‘Despite The Scars’ è un delicato film di Felix Rier che narra un tentativo di ripartenza, dopo l’abisso.
Una traumatica esperienza sessuale modifica la vita.
Spesso i risultati invisibili agli altri. I segni di una violenza sono apparentemente indescrivibili, ma altrettanto indelebili. Perdita di fiducia, dolore, paura solo alcuni. Gli effetti più gravi. Oltre a mille altri
Il film riesce però nell’intento. Accompagna con grazia l’altalena emotiva della protagonista, mescolando musica, silenzi e tenerezza.
Andrebbe davvero proiettatto e reso obbligatorio, oltre che nelle scuole, anche nelle carceri dove tali mostri sono rinchiusi.
Sono viva. Sono libera
Ich lebe. Ich bin frei.
Con queste potenti parole, dopo anni, mesi di ricerca, lavoro, psicoterapia, indagine privata, mentale e corporea, Thea, la protagonista che con coraggio da guerriera sceglie di raccontare la sua drammatica storia, riesce a pronunciare un timido tentativo di liberazione.
Il film è un ritratto dolce, toccante e al tempo stesso spiazzante di quel momento ‘bloccato’. In cui la vita non torna a scorrere, non ancora del tutto.
Lei, Thea è li alle prese con un passato che ancora rigurgita ricordi, abrasioni, incubi . E poi un presente che richiede uno sforzo titanico, anche solo per essere vissuto.
Si mostrano i tentativi non tanto di “superare” qualcosa, ma di convivere con ciò che non si può dimenticare.
Il film ‘Despite The Scars segue la protagonista in un percorso fatto di crolli e impercettibili rinascite, in cui la tenacia, la danza, la ricostruzione diventano esercizio primario e quotidiano. Sia sull’esperienza corporea del trauma e della sua elaborazione. Sia sulla forza silenziosa del quotidiano nella ricostruzione di sé.
Come altri film sul tema violenza, il documentario affronta in modo inedito il trauma e la guarigione. L’opera riflette infatti sulla difficoltà di “andare avanti”.
Poi sull’importanza di ricreare fiducia negli altri, ricostruire una relazione sana, anche attraverso la musica che è terapia. Così come lo è la danza che aiuta a sbloccare la memoria del corpo. Le relazioni sono terapia
Grazie anche ad un adorabile cane Mandinga e al compagno Thiago si vedono leggeri progressi che riabilitano la vita di Thea.
L’evento traumatico che segna la protagonista non viene mai mostrato esplicitamente. Il film sceglie di concentrarsi invece sul “dopo”, con sensibilità e rispetto, lasciando che la violenza resti un racconto vocale ai margini.
La scelta di non mostrare il trauma, ma di raccontarlo attraverso pianti, sguardi, frasi spezzate e piccoli gesti quotidiani, rende il film ancora più potente.

Forse anche questo film è per Thea un aiuto, una terapia. Non solo grazie alla potente amicizia del regista, ma anche grazie al video diario che cristallizza i suoi attimi.
La trama
Giovane danzatrice e coreografa Thea deve confrontarsi con il trauma subito da un violento stupro di gruppo. Inizia così un lento e delicato percorso di guarigione profonda. Attraverso il ballo, affronta il proprio dolore passo dopo passo, trasformando gradualmente la propria vulnerabilità in un silenzioso, ma tenace coraggio.
Con il sostegno incrollabile del compagno Thiago e l’amore incondizionato del loro cane Mandinga, Thea ritrova uno spazio sicuro. Li re inizia a ricomporre il proprio mondo in frantumi. E poi anche grazie al miracolo di una nuova vita che cresce.
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