di Gaia Serena Simionati
Già presentato a Cannes, l’attesissimo ‘Yes’ (Ken) è passato anche alla XX Festa del Cinema di Roma, nella sezione ‘Best of. Il titolo originale: Ken, in ebraico significa Si
Genere Drammatico
Una coproduzione: Francia, Cipro, Germania, Israele, 2025,
Yes. L’acido film israeliano
Presentato a Cannes alla Quinzaine 2025, poi alla festa di Roma, il film ‘Yes!’ una sorta di ipocondriaco e lobotomizzante musical, permette a Nadav Lapid di raccontare come un paese devastante come Israele modifichi le scelte di un artista, la sua volontà, trasformando anche psicologicamente il suo livello di impotenza e sottomissione.
A tratti violentissimo, a tratti elegiaco, commovente, sporco e bieco, Yes! impasta i sentimenti come fossero pallottole e te le fa saltare in testa. Nadav, prigioniero come il suo protagonista, scende a compromessi e racconta il reale, quasi assecondando il perenne ‘diktat’ e voglia di sangue, violenza, rumore del suo paese.
Il dubbio assale lo spettatore. Si adegua anche lui ai suoi produttori, alla violenza e declino morale e intellettuale di Israele o narra le scelte obbligatorie di un artista li, includendo se stesso? La risposta rimane aperta e francamente insolubile
Il confine è sottilissimo.
Come quello inesistente che ormai separa da Gaza, le cui bombe sparate si sentono in presa diretta nel film durante i ciak. Assordanti. La troupe avvicinandosi per le riprese iniziate proprio il 07 ottobre, ha rischiato tanto quanto i palestinesi fanno ogni giorno.
Per questo rimane un film ambiguo, di sicuro sofisticato. Di sicuro non bello. Acido!
Pieno di ineleganza, volgarità del denaro, urla, con un sonoro che tracima e disturba come una guerra e della tracotanza che va con essa, un pò come lo Zalone di Buen Camino, Yes che è un ‘no’! non detto, si inchina come un verme verso la terra.
E così fa l’artista, l’attore Ariel Bronz che, seppur bravissimo, camaleontico, sciamanico nell’interpretazione, nelle scelte, nelle provocazioni, è e rimane, una ‘puttana’. Tira sempre dove va il vento!
In questo caso nella scrittura della Hatikvah (The Hope), l’inno nazionale Israeliano che diviene un pezzo di propaganda per l’estirpazione dei Palestinesi.
Dopo Ahed’s knees (2021), la trama di Yes
Il protagonista del film Yes è Y., (performer radicale Ariel Bronz) un musicista idealista che cerca successo e riconoscimento tra i potenti, offrendo loro la propria arte come strumento di propaganda, fino a comporre un inno patriottico, mentre Gaza brucia sullo sfondo. Egli si prosta al vil denaro, al potere, alla politica.

Sulle orme di una commedia musicale distorta, il film ‘Yes!’ segue il percorso di un artista che, dopo aver urlato “no” al mondo, sceglie di dire “sì” per sopravvivere, accettare, compiacere.
In una società volgare, persa, mostruosa, in cui il denaro è l’unica divinità, l’arte viene usata solo per sostenere il sistema.
Lapid costruisce una “tragedia musicale” dove la danza, la voce e il corpo diventano i soli strumenti rimasti per esprimere ciò che le parole non possono più dire.
Girato tra Israele e Cipro in un contesto segnato da guerra e tensione, il film ‘Yes!’ è anche un gesto di cinema estremo: per girare alcune scene con Gaza sullo sfondo, la troupe ha lavorato in una zona militare sorvegliata, con vere esplosioni udibili in presa diretta.
Lapid mescola simbolismo e surrealtà, satira feroce e malinconia, citando George Grosz, Jackson Pollock, Elvis Presley e i videoclip militari post-7 ottobre, per un’opera che è al tempo stesso farsa, elegia e condanna.
Interpretato dal performer radicale Ariel Bronz, accanto a Efrat Dor e Naama Preis, ‘Yes!’ è un film che rifiuta ogni consolazione e racconta, attraverso l’umiliazione e il canto, la crisi dell’artista nel mondo contemporaneo. Come afferma lo stesso Lapid: “Y. è il mio primo personaggio che accetta tutto. È passivo, sottomesso. Ma danza e canta per non morire. È il solo modo che ha per dire ancora qualcosa”.
Yes! è un film che attraversa la propaganda, l’arte, l’identità e la vergogna, per interrogare ciò che resta della libertà di creare.
Chi è Nadav Lapid?
Suo padre è lo scrittore e sceneggiatore Haim Lapid, mentre sua madre era la montatrice Era Lapid: entrambi hanno lavorato più volte ai suoi film. Dopo aver terminato la leva obbligatoria nell’IDF, va a vivere dal 1999 al 2001 a Parigi.
Vince col proprio lungometraggio d’esordio Hašoṭer (2011) (Poliziotto) il premio speciale della giuria del Festival di Locarno. Nel 2014 il successivo Haganenet (The kindergarden teacher) viene presentato alla Settimana internazionale della critica del Festival di Cannes, sezione di cui Lapid farà parte della giuria due anni più tardi.
Lontano da qui, con protagonista Maggie Gyllenhaal, è un remake americano fatto nel 2018. L’anno dopo vince l’Orso d’oro al Festival del cinema di Berlino con il meraviglioso e poetico Synonymes, ispirato al suo periodo parigino.
Nel 2021 ha vinto il Premio della giuria a Cannes per Haberekh. Ateo, ha votato Hadash alle elezioni parlamentari israeliane del 2015.
Il cast completo
Ariel Bronz, Efrat Dor, Sharon Alexander, Pablo Pillaud-Vivien, Naama Preis.
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