di Gaia Serena Simionati

Mufasa: The Lion King

Commovente. Ironico. Istruttivo.

Mufasa: The Lion King, nell’ennesima versione, dal 1994 ad oggi, quella di Barry Jenkins, ci fa tornare ancora una volta e felicemente piccoli

Nobiltà, fratellanza, potenza e vastità della natura che sa essere aspra, arsa o rigogliosa, Barry Jenkins che dirige l’ennesima versione di Mufasa: il Re Leone, dopo la prima del 1994 e l’ultima del 2019, ci fa tornare piccoli in sala.

Esplorando grandemente animazione, intelligenza artificiale Mufasa The Lion King, Jenkins ne Il Re Leone sa creare un film che include e diverte gettando letteralmente lo spettatore nella vita e dimensione di Leoni e loro simili.

Mufasa The Lion king  il re leone

Una volta diventato re delle Terre del Branco, Simba è determinato a far sì che Kiara, la figlia avuta con Nala e futura regina, segua i suoi passi. Per questo motivo, il saggio Rafiki racconta alla cucciola la storia delle origini del nonno Mufasa e del malvagio Taka, in futuro conosciuto come Scar.

In passato, quando quest’ultimo era un giovane principe, lui e Mufasa erano amici inseparabili. Cresciuti insieme e diventati adolescenti, i due si uniranno alla lotta della leonessa Sarabi contro un branco di leoni bianchi, “gli emarginati”, comandati dal terribile Kiros.

Correndo per spazi sterminati di natura, tra deserti e cime innevate, cascate e prati fioriti, Il re leone imparerà cosa significa crescere, essere sensibili e diversi.

Pur nelle difficoltà, l’amicizia conta e, di sicuro aiuta a superarle.

Almeno nelle due ore di cinema e pop corn.

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