di Gaia Serena Simionati

“Eileen”, meraviglioso incontro di gelosie e squilibri, di William Oldroyd, con l’ottima performance di Anne Hathaway, conquista lo spettatore e lo delude al tempo stesso.

Boston.

Anni 30.

Riformatorio.

Ritratto psicologico. Un noir stile Hitchcock. Ottimi i costumi, le scene, l’ambiente generale. Ottime anche le recitazioni e le attrici credibili.

Per la regia di William Oldroyd 138 minuti di suspense e armonia di squilibrio, atterrano lo spettatore nel profondo del velluto delle sedie che lo accoglie

Basato sull’illuminante e pluripremiato romanzo di Ottessa Moshfegh, il film dalla fotografia sbiadita e pallida, come i visi delle protagoniste, svela una storia tenebrosa

Musica pulsata a ritmo conico.

Facce antiche come il setting che le accoglie

Già cantautore di Lady Macbeth, Oldroyd qui con Eileen ripresenta il suo interesse per i giochi triangolari tra donne, potere e psicologia.

Il ritratto stilistico, visivamente elegante, di un thriller psicologico in avventura e osmosi tra donne, con la credibile Thomasin McKenzie e Il premio Oscar® Anne Hathaway, seppur ben concepito e girato, lascia un pò perplessi nella versione finale dell’idea.

Anne Hathaway Eileen

SINOSSI

Nella Boston degli anni ‘60 la giovane Eileen (Thomasin McKenzie) conduce una vita monotona lavorando come segretaria in un riformatorio minorile e prendendosi cura di Jim, il padre alcolista (Shea Whigham). Le cose cambiano con l’arrivo di Rebecca (Anne Hathaway), la nuova psicologa del carcere. Brillante e disinvolta, Rebecca esercita un fascino magnetico su Eileen, che rimane immediatamente attratta dalla sua eleganza. La loro amicizia prende però una piega pericolosa quando Rebecca le rivela un oscuro segreto.

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