di Gaia Serena Simionati

‘Confidenza’, di Daniele Luchetti, ora al cinema, offre spunti di riflessione su chi sa cosa, di noi.

Abitato da un sempre strepitoso Elio Germano, trucco prostetico a parte, stavolta poco riuscito nel camuffare un’anima che invecchia, assieme apparentemente, al suo corpo, Elio è in match perfetto con la eccelsa Federica Rosellini, il cui viso si apre assieme sia a dottor Jekyll che a Mr. Hyde. Binario.

Offre o un sorriso dolcissimo. O lo stesso, ma sardonico. Con lo sguardo a tratti luciferino o invaso da una sorta di perfidia, alternata ad amore, Rosellini è perfetta per il ruolo; stranissima. Quindi interessante, come tutti i geni matematici.

Confidenza, basato sull’omonimo romanzo del 2019 di Domenico Starnone, su cui Luchetti reitera, e fa tripletta, (dopo Lacci, ) il film sorprende per quel filo invisibile che riesce a creare con lo spettatore.

Esso è fatto di ansia e paura, oltre a un tentativo irrealizzato di capire qual è il segreto che nasconde Germano per tutta la durata del film. Senza risultato efficiente.

Holbein teschio

Confidenza, è una sorta di anamorfosi, visibile solo ai più esperti, come ne I due ambasciatori di Holbein. L’opera si manifesta esplicitamente come un «quadro-rebus» che si presta a diversi livelli interpretativi, sulla scia dei Vexierbilden (dipinti con segreto). E, sulla stessa scia, fa il film.

Si usa un simbolo per non dire qualcosa. Li come qui. Ma la presenza della morte è ovunque. Li come qui!

In realtà, il film racconta tanto di ciò che non si deve sapere di noi. Ed per questo utile.

Primo. Fa capire che solo, rari esseri umani sanno denudarci.

Secondo. Che si vive meglio da vestiti. Quindi con coloro che non ci mettono a nudo. In pratica, un aurea mediocritas! Come molte coppie che non osano conoscere né se stesse, né il partner.

Terzo. L’uomo italiano è in crisi. Competitivo, insicuro, non va fino in fondo. Si attornia di donne, qui tre che lo celebrano. Appare quello che non è. O è quello che non appare. Dietro a un falso buonismo apparente Germano, (Vella) professore benvoluto con indubbia capacità di alimentare i giovani, le loro curiosità e doti, nasconde dei segreti. Persino a se stesso. Vive con la paura che un’onda del mare, sgretoli il suo maestoso castello di sabbia a riva. Qualcuno che possa svelarlo.

Quarto. Propone, sull’esperienza di Starnone, il professore. Un ruolo importante nel panorama della scuola Italiana. Un eroe positivo. Un insegnante che capisce, ascolta i suoi giovani studenti.

Tutto è perfettamente sbilanciato, come un asse non orizzontale. Il film sembra ruotato su se stesso di 80 gradi. Come una casa senza vista mare! Ma sulla spiaggia. Misteri architettonici che qui diventano misteri emotivi.

Sbilanciati anche dalla musica di Thom York. Sublime, ricercata, come il resto del film. Il frontman dei Radiohead e dei The Smile entra nel film mirato, apoplettico. Ha concepito piccoli gingilli di note, a volte tempestosi e martellanti, perfettamente calzanti ad ogni scena. Sa creare gravi momenti di tensione auto indotti. Spesso sul nulla. Ma solo sull’idea eventuale.

Il suono di ‘Confidenza’ si ricorda come una nenia materna, anche dopo giorni. Così come la ricerca del segreto.

Colonna sonora, casting e montaggio, anche presi singolarmente, sono davvero delle piccole gemme incastonate nella pellicola e ne decretano la riuscita che, con 13 minuti in meno, avrebbe acchiappato ancora di più.

Sinossi inutile

Pietro e Teresa vivono un amore tempestoso. Dopo l’ennesimo litigio, a lei viene un’idea. Gli propone di raccontarsi a vicenda qualcosa che non hanno mai detto a nessuno, la cosa di cui si vergognano di più, in modo da rimanere uniti per sempre. Pietro e Teresa si lasceranno poco dopo. Quando Pietro incontra Nadia, s’innamora all’istante della sua ritrosia e della sua morbidezza, in contrasto con tutti gli spigoli della relazione con Teresa. Pochi giorni prima delle nozze, però, l’ex amante ricompare nella vita dell’uomo. E con lei l’ombra di quello che si erano confessati a vicenda.

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