..E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!..
Chi non ha mai pianto leggendo X agosto, la poesia di Pascoli in memoria del padre Ruggero, alzi la mano.
Ucciso mentre tornava a casa dal mercato di Cesena il 10 agosto 1867, stesso giorno in cui si celebra la notte di san Lorenzo, li le stelle cadenti diventano lacrime cosmiche che piangono per il dolore umano e universale. Lo stesso che vediamo oggi ovunque.
Il commovente tributo alla morte del padre vede la narrazione che, sublime, accosta una storia in una realtà naturale ad una realtà familiare. Essa smaschera una cruda verità universale: il male e l’ingiustizia in agguato che dominano l’esistenza. Ora come allora
Pascoli ha appena 12 anni e questa morte aprirà una serie di lutti familiari. Un parallelismo tra il destino di una rondine uccisa mentre torna al nido e quello del padre, che torna a casa con doni per i figli, tocca le corde più intime di ogni lettore.

Con la stessa intimità, racconto poetico distante dai soliti freddi biopic, il film ‘Zvani’ – Romanzo Famigliare di Giovanni Pascoli, elegantemente diretto da Giovanni Piccione, inizia con un treno che riporta la salma del grande poeta.
Con essa la pellicola scalda il cuore e restituisce a Pascoli il degno spessore umano, tutte le difficoltà della sua vita, la solitudine e amore per la scrittura che lo resero uomo complesso, davvero ben lontano dalla figura ieratica e imposta a scuola e sui manuali
Il legame viscerale che lo legava alle sorelle di cui ha curato tutto: la crescita, le economie, la presenza diviene uno dei nodi della sua esistenza, sforzo enorme nell’ottica di ricreare quella famiglia che amava e che brutalmente si era sgretolata in fretta con lutti disastrosi.

1912, Giovanni Pascoli è morto e un treno parte da Bologna per Barga con le sue esequie tra studenti, autorità e parenti, e la sorella Maria. Il viaggio riflette il lutto del paese, dove persone di tutte le classi sociali rendono omaggio al poeta.
La parola al regista
Pascoli è molto attratto dagli ideali rivoluzionari. Qui ne diamo un ritratto insolito, famigliare, intimo. Basti pensare che in pochi sanno che andò in prigione tre mesi e fu uno studente fuori corso. Si laurea infatti a 27 anni tardivamente, grazie al talento, alla tragedia e alla preparazione incredibile. Studia ad Urbino con i padri Scolopi che erano preparatissimi, famosi latinisti, grecisti, astronomi e botanici. Li c’era di tutto e si innesta la sua sensibilità vissuta da ragazzo con questa disciplina.
Bisognerebbe dire ai giovani che le loro ferite, possono alimentare la spinta ed energia creativa che se poi si rivolge alla disciplina, come nel caso di Pascoli, ottiene risultati sorprendenti.
Qualcuno ha detto che è anche un film di fantasmi. Si rompono le coordinate del tempo e dello spazio, non c’è un rigore logico, temporale. I personaggi infatti appaiono e scompaiono
Anouk Andaloro
dice che un viaggio iniziato con Donatella molto tempo fa. Giuseppe Piccioni ha messo una grazia straordinaria che illumina questo poeta come lo merita. La chiave di racconto è il viaggio interno che permette di capirne le sfumature. Cosi diviene un vero progetto di servizio pubblico
Francesco Melzi D’Eril
E vero che è un film di servizio pubblico, prima però è stato portato alla Mostra del Cinema di Venezia, proprio perché meritava anche la vetrina alta di un festival. Ora non vediamo l’ora che Zvanì si confronti con il pubblico. Rai fa un servizio vero presentando sia poesia, che storia e cultura con questa opera.
Lo scrittore Massimo
Donatella Botti la produttrice mi ha fatto un dono dice lo scrittore Massimo
Mentre ero a new York ho trovato un volume di un grande fotografo. Nel ’69 Paul Fusco che era un giovane fotografo, era salito sul treno che riportava la bara di Kennedy a Washington attraversando tutto gli Usa.
Le foto scattate sono tutte in movimento fatte dal treno vedevano a salutare operai lungo la massicciata, soldati, fattori, politici e rappresentanti dei piccoli luoghi
Anche quello di Pascoli fu un funerale fatto dal treno. Così la salma mise due cose assieme. Potevo cosi raccontare fantasmi e personaggi sul treno, come lo visse e raccontò la sorella Maria. E’ un’idea di racconto che scardina la biografia in senso classico. Qui raccontiamo un Pascoli giovane, così anche i giovani di oggi si possono immedesimare e trarre ispirazione.
Ebbe grandi ideali e poi è centrale il commovente incontro con le sorelle che non vede da tanti anni, nel tentativo di ricostruire la famiglia. Esce dall’esperienza del socialismo umanitario e la missione che cercano di interpretare è di rappresentare un modello morale per la società e poi per la sua famiglia in primis
E cerca di ricreare quel nido famigliare distrutto e perso traumaticamente nell’infanzia, con l’uccisione del padre poi la madre persa di crepacuore e poi fratelli e sorelle
Federico Cesari è un ottimo e credibile Giovanni Pascoli in Zvanì, il film in onda stasera su Rai 1. Perfette con lui Benedetta Porcaroli e Liliana Bottini (le due brave e belle sorelle Maria e Ida). Inoltre i camei di Riccardo Scamarcio che è Cacciaguerra e Margherita Buy è Emma Corcos
Casa di produzione: MeMo Films, Rai Fiction con il sostegno di Emilia-Romagna Film Commission
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