Senza immagini l’uomo non pensa – questo lo dice Aristotele non io.
“Niente nasce dal niente”
Nino – Un film su Nino Rota, alla Mostra del Cinema di Venezia 83, è il ritratto di Walter Fasano, montatore e regista, sul grandioso Premio @Oscar Nino Rota.
Nino è un uomo e un artista che ha attraversato il Novecento, facendo della musica un linguaggio capace di legarsi indissolubilmente alle immagini e di imprimersi nella memoria collettiva. Specie di paradiso perduto, la sua fu musica di un ambiente misterioso e nostalgico che esprimeva sentimenti autentici, senza finzioni. Arrovellava un senso di nostalgia per un mondo perfetto che si spera ci sia e possa eventualmente esistere. E’ come se ci sia stato per Nino una sorta di iperuranio: calmo, tranquillo, invisibile, ma presente.
Ben accompagnato dalla profonda e alchemica voce narrante di Sting, il cantante conduce in un viaggio piacevole tra nostalgia, ricordo, anamnesi di un grandissimo musicista. Oltre ai grandi temi che hanno cambiato il modo di fare musica da film – oggi capolavori assoluti ed indelebili – si esplorano anche altri aspetti meno noti.
Ad esempio che studiava la Filosofia della Natura. Una volta capita ne interiorizzava l’armonia, cioè la musica, nel grande gioco della natura.
Si trasferì da Milano a Bari dove fece parte di una scuola esoterica, nota come la ‘Fratellanza di Myriam’. In questa Accademia pitagorica prese parte alla scuola Ermetica. Grazie a questi studi Nino ricerca la verità profonda, l’essenza dell’esistere e trasla nelle sue composizioni un‘idea di sovrannaturale chiara.
Li fece investigazioni in scienze alchemiche, chiaroveggenza, riti, religioni, tradizioni pagane o popolari, attratto dall’Intelligenza arcana.
Indagini su verità occulte, ermetismo, culture popolari, tradizioni e magia erano gli studi all’ordine del giorno dove, persino al conservatorio, teneva una stanza chiusa con tutta questa biblioteca segreta.
Infatti poi musica e arte come alchimia si trovano perfettamente legate, anche nella famosissima Pappa col pomodoro.
Non solo la lista dei suoi successi, ma anche le critiche della stampa – che notoriamente non capisce un granché, ferirono molto Nino.
Si vede tutta la sofferenza di un uomo che non veniva capito nelle sue metafore del passato, ma innovative, nel non identificarsi con una categoria unica e predefinita di musica: l’abilità della rilettura in una proiezione contemporanea è la sua forza. Oggi osannata, allora esclusa e depennata!
Nelle re invenzioni geniali e libere, come la creatura de la Pappa col pomodoro è basata sul Flauto Magico di Mozart e di Pa pa pa agheno, ma la rielaborazione pop Nino l’ha resa una hit che ti martella in testa.

Il film è il ritratto di un compositore che meravigliosamente attraversò il secolo scorso. Celebre per le sue pagine per il cinema è stato anche stimato autore di “musica assoluta”.
Attraverso la forma di un racconto libero, il film esplora i legami significativi – personali, artistici, spirituali – della vicenda umana di Rota. Egli consacrò la propria vita alla musica e agli ideali che essa è in grado di esprimere.
Tra di essi si racconta dell’amica Vicenzina Giannoli e del legame che durò una vita. Nino si appoggiava a lei per il parere delle creazioni e la definiva ‘La mia ninfa Egeria’.
Nato all’inizio del ‘900, bambino prodigio in virtù di innati talenti musicali, Rota si formò con Pizzetti, Casella e Scalero. Incontrò il cinema molto presto, arrivando in vita a comporre centocinquanta colonne sonore. Oltre che per Visconti (Il Gattopardo, Rocco e i Suoi Fratelli), ci fù Zeffirelli (Romeo e Giulietta).
E naturalmente Federico Fellini. Di cui compose dallo Sceicco Bianco, La Strada, Le Notti di Cabiria, La Dolce Vita, 8 e 1⁄2, Amarcord fino a Prova d’Orchestra.
Il Padrino di Francis Ford Coppola raggiunse il suo successo più grande. Poi con Il Padrino, Parte II vinse, primo compositore italiano, il Premio Oscar per la Colonna Sonora Originale.
SINOSSI
Fotografie e materiali d’archivio vengono reinventati e messi in relazione con gli interventi degli intervistati, tra cui Park Chan-Wook, Alexandre Desplat e Caterina D’Amico, testimone in prima persona dell’amicizia tra Nino e sua madre Suso.
Nino scelse di vivere nel Sud dell’Italia, a Bari, preferendola alla natia Milano ed a Roma, la città del cinema. Proprio a Bari l’arrangiatore statunitense Vince Mendoza mette in prova e dirige nel film un grande concerto celebrativo, nella sala concerti del Conservatorio da Rota diretto per quasi trent’anni.
In vita non ebbe rapporto facile con la critica musicale: il suo naturale trasporto per la musica del passato mal si addiceva a tempi in cui l’avanguardia richiedeva di contestare le forme della tradizione. Finalmente Rota si riconquista il posto che gli compete fra i massimi compositori del ‘900. Avendo lasciato un segno indelebile, profondo e personale nella storia della musica.
COMMENTO DEL REGISTA
La musica di Nino Rota è talmente straordinaria che farne un film diventa un gesto semplice. Infatti è sufficiente darle spazio.
Cordiale, riservato e notoriamente svagato quanto profondo, radicale e consapevole, il Maestro fu uomo inafferrabile nella sua essenza. Ricostruirne la vita significa raccontare la storia di un artista immerso nella musica e ad essa devoto. Attraverso le sue armonie cercò di esprimere la bellezza dell’esistere e l’importanza di un perenne anelito verso la crescita e la consapevolezza di sé. È meraviglioso raccoglierne il messaggio.
Dopo l’anteprima mondiale al Lido, il film uscirà nelle sale italiane nel 2026.
Con la distribuzione di Be Water Film con Adler Entertainment.
Una Nino è Prodotto da Mattia Guerra per Be Water Film. Filippo Sugar ed Elisabetta Biganzoli per Sugar Play. Inoltre da Marco Colombo per Adler Entertainment con Marco Morabito e Walter Fasano.
Con il contributo del MIC-DGCA Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo. Oltre al contributo di Apulia Film Fund di Apulia Film Commission e Regione Puglia.
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