisti e nella Repubblica Sociale.

Venne per questo deportato in un campo di prigionia tedesco. Fu avversario irriducibile del comunismo e della dittatura sovietica, ma anche critico con il consumismo capitalista americano, restando sempre fedele ai suoi ideali. 

Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano” porta al grande pubblico anche il lato più intimo dell’uomo, legato a valori genuini e semplici.

Nella sua vita due costanti: l’amore per la moglie Ennia – interpretata da Benedetta Cimatti – e per i figli Alberto e Carlotta. Poi quello per la sua terra natìa, la Bassa Padana, che Guareschi trasformerà nel fortunato Mondo Piccolo, il suo capolavoro.

Un microcosmo rassicurante nel quale si sono rispecchiati gli italiani. Divisi da contrapposizioni politiche e ideologiche, lo straordinario successo editoriale condusse Guareschi all’avventurosa trasposizione cinematografica di Don Camillo e Peppone.

Questo si rivelò un indiscutibile trionfo in Italia e nel mondo. 

Sono proprio i territori della Bassa a fare da sfondo alle riprese del film, interamente girato in Emilia-Romagna toccando numerosi Comuni e località – Bagnolo in Piano, Brescello, Castelfranco Emilia, Colorno, Coltaro, Guastalla, Luzzara, Mezzano Rondani, Novellara, Polesine Zibello, Poviglio, Reggio Emilia, Sissa Trecasali e Sorbolo Mezzani – per restituire, attraverso i luoghi reali che hanno ispirato l’autore, parte del suo spirito e del carattere identitario dei piccoli paesini lungo il fiume Po, rappresentativi del senso di italianità di quel periodo. 

Ricordiamo che il 21 settembre esce “NON MUOIO NEANCHE SE MI AMMAZZANO firmata da Francesco Cerasi, edita da EDIZIONI CURCI

SINOSSI

1945. Giovannino Guareschi, dopo una prigionia vissuta nei lager tedeschi, fa ritorno a casa, nella bassa emiliana.

A casa, oltre alla sua amata moglie Ennia, lo aspettano i figli Albertino e Carlotta. È proprio qui che sente l’esigenza di fare nuovamente ciò che gli riesce meglio. Catturare, con il suo sguardo di uomo libero, la realtà che lo circonda. Lo fa dando vita, nelle sue pagine piene di disegni e parole, al fortunato Mondo Piccolo e a personaggi entrati nella storia della cultura italiana come Don Camillo e Peppone.

Incarnazione perfetta dell’ironia e della profondità del loro autore. Il racconto segue il concepimento e l’evoluzione editoriale del suo capolavoro fino alla celebre trasposizione cinematografica. Inoltre vede anche il percorso umano e personale di un uomo mosso dalla passione politica. Non si è mai sottratto allo scontro leale, fino ad affrontare a schiena dritta la reclusione nel carcere di Parma per diffamazione a mezzo stampa di Alcide De Gasperi.

Un racconto capace di trascinare il pubblico in una storia fuori dal comune, tra guerra, mondo editoriale, carcere, campi di concentramento, cinema, ricchezza, povertà e soprattutto umanità.  

NOTE DI REGIA

Quando mi è stato proposto di realizzare un film su Giovannino Guareschi ho esitato. GG è stato moltissime cose nella sua vita, scrittore, giornalista, sceneggiatore, disegnatore. È uno degli autori italiani più letti al mondo e i film tratti dai suoi libri sono ancora parte dell’immaginario di due o tre generazioni. Come trovare una chiave per raccontare, nel tempo limitato di un film, una vita ed una persona così complessa?

A raccontare la storia contribuisce una doppia voce narrante (Peppone e don Camillo), che commenta come la avrebbero vista i due protagonisti della sua narrazione.

In modo opposto quasi sempre, da destra e da sinistra, da nord e da sud, trova attraverso le contraddizioni una sintesi, il più delle volte, sorridente.

La sua vita pubblica è vista anche attraverso la lente del privato, attraverso moglie e figli. Inoltre anche la gente della Bassa, del paese. Il “mondo piccolo” è specchio del mondo grande.

Ho cercato di trasferire questa vocazione della sceneggiatura nelle scelte registiche. Voler vedere la vita dello scrittore attraverso una bipolarità costante. Divisa tra mondo piccolo e grande, tra interni ed esterni. Paradossalmente i primi racchiudono la “Storia”, mentre i secondi danno libertà e spazio alle “storie” private di GG e degli altri personaggi.

Perciò il mondo della vita pubblica la sua attività politica e artistica, il suo costante confrontarsi con l’Italia è stato ambientato tra le mura. Nella redazione, nella casa editrice, nel teatro dove si tiene il dibattito/sfida con gli avversari “dialettici” della sinistra, nelle librerie.

Sono luoghi sontuosi, evocativi, talvolta drammatici come la prigione. Chiusi si contrappongono costantemente agli orizzonti aperti, senza misura della Bassa, alla terra vasta e nera, scandita dall’acqua dei canali di irrigazione, segnati dalla presenza dello scorrere del Po. Gli uni si nutrono degli altri, come la vita pubblica di GG è sempre espressione anche del suo universo familiare.

Una impostazione visiva, questa scansione tra chiuso e aperto, condivisa dal DOP Marcello Montarsi. Si rende infatti una fotografia bella e ampia che si traduce anche nella scelta, poco televisiva, di usare le lenti anamorfiche, per dare più spazio allo spazio.

Questo racconto è anche inevitabilmente un film in costume, ambientato in un passato vicino, ma irrimediabilmente scomparso: il dopoguerra e gli anni ‘50. Non volevamo che si sentisse troppo la ricostruzione. E anche in questo abbiamo seguito l’indicazione di Guareschi. Arcangela Di Lorenzo, per la scenografia. Poi Francesca Casciello, per i costumi, hanno realizzato miracoli nel mescolare vero e immaginario, fino a che non li distingui uno dall’altro.

Hanno come disse Verdi “inventato il vero”.

Così come devo tanto a Francesco Cerasi, autore della musica, che ha mescolato archi e fisarmoniche, epica e intimità, per dare voce alle due parti di Giovannino, al mondo grande e a quello piccolo, che cantano insieme la stessa canzone.

Più di ogni altro, ringrazio Giuseppe Zeno, che ha prestato il suo volto, ma anche la sua anima, a Giovannino Guareschi, e se ne è fatto “invasare”. Così come Benedetta Cimatti, che ha interpretato Ennia Guareschi.

Da ultimo il regista ringrazia Gloria Giorgianni, per aver scelto questo progetto e per aver fornito fiducia e aiuto, assieme a idee e passione. Maria Pia Ammirati, direttrice di Raifiction, Anouk Andaloro capostruttura attenta, ferma e comprensiva, e i produttori Rai Lorenza Bizzarri e Andrea Ozza, che hanno sostenuto con pazienza, coerenza e fantasia, un progetto difficile e un po’ pazzo.

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