di Gaia Serena Simionati

SMAC a Venezia si prepara a accoglie fisica quantistica e arte, la mostra dal titolo “The Quantum Effect“, curata da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies in Piazza San Marco alle Procuratie Vecchie.

SMAC San Marco Art Centre è la nuova pionieristica istituzione artistica in Piazza San Marco a Venezia: si tiene li fino a Novembre sulla fisica quantistica, arte e scienza.

The Quantum Effect esplora i paradossi spaziali e temporali introdotti dalla teoria quantistica: universi paralleli, viaggi nel tempo, teletrasporto, “supersymmetry” e materia oscura.

La mostra presenta opere di alcuni tra gli artisti più influenti di oggi, intrecciate in una narrazione cinematografica che attinge sia alla scienza contemporanea che all’universo della fantascienza e della cultura pop.

Birnbaum e Davies per questa mostra mettono insieme opere d’arte, esperimenti scientifici, equazioni della meccanica quantistica e fantascienza per creare un vero e proprio effetto quantistico in uno spazio espositivo di mille metri quadri.

Chi si ricorda l’effetto Wonder Woman di sicuro vivrà un momento artisticocinematograficosentimentalnostalgico visitando The Quantuum Effect, trovandovi l’opera di Dara Birnbaum, esegesi di Wonder Woman che tutti noi da piccoli amavamo. Essa raffigura la supereroina nel momento del teletrasporto, il suo corpo che ruota trasformandosi dal personaggio quotidiano al suo alter ego sovrumano, mentre passa facilmente da una dimensione ad un’altra.

La rotazione ipnotizzante su se stessa, il riuscire a tagliare uno specchio con un’unghia, la corsa al ralenti (Slow Motion) rivisitate da Dara creavano, ora come allora, coreografie ambigue, virate in nuovi sistemi tecnologici, installativi moderni.

Come dice infatti il titolo dell’opera più celebre,Technology/Transformation: Wonder Woman (1978–79). cataclisma ed emblema della storia dell’arte femminista, Dara usò tra i primi il video come linguaggio di trasformazione e in rapporto anche alla tecnologia.

Lynda Carter della serie omonima che imperversava dal 1975 al 1979, incrocio tra una reginetta, un’amazzone e Miss Mondo era in grado di scioccare tutti, non solo con la sua bellezza, ma con i suoi poteri e la sua perfezione, tanto da crearne una sindrome vera e propria. Qui è rivisitata dall’artista americana Birnbaum che delegittimò il potere della tv, lavorando e costruendo montaggi personali, con spesso al centro subliminali riflessioni sul potere del femminile.

Le sue opere volevano aprire «Ferite nel tessuto mediale», come lei stessa le definiva: uno spazio di riflessione strappato via all’indolenza e inattività dello spettatore. La tv all’epoca strumento indottrinato e patriarcale, forse non molto distante dall’oggi.


Daniel Birnbaum e Jacqui Davies

L’allestimento si ispira concettualmente al romanzo emblematico di Raymond Roussel Locus Solus, con il suo racconto di otto miracolosi tableaux vivants ambientati in un’architettura di vetro. Prendendo spunto dalle realtà quantiche, la mostra segnala nuove possibilità creative in cui oggetti e ruoli possono essere contemporaneamente una cosa e il suo opposto. Oltre alle opere di artisti come Dara Birnbaum, Isa Genzken, Jeff Koons, Mark Leckey e Marcel Duchamp/Man Ray, The Quantum Effect presenta elementi creati dai curatori: collage cinematografici “entangled” (da “entaglement”: correlazione quantistica) con scorci misteriosi dal mondo della teoria e del calcolo quantistico, oltre a “Science Fiction”, una linea temporale alternativa che, in linea con il tema della mostra, mette in discussione la nozione di tempo lineare e la natura della realtà.

Il programma espositivo di SMAC è vario e cangiante. Realizzato con istituzioni e curatori di fama mondiale vede il contributo di scienziati, artisti.

'The Quantum Effect'

Lo spazio espositivo di SMAC è composto da 16 sale disposte lungo un corridoio continuo di oltre 80 metri. The Quantum Effect ruoterà attorno alla stanza di specchi Oil VII (2007), opera di Isa Genzken. Da questo punto centrale, la mostra si sviluppa simmetricamente con gallerie a sinistra e a destra percepite come mondi paralleli, come se l’esposizione si svolgesse simultaneamente in realtà multiple. Ai visitatori sarà dunque possibile vivere uno dei tanti mondi possibili man mano che avanzano nel percorso “supersimmetrico” della mostra.

Daniel Birnbaum & Jacqui Davies, curatori di The Quantum Effect

Così come la natura paradossale della fisica quantistica sconvolge la nostra comprensione della realtà, abbiamo creato una mostra che sfida la natura e il significato delle cose. Opere d’arte, film, esperimenti scientifici, teorie quantistiche e le loro rappresentazioni simboliche.

Anche i ruoli distinti di curatore, produttore e artista vengono sovvertiti: esperimenti-installazioni e interventi concepiti dai curatori vengono esposti accanto a opere di artisti acclamati. Talvolta, fatto e finzione si fondono, protagonisti chiave della fisica quantica vengono rianimati e le linee temporali tradizionali trasformate in: ‘Science Fiction’. In questo mondo straordinario, Davies assume il ruolo di artista, realizzando opere che strumentalizzano il cinema di fantascienza, la cultura popolare, i social media. Costruendo portali audiovisivi tra i mondi dell’arte, del cinema, della scienza, della filosofia e della magia.

Anna Bursaux, David Gramazio e David Hrankovic, Co-fondatori di SMAC.

Il programma espositivo di SMAC continua a mettere in luce l’inaspettato con The Quantum Effect. Creando un ponte tra il mondo della scienza, dell’arte e del cinema, The Quantum Effect evidenzia la ricerca, il dialogo e la sperimentazione. Ogni mostra di SMAC, anche questa è realizzata perseguendo un approccio collaborativo.

Gli highlights della mostra:

Seguendo la struttura speculare della mostra, ogni opera avrà un “gemello” – un sosia quasi identico.

Tra i lavori più significativi, due opere di Tomás Saraceno della serie, Hybrid Webs, che presentano ragnatele contenute all’interno di teche. L’artista vede la struttura del mondo come una rete intrecciata di esperienze sensorial. Esse si combinano e si scontrano per favorire la comunicazione tra le creature che abitano la nostra galassia.

To the Old World (Thank You for the Use of Your Body) (2021-22) di Mark Leckey è un’installazione filmica. Il protagonista attraversa una membrana invisibile (una lastra di vetro) che lo trasporta da un mondo all’altro.

One Ball 50/50 Tank (Spalding Dr. J Silver Series) (1985) di Jeff Koons è un’opera iconica. E’ un pallone da basket galleggia sospeso all’interno di una teca. Ciò avviene grazie all’equilibrio di densità tra tutti gli elementi contenuti in essa. Per realizzare quest’opera, Koons collaborò con il fisico teorico Richard Feynman.

Le opere di John McCracken evocano l’enigmatico monolite di 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick. L’artista le descriveva come oggetti che avrebbero potuto essere portati sulla Terra da un UFO.

Una fotografia del 1923 di Man Ray. Il titolo“Glissière contenant un moulin à eau (en métaux voisins) (“Glider Containing a Water Mill [in Neighboring Metals]”) (1913–15) ritrae Marcel Duchamp sdraiato dietro la sua prima opera in vetro. Esso riecheggia formalmente nelle opere cinematografiche di tutta la mostra.

Jacqui Davies utilizza la forma semi circolare (in riferimento al “glider” di Duchamp, ritratto da Man Ray). Inquadra l così e sue installazioni cinematografiche. Esse impiegano filmati ritrovati di cinema di fantascienza, musica, cultura visiva e immagini di computer quantistici. Esse sono viste, per così dire, attraverso la prima opera in vetro di Duchamp.

Jacqui Davies
Jacqui Davies, Time Forks Perpetually Towards Innumerable Futures. In One Of Them I Am Your Enemy. 2025. Fotogramma da video

L’influenza di Duchamp è presente anche nell’opera Duchamp descendant l’escalier (1992) di Sturtevant, in cui l’artista appare simultaneamente in luoghi e stati diversi.

Su Daniel Birnbaum & Jacqui Davies

Daniel Birnbaum è curatore e scrittore, vive a Londra. È stato direttore del Moderna Museet di Stoccolma e curatore della Biennale di Venezia del 2009. Attualmente è professore di filosofia alla Städelschule di Francoforte. 

Jacqui Davies è una produttrice e curatrice pluripremiata, che lavora all’intersezione tra arte e cinema. E’ direttrice della casa di produzione Primitive Film di Londra. Ha prodotto oltre 80 film e curato progetti nell’ambito dell’arte e del cinema, commissioni site-specific, spettacoli teatrali e programmi televisivi.

Dal 2023, Birnbaum e Davies hanno sviluppato una pratica di collaborazione unica. Le loro metodologie transdisciplinari di produzione di mostre accostano materiali storici a opere d’arte. Poi elementi provenienti dal cinema, dalla letteratura, dalla musica, dalla scienza. Oltre che dalla sperimentazione digitale d’avanguardia, comprese le tecnologie immersive e le realtà miste. Presentati in un’ampia varietà di contesti istituzionali, i loro progetti hanno esplorato tutte le forme di produzione, diffusione e trasmissione artistica, sia antiche che contemporanee.

'The quantum effect'


Qualche notizia su SMAC, San Marco Art Centre, il nuovo centro d’arte a Venezia

SMAC è un nuovo centro per le arti nel cuore di Venezia. Ogni anno presenta un programma dinamico e vivace di mostre sorprendenti che abbracciano tutta la cultura visiva. SMAC è situato in uno dei luoghi più iconici del mondo, Piazza San Marco. Si trova all’interno delle Procuratie, recentemente restaurate dall’architetto David Chipperfield, vincitore del premio Pritzker.

Il programma è ambizioso. Spazia dall’arte all’architettura, dal design alla moda e al cinema, offrendo opportunità di scoperta sia agli specialisti che al grande pubblico. Si concentra su contenuti che fanno luce sull’inaspettato, che sfidano le convenzioni e pongono domande rigorose. Attraverso la ricerca, il dialogo e la sperimentazione, SMAC esamina con occhio critico la cultura visiva contemporanea. Inoltre esplora relazioni con la storia, la scienza, la filosofia e la società. SMAC ritiene che le arti aprano nuove possibilità di convivenza umana e permettano alle città e alle comunità di prosperare.

Come dargli torto!

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