Semplicemente pungente, dissacrante, a tratti irriverente ma…, soprattutto, libero di testa e di mente. Paragonarlo ad un libro è facilissimo, tanto “che ti ci butti letteralmente dentro” mentre lui ballonzolante sulle parole, ama palesarsi beffardo, cinico e tagliente più d’una spada!

Questa cosa poi di non sentirsi un critico d’arte: “No, no, non rubo il mestiere a nessuno, sono un curioso che in passato è stato  mercante d’arte,  anche oltreoceano.”

Qualcuno ha osservato che l’arte non serve a niente eppure è importante.

Oddio…non so chi l’abbia detto, tra l’altro ci campano in tanti…osserverei che è un collante poiché l’eredità, avuta, è una cosa che ci rende assolutamente insostituibili. E nessuno al mondo ha la fortuna di un’eredità così complessa, come nessuno al mondo l’ha trattata male come l’abbiamo trattata male noi, ogni tanto. Anche  se ho l’impressione che da una decina di anni a questa parte esista maggior sensibilità in merito.”

E niente toglie che vi siano varie sfaccettature in merito.

“Beh…posso portare un paragone come quello della santità: quando fu chiesto a Santa Teresa D’Avila  la differenza tra un Santo grande ed uno piccolo, la risposta fu quella di un bicchiere piccolo ed uno grande, però tutt’e  due  pieni! Pertanto allontaniamone il progetto didattico visto che ognuno ritrova lo specchio di sé stesso acculturandosi. Perché imparare serve.”

Un sorriso impertinente come un grillo ronzante,  mentre  prosegue dicendo che l’arte non è definibile, bensì lo è l’artista. “Perché l’arte è un virus, ed anche percezione…detto da un antropologo culturale che ha conosciuto persino il mondo cinese. Il mare,  cara signora, va guardato  non per guardarlo ma per far suscitare altre sensazioni di ciò che stai guardando. Pertanto pulsione dell’anima energetica! Questo è un  settore variegato… nel mondo trovi artigiani, sciamani, guru  – pensiamo al successo concordato – insomma  pura anarchia –  e…guarda caso gli anarchici possono anche essermi simpatici!”

Una aggiustatina al panciotto, qualche saluto di passaggio, quelli che lo aspettano per la foto di rito, lui che raccoglie documentazione varia, sino a quelle  mani allargate supplicanti che.. l’intervista deve terminare!

 Capito, professore,  capito. Ultimissima domanda.I n questo mondo dominato dal food…

Cibo  per favore, cibo… siamo in Italia pertanto parliamo italiano…”

Va bene mi correggo, si può parlare anche dell’arte del cibo?

Assolutamente sì…anche se noi distinguiamo l’agricoltura dalla cultura, come se fossero due cose diverse, mentre invece sono parallele. Praticamente due elementi che caratterizzano la nostra antropologia comportamentale. In sintesi la stessa idea del vivere e del mangiare.”

D’obbligo a questo punto: ‘calici alle stelle!’

Carla Cavicchini

cavicchini.press@gmail.com