di Gaia Serena Simionati

‘Ritratto di un amore’, (titolo originale Bonnard, Pierre et Marthe), è in uscita il 16 maggio, distribuito da I Wonder Pictures in collaborazione con Unipol Biografilm Collection. 

Arriva da Cannes il film sul grande artista francese, Pierre Bonnard, noto come il Nabi, très japonard, colui che attua una simbiosi tra natura e ritmo vitale.

Autore del saggio Les aventures du nerf optique, Bonnard (1867- 1947) è un uomo e artista che ne ‘ha viste’ tante!

Un paesaggio eseguito secondo i consigli di Paul Gauguin, dipinto sul coperchio di una scatola di sigari (oggi al Musée d’Orsay ), viene considerato il “talismano” e il simbolo del gruppo di artisti Nabis.

Il gruppo Nabis, nasce quindi ufficialmente nell’ottobre del 1888, quando Paul mostra loro quel piccolo olio.

Dall’ebraico Nabiim, significa profeti, ispirati.

Con lui ci sono Paul Sérousier, Maurice Denis, Édouard Vuillard, Ker-Xavier Roussel e Paul Ranson. Poi tutti, a partire dal 1891, esporranno al Salon des Indépendants

Il film

Passione travolgente. Unione indissolubile. Amore fuori da ogni schema.

Il film racconta quanto potente sia l’amore come ispirazione e creazione di capolavori, di intimi ritratti dell’enigmatica Marthe de Méligny, sua musa nonché futura sposa.

Anime sensibili non convenzionali, né borghesi, come quelle degli artisti in epoca impressionista, (e ancor oggi) facevano della famiglia un’icona di vita non percorribile.

Ma quando l’arte intreccia la vita, l’ispirazione femminile diviene cataclisma e porta poi alla dipendenza.

Anche creativa!

Ritratto di un amore racconta quindi dipendenza, crisi, gelosie e rifiuto.

In sostanza, gli alti e bassi di una coppia che si è comunque appartenuta e alimentata a vicenda, rendendo poi tutto immortale con i capolavori, profetizzati e prodotti da entrambi gli artisti.

Quando il pittore francese Pierre Bonnard – post-impressionista nel giro di Degas e Renoir – incontra Marthe de Méligny, cerca solo una modella disposta a posare per lui.

Quello che trova è molto più di una musa. Marthe si rivela un’anima affine, una compagna d’arte e di vita, una donna dallo spirito moderno e indipendente.

Il regista Martin Provost (Séraphine, Violette) racconta questa relazione densa di fascino. Produce un film commovente, esplorazione del confine tra arte e vita, ben accolto dal Festival di Cannes, nella sezione Première 2023.

La relazione passionale e artistica tra il celebre pittore Pierre Bonnard e la sua compagna ispiratrice Marthe, è ottimamente interpretata da una formidabile coppia di attori: Vincent Macaigne e Cécile De France.

La fotografia è elegante e ben ricalca i paesaggi immortalati dagli artisti francesi, indelebili nelle memorie di tutti.

Seppur un pò convenzionale nello stile il film è gradevole e appassionante. Come la relazione che legava Marthe e Pierre.

Autoritratto, 1945

Chi era Bonnard? Due parole sui suoi quadri, ispirazione, passioni

Bonnard trae costante ispirazione dalle scienze occulte e dalla magia. Le ricerche esoteriche lo allontanano ovviamente dal realismo e dal naturalismo impressionista. Lo avvicinano invece ad una pittura di tipo simbolista, vicina al poeta Apollinaire.

Li assimila il tentativo di deformare la realtà. I suoi modelli stilistici sono le opere del periodo bretone di Paul Gauguin e le stampe giapponesi.

Suggestivo e carico di significati simbolici, fa un uso più incisivo del colore e una pittura più meditata. Si rifa ai modelli giapponesi, all’Art Nouveau usa complessi reticolo di arabeschi e di macchie dai colori vivaci che lo rendono unico.

pierre bonnard Ritratto di un amore

Usa un linguaggio diverso da quello delle avanguardie storiche, dei suoi coetanei Matisse e Kandinskij. Si distingue per l’attenzione agli affetti intimi dei personaggi, come in Madre e figlio.

Il suo interesse per le ambientazioni intimistiche, per le scene di toilette, per i nudi femminili (come quelli di Marthe) aumenta. Parallelamente svolge altri temi centrali come paesaggi, nature morte.

Oppure le visioni di squarci parigini impreziosite da presenze umane vitali, come ne Les grands boulevards. E i ritratti femminili come Le figlie di Alexandre Natanson che rivelano una immediatezza e leggerezza di pennellata, una geniale intuizione per i soggetti scelti e una capacità di costruzione narrativa autonoma e personale. Il tutto avviene, impregnato di luce, dal 1926 nella casa di Le Cannet, in Costa Azzurra dove si ambienta il film.

La luce, il fascino del Midi e la visione utopica del suo paesaggio come proiezione di un antico paradiso segnano una svolta stilistica. Imperversano colori più intensi e vivaci, come il giallo del sole mediterraneo e il blu del mare aperto.

I suoi lavori si caratterizzano, in questo periodo, di preminenti rapporti di luce fra figure e oggetti,

Provost, I temi del regista

Al suo ottavo film, Provost ritrova i temi che gli sono più cari come il rapporto tra vita e creazione, ma soprattutto l’emancipazione femminile e il rapporto delle donne in relazione al mondo dell’arte e delle istituzioni, e li affianca a un doppio ritratto di coppia, in una comédie d’amour carica di raffinato e sensuale erotismo che indaga l’amore, la passione, la vita d’artista, dando vita a un’opera di grande sensualità, impregnata di luce e malinconia. 

Bonnard non sarebbe stato il pittore che tutti oggi riconoscono come maestro, senza la presenza nella sua vita dell’enigmatica Marthe, soggetto che occupa più di un terzo del lavoro dell’artista.

Per conoscere Bonnard, Maria Boursin (alias Marthe de Méligny) si finse un’orfana, aristocratica italiana in rovina.

In quel momenti iniziali non sapeva ancora che sarebbe diventata poi il pilastro di un’opera gigantesca. Oggi considerata una delle più importanti dell’inizio del XX secolo.

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