‘Franco Battiato. Il lungo viaggio’ al cinema, il ricordo del grandissimo artista, aedo siciliano in una illuminata vita e interpretazione di Dario Aita.
A Franco Battiato, nei cui panni è perfettamente entrato Dario Aita, viene chiesto:
Cosa vuoi che rimanga dopo la tua morte?
Lui rispose: Un suono

Questa è la commovente storia di un mistico, una figura mitologica, un umano alieno che ricerca, studia, prega.
E incanta. Come un fachiro, come un esegeta, come un Sufi.
Personaggio illuminato, dalla vastissima cultura e apertura mentale, oggi Battiato manca come non mai. Ad ampliare il ricordo funge questo film, anche come omaggio a un grandissimo e irripetibile uomo, in cerca della spiritualità che manca a tutti noi, in un mondo di guerre, violenza, sterminio globale.
La magia poi di aver trovato un attore perfetto – Dario Aita – ha davvero del miracoloso. Di certo mandato e scelto da lui.
Egli è non solo nell’interpretazione e nei modi identico al maestro, nel reiterare i suoi gesti elegantissimi, come lo furono quelli di Battiato, ma soprattutto e incredibilmente nell’assonanza della voce.
Attraverso gli hertz e la musica, egli fu uno dei primi a lavorare sulle vibrazioni dei suoni. Creò una sorta di mantra tecnologici e innovativi, già negli anni 70.
Inizialmente non capito, troppa la sua visione e genialità, scontentando bieche case di produzione milanesi, Franco non demorde e prosegue nella sua ricerca.
Umile, ma convinto, visionario e generoso, si arricchì con i libri del filosofo russo, matematico ed esoterista Pëtr Dem’janovič Uspenskij. La sua ricerca combina misticismo, pensiero analitico e psicologico in un originale percorso verso la verità e le dimensioni superiori.
Forse solo occasionalmente la musica funge da corollario. Ma egli avrebbe potuto altresì essere un poeta, uno scrittore, un Aedo.

Di fondamentale importanza il suo incontro poi con il filosofo mistico greco armeno Gurdjieff, da cui trasse i suoi sai e movimenti gurjieffiani.
Tale percorso di Battiato è solo l’inizio del processo di illuminazione, il quale non può avvenire, come si sa, in assenza di una scuola che assista l’iniziato nel cammino. I parallelismi tra il suo pensiero e quello di altri grandi mistici come Buddha, Socrate e Platone sono numerosi.
Non a caso anche Uspenskij descrive l’uomo nella sua condizione attuale come “dormiente”.
Si auspica un suo risveglio attraverso la scuola della “quarta via”, come alternativa alle tradizionali vie delle scuole orientali verso l’illuminazione .
Ottima anche la fotografia che immortala le idee, il film è commovente, nostalgico e imperdibile.
Lo è non solo per tutti coloro che amarono e capirono Battiato, ma anche per tutti quelli che non conoscono le sue liriche e che hanno qui con ‘Franco Battiato. Il lungo viaggio’ l’opportunità di farlo.
Possono conoscerlo, riconoscerlo, interiorizzarlo.
L’unica salvezza oggi è la ricerca. Quella di Franco. Fatta nostra

Per la regia di Renato De Maria, “Franco Battiato. Il lungo viaggio” è una coproduzione Rai Fiction – Casta Diva Pictures.
Si segue il percorso del giovane Battiato, dalla Sicilia al suo arrivo a Milano negli anni Settanta, esplorando i momenti cruciali del cammino verso il successo e accompagnandolo fino al ritorno nell’amata terra d’origine.
Il film ripercorre ii tre decenni fondamentali della maturazione artistica di Franco Battiato, ovvero gli anni 70, 80 e parte dei 90. Si parte quindi dagli anni della sperimentazione elettronica con album quali Fetus e Pollution per continuare con il periodo di una sua personale ricerca mistica, per poi continuare con il grande successo di popolarità, voluto e studiato a tavolino, grazie a dischi quali Patriots, L’era del cinghiale bianco e La voce del padrone.
La trama
“Franco Battiato. Il lungo viaggio” è il racconto di un viaggio interiore, in cui la natura dell’artista, già incline alla spiritualità, si trasforma in una ricerca più consapevole. Al centro della narrazione anche l’evoluzione del suo talento musicale e alcuni degli incontri significativi che hanno plasmato la sua carriera e il suo spirito creativo, tra cui quello con Giuni Russo, Juri Camisasca e Giusto Pio, amico e coautore di molti dei brani più iconici del repertorio di Battiato.
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