«Trasformo l’ansia in fonte di creatività»

Il grande pubblico l’ha conosciuta grazie al personaggio del Capitano Anna Olivieri nella fiction “Don Matteo”. Negli anni ha fatto del talento, della bellezza, della versatilità e della dedizione al mestiere di attrice, gli strumenti per fare breccia nei cuori degli spettatori. Lei è Maria Chiara Giannetta e qui ci racconta il suo modo di vivere la recitazione.

di Francesco Del Grosso

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«Come donna voglio essere padrona totale della mia vita e le decisioni devono essere le mie. Come attrice, invece, le decisioni non dipendono tutte da me, perché chi fa il mio mestiere è al servizio di un progetto e di un “Sistema” che le prende per te e che funziona in un certo modo. Semmai artisticamente puoi avanzare delle proposte. Ciononostante mi sento libera come artista perché ho accettato questa cosa, con tutte le gioie e le delusioni che comporta». Sono queste le “regole del gioco” che l’attrice pugliese Maria Chiara Giannetta ha scelto per sé e per il suo lavoro. E sono le stesse che ha deciso di seguire sia dentro che lontano dai set o dai palcoscenici che è stata chiamata a calcare sin dalla giovane età, quando nella sua terra d’origine, il foggiano, ha mosso i primi passi nel teatro. Da quel momento ha fatto della dedizione, della determinazione, del coraggio e dello studio, le “armi” di conquista di massa:  «lo studio ti rende più longevo. Ma non mi riferisco soltanto a quello accademico, bensì a tutte quelle opportunità che possono essere un workshop o anche la preparazione per un provino, che ti consentono di crescere professionalmente. È l’allenamento di per sé che bisogna mantenere, così da migliorare strada facendo».

Strumenti, questi, che ha fatto suoi sin dai tempi della formazione al Centro Sperimentale di Roma  e che sta utilizzando per guadagnarsi sempre di più la fiducia degli addetti ai lavori: «si tratta di cose che non hanno a che fare solo con la recitazione, ma anche con l’approccio umano e con che tipo di artista sei. Mi posso fidare di te? Sarai in grado di portare a termine quello che ti sto affidando? Saprai rapportarti con tutto ciò che l’apparato che ti circonda comporta e comprende? Sono domande che chi fa il mio mestiere dovrebbe porsi. Io cerco di rispondere in maniera affermativa ogni volta che me ne viene data l’opportunità». Di occasioni, Maria Chiara ne ha avute prendendo parte a serie di successo come “L’allieva”, “Un passo dal cielo” e “Che Dio ci aiuti”, oltre che a film tra cui “La ragazza nel mondo”, “Ricordi?” e “Bentornato Presidente”, ma quella vera ha bussato alla sua porta solo di recente. Ora che il suo nome ha fatto breccia nel cuore del grande pubblico grazie al personaggio del Capitano Anna Olivieri nella fiction “Don Matteo”, l’indubbio talento, misto a bellezza, versatilità e potenza espressiva, sono ormai sotto gli occhi di tutti.

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Puntando su di lei, la produzione e gli autori hanno preso una decisione molto drastica e al contempo significativa. Non solo hanno cambiato il personaggio del Capitano, ma lo hanno scelto donna e per di più giovane. Questo va letto come un segnale molto forte e preciso: «quando sono andata al provino ho fatto leva sull’aspetto anagrafico e sulla contrapposizione che si è venuta a creare tra due personaggi agli antipodi come quello di Anna e del Maresciallo Nino Cecchini, interpretato da Nino Frassica. Secondo me queste sono state le carte che hanno giocato a mio favore nel momento della scelta. Il fatto che sia una giovane donna che ricopre un ruolo così importante di comando all’interno di una Caserma dei Carabinieri è sicuramente un motivo di soddisfazione e di riscatto, che la porta ad essere attaccata a quello che ha fatto e ha dimostrato di sapere fare in passato. A un primo sguardo può risultare una persona molto rigida e forse un po’ antipatica, ma nel corso delle stagioni 11 e 12,  il pubblico da casa e chi la circonda hanno imparato a conoscerla meglio e a stimarla».

Naturalmente l’impegno richiesto da un prodotto televisivo come “Don Matteo” è lungo e dispendioso, ma lei ha saputo trovare la formula giusta per portarlo a termine: «affronto questa seconda vita per nove mesi e lo faccio nel quotidiano, che nel caso di Anna è dal mattino sino a quando giunge il momento di andare a dormire. Questo perché nella serialità  i tempi si dilatano e anche le situazioni che chiamano in causa il personaggio subiscono dei continui cambiamenti. E tu attore devi muoverti e adattarti in funzione di questi mutamenti. In un film per il cinema, invece, devi andare diritta a puntare su una cosa specifica che serve al ruolo che interpreti e alla sceneggiatura in generale». Dunque, l’approccio e il modo di vivere si plasmano a seconda della tipologia di progetto, ma questo non significa che il percorso di avvicinamento al personaggio sia sempre lo stesso: «la preparazione cambia a seconda del personaggio che mi viene affidato. Ciononostante ci sono delle linee guida che seguo: a volte mi concentro su delle reference che possono riguardare il suo profilo caratteriale o il “mondo” al quale appartiene, oppure mi lascio ispirare da qualcosa di totalmente diverso per differenziarlo da ciò che di simile è già stato rappresentato, così da offrire degli aspetti nuovi e inediti. Altre volte prendo spunto dalla realtà, per esempio quando devo interpretare delle donne che hanno uno stile di vita o un’estrazione sociale diversi dal mio, le vado a cercare e ad osservare per potere attingere da loro».

La storia ci ha mostrato in più di un’occasione che personaggi popolari e molto amati come quello del Capitano Olivieri possono diventare croce e delizia per chi li interpreta. Ma su questo Maria Chiara è stata molto decisa nel dire: «la voglia di fare altro è sempre più forte, quindi non penso che alla lunga Anna si possa trasformare in una “gabbia”, tantomeno in una comfort zone. A guidare il mio percorso professionale, oltre che umano, c’è il desiderio e il bisogno di sperimentare  cose nuove. In generale recito per me, perché a volte mi aiuta a esorcizzare dei nodi personali. E poi perché il recitare in tv, al cinema o in teatro, è una spinta ad essere più curiosa del mondo e ad avere una visione più ampia rispetto a ciò che mi circonda. È una fonte di arricchimento da cui attingere continuamente».

 

Credits Ufficio Stampa Maria Chiara Giannetta: Take Off Artist Management