di Nicola Santini

Quando lo smart working è davvero smart

Intervista a Federica Micoli, content strategist, che insegna ad avere successo sui social

Se la chiami influencer, si inalbera. Ma, suo malgrado, influenzare, influenza. E lo fa sul serio. Con una community di 111k follower su Instagram tiene incollate allo schermo persone che vogliono vendere, reinventarsi sfruttando la rete, sbocciare, in senso professionale, studiando strategie contemporanee per creare – questo lo ammette- “contenuti pazzeschi”. Tutto questo lavorando da casa. Un buen retiro geolocalizzato come Papausia, abbastanza vicino alla Milano da bere che per un po’ è stato lo scenario di una carriera in azienda come manager e sufficientemente distante per schivarne (e, chi scrive lo sa, schifarne) le dinamiche inciucione a cui spesso, troppo spesso, chi lavora in ambito digital, si ritrova asseverato.

Federica Micoli è una creatura a sé, un numero primo. Da casa sua governa i successi propri e quelli degli altri. Si fa vedere e sentire sia quando è pazza di gioia che (un po’ meno, ma lo fa) quando è meno soddisfatta. E non le manda a dire. Un patto di totale sincerità con la sua community che non ha niente a che vedere con l’ossessione di sé che hanno certe web star, schiave ormai dei propri contenuti. Un riflesso di un quotidiano fatto di sport, vita sana, lavoro (è una sgobbona) e vita in famiglia con un marito (non un satellite), due cani e una campagna intorno. Luogo ideale, che sa un po’ di passato, Papausia, per progettare strategie per il futuro. Federica Micoli dimostra che tutto si può, basta, come lei, avere 36 lancette sull’orologio.

 

Federica, una carriera in azienda, un libro sulla sfiga, un matrimonio felice e una community assetata di contenuti. Basta a riassumerti in tre righe? 

Aggiungerei “una vita in salita ma solo perché dall’alto i panorami si vedono meglio”.

 

Non ami l’etichetta di influencer. Colpa tua o di chi fa l’influencer di professione?

A causa di improvvisati e presunti tali. Un tempo esistevano gli opinion leader e in quanti tali erano veramente in grado di influenzare pensieri e azioni delle persone con le loro opinioni. Oggi purtroppo, con l’esplosione di social quali tik tok e ancora con fiumi di pseudo celebrities uscite dai reality, questo “ruolo” ha cambiato forma. E il termine  influencer viene sempre più associata a persone che utilizzano i social come fiera della vanità, poca sostanza, tanta apparenza e zero impegno. Sbagliato? Considerato il numero di persone che ha deciso di diventare influencer senza mai esserlo stato, direi di no. 

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Quale consideri il lato più bello del tuo lavoro?

Sicuramente la libertà:  nessun vincolo di orario o luogo e il fatto di rispondere solo ad una persona: me stessa. E poi ci sono le persone che incrocio nel mio percorso lavorativo.  Sapere di averle aiutate, di aver aperto loro gli occhi dando una visione più vera del mondo del marketing e della comunicazione web mi riempie molto di orgoglio.

 

E il lato più faticoso?

Un tempo ti avrei risposto la “dipendenza forzata” dai social, il fatto di doverci essere sempre e comunque. Con gli anni ho capito quanto sia importante stabilire dei limiti ma soprattutto non vivere il tutto come una forzatura, un dovere. Aver raggiunto un equilibrio sotto questo aspetto mi ha aiutata tantissimo a gestire al meglio la mia presenza online.

 

Lavorare da casa ha i suoi pro e i suoi contro. Da due anni a questa parte la gente ha scoperto lo smart working. Non tutti però sanno gestirsi al meglio. Consigli?

 3 regole fondamentali 

1) Al mattino vestirsi come se si dovesse andare lavorare in ufficio

2) Pianificare la giornata in fasce orarie.

3) Rispettare gli orari e le pause, fondamentali per essere efficienti ma anche e soprattutto efficaci

 

Da 1 a 10 quanto ti manca Milano?

Nonostante rimanga la città che ha più amo al mondo, 1.

 

Un trasloco in pieno lockdown e una casa fatta anche con le collaborazioni con le aziende. Come si fa?

Per quel che riguarda il trasloco pianificazione, organizzazione ma soprattutto un piano B in caso di imprevisti. Per quel che riguarda le collaborazioni, ne ho selezionate pochissime (un paio), puntando sopra ogni cosa alla qualità. La stessa che queste aziende hanno trovato nei miei contenuti. 

 

I tuoi follower sono prevalentemente donne, cosa consigli agli uomini che vogliono migliorare la loro immagine sui social?

Un consiglio su tutti: essere se stessi perché i nodi vengono sempre al pettine.

 

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Che differenza c’è tra content strategist, come sei tu e content creator, come si affrancano gli influencer che hanno superato l’esame di maturità?

Un content strategist crea strategie di contenuti per i propri clienti, strategie accattivanti che possono essere adattate a ogni tipologia di business o piattaforma di vendita.  Il content creator crea contenuti per brand e aziende. Mi piace definirlo, influencer con i gradi 😉.

 

Mettiamo Federica Micoli nel ruolo del follower. Chi sono i profili che segui con più passione?

Il profilo ufficiale di Instagram @Creators per rimanere aggiornata sulle novità della piattaforma, @voiago, una coppia di agenti di viaggio che dispensa ottimi consigli sul mondo travel e @Irenecloset perché amo il suo modo sincero e genuino di comunicare con la community.

 

Da strategist professionista, il consiglio che daresti a chi, una volta finito di leggere l’intervista, sente che deve fare qualcosa sul proprio profilo…

Consiglierei di vivere i social in modo sereno invece di subirli e di non pensare che sia tutto oro quel che luccica perché il più delle volte è solo fumo lanciato negli occhi con scaltrezza.