di Gaia Serena Simionati

“Il vizio supremo: la superficialità.”

Oscar Wilde

Qui ce n’è ben poca dato l’insieme delle discipline artistiche presentate tra musica, canto, architettura, scenografia, scultura e bellezza in generale ai massimi.

Il Teatro Olimpico di Vicenza – il più antico coperto al mondo – è opera di Andrea Palladio (1585).

Alla sua morte Vincenzo Scamozzi vi realizzò le celebri scene fisse. Tali strutture lignee, peraltro in ottimo stato di conservazione, sono le uniche d’epoca rinascimentale ad essere giunte fino a noi.

Il luogo unico e magico diventa per la prima volta scenografia potente e ideale proprio per Ercole al bivio. Il proscenio dotato di un soffitto a cassettoni “alla ducale” racconta, non a caso, il trionfo di Ercole, le sue dodici fatiche. Nell’ottagono centrale il celebre figlio di Zeus viene raffigurato proprio con il Piacere e la Virtù, i personaggi dell’opera bachiana in scena.

teatro olimpico
Interior of Teatro Olimpico (Vicenza) scena

Margherita Dalla Vecchia porta quindi nel meraviglioso teatro l’Olimpo di Bach: mito, virtù e celebrazione nelle Cantate BWV 213 e BWV 29 oggi 1° novembre alle ore 18.30. Già direttrice artistica del Progetto Bach quest’anno è giunto alla sua XXVII edizione.

Due importantissime Cantate encomiastiche di Johann Sebastian Bach per Soli, Coro e Orchestra Barocca.

Sono scritte entrambe espressamente per occasioni pubbliche. Il dramma per musica – di rara esecuzione in Italia – Laßt uns sorgen, laßt uns wachen BWV 213, meglio conosciuto come Ercole al bivio. Composta a Lipsia nel 1733 per il compleanno del principe elettore Federico Cristiano di Sassonia (5 settembre). Il libretto porta la firma di Christian Friedrich Henrici, altrimenti noto con lo pseudonimo di Picander.

Si racconta il mito di Ercole al bivio mettendo in scena la complessa scelta che il giovane eroe deve compiere fra la via del Piacere (Wollust, impersonata da una voce di soprano) e quella della Virtù (Tugend, un tenore). Ovviamente Ercole (contralto) rifiuta le tentazioni del Piacere e sceglie la Virtù. E’ un testo e un lavoro pensato come insegnamento morale e omaggio allegorico al giovane principe ereditario di cui in quell’autunno del 1733 si celebravano gli undici anni.

Bach ha eseguito questo brano, ai suoi tempi, con il Collegium Musicum che era composto proprio da universitari al Caffè Zimmermann di Lipsia. Nelle Cantate profane egli esprime la sua vocazione operistica e aspetti del dramma in musica, conosciuti e maturati, perfettamente riconoscibili nelle grandi Passioni secondo Giovanni e Matteo.

Poi la cantata Wir danken dir, Gott, wir danken dir BWV 29 eseguita a Lipsia il 27 agosto 1731 per l’insediamento del nuovo consiglio municipale per suggerire la corrispondenza tra il potere politico e la potenza divina. Il fastoso organico orchestrale, con trombe e timpani, esprime tutta l’esultanza dei testi.

L’opera si apre con una sinfonia per sola orchestra, caso raro tra le cantate sacre di Bach: è il preludio della Partita per violino n. 3 BWV 1006, la cui parte solistica passa all’organo. Il coro che segue mette in musica il secondo versetto del Salmo 75. Il basso espone il tema, le altre voci entrano per imitazione e le trombe si aggiungono in un crescendo magnifico. Bach riprese questo coro nel 1733 per il Gratias della messa destinata alla corte di Dresda, e poi nella Messa in si minore BWV 232, dove la stessa musica regge il “Gratias agimus tibi” e il “Dona nobis pacem”. L’organico prevede quattro solisti, coro, tre trombe, timpani, due oboi, archi e basso continuo.

L’Orchestra Barocca è quella del Teatro Armonico diretta da Margherita Dalla Vecchia, organo solista e maestro al cembalo. Solisti dell’ensemble sono, per le Arie Maria Ines Zanovello, violino, Giuseppe Falciglia, oboe, Claudia Pallaver e Dileno Baldin, corni naturali, Calogero Contino, prima tromba naturale.

Mentre il Coro, in un ideale incontro culturale fra Italia e Germania, è quello del Vokalensemble an der Kieler Gelehrtenschule, diretto da Anne-Beke Sontag. Un progetto intergenerazionale del liceo classico di Kiel di cui fanno parte studenti dell’istituto, ex alunni (diplomati tra il 1987 e il 2022, oggi studenti delle Università per la Musica di Lubecca e Amburgo), giovani laureati in canto. Tutti e volutamente interpreti under 35. Solisti: Anne Maj Hansen soprano, Marcus Elsäßer tenore, David Csizmar basso.

La lettura scenica è, infine, affidata a Giovanni Sinopoli, regista, autore e sceneggiatore, con il quale questo Progetto ha già collaborato per una splendida Passione secondo Matteo, nel 2024, proprio per il Teatro Olimpico.

Entrambi i concerti fanno parte di #fuorimostra, il calendario di oltre duecento appuntamenti che da ottobre 2026 a maggio 2027 accompagnerà, a Vicenza e in provincia, la mostra Italia Germania.



E realizzzate con il sostegno e la collaborazione del Comune di Vicenza, MAGIS, Regione Veneto, Ministero della Cultura, Fondazioni ROI, Volksbank e Polo Marconi, Accademia Olimpica, Biblioteca Bertoliana, Gallerie d’Italia – Vicenza Sanpaolo, Conservatorio di Vicenza, Kieler Gelehrtenschule.



La filosofia degli strumenti originali
Il nucleo identitario dell’orchestra risiede nella scelta rigorosa di utilizzare strumenti copia da originali barocchi, prediligendo in particolar modo i modelli di fattura italiana. L’obiettivo dell’ensemble non è la semplice riproduzione museale del passato. Invece il recupero della corretta tavolozza timbrica, delle tensioni e delle articolazioni originarie pensate dai compositori del Sei e Settecento.
Le acclamate produzioni spaziano dalle pietre miliari di Johann Sebastian Bach fino ai capolavori secenteschi di Claudio Monteverdi. L’orchestra schiera un organico storicamente coerente.

L’intelaiatura sonora si fonda su archi montati con corde di budello, tastiere storiche (organo positivo e clavicembalo). Inoltre strumenti del basso continuo come il violone e la tiorba. Unite ad elementi rari della sezione fiati come i corni naturali a una sola spirale e oboi barocchi.


Margherita Dalla Vecchia

Apprezzata organista, clavicembalista, direttrice d’orchestra e docente italiana. E’ figura di spicco nel panorama della musica antica e barocca. Nata a Vicenza, ha intrapreso fin da giovane un rigoroso percorso di studi, diplomandosi in organo e composizione organistica al Conservatorio di Parma e in clavicembalo al Conservatorio di Mantova.

La sua formazione si è arricchita grazie al perfezionamento nelle più prestigiose accademie europee e all’incontro con storici maestri della composizione e della musica organistica come Luciano Berio, Fabio Vacchi, Stefano Innocenti, Sergio vartolo, Michael Radulescu, Luigi Ferdinando Tagliavini, Harald Vogel, Montserrat Torrent Serra, Giacomo Manzoni e Alberto Baroffio.


Da quasi quarant’anni, Margherita Dalla Vecchia è un punto di riferimento culturale per la sua città natale: dal 1987 ricopre infatti il ruolo di organista titolare degli storici organi della Chiesa e dell’Oratorio di San Filippo Neri a Vicenza. Profondamente legata al repertorio di Johann Sebastian Bach, dal 2000 ha ideato il Progetto Bach di Vicenza, una vasta iniziativa di studio e divulgazione nata al fianco del celebre M°Michael Radulescu.
Parallelamente all’attività concertistica come solista e direttrice dell’ensemble vocale e strumentale Il Teatro Armonico – da lei fondato –, porta avanti una prolifica carriera a fianco di tutte le massime realtà culturali. Oltre all’appasionata didattica.

Giovanni Sinopoli

E’ regista, autore e sceneggiatore italiano, noto sia per la sua personale impronta stilistica nel cinema e nel teatro, sia per l’intenso lavoro di valorizzazione dell’eredità intellettuale di suo padre, il celebre direttore d’orchestra e compositore Giuseppe Sinopoli. Ha presentato alla Festa del Cinema di Roma 2026 il suo documentario Il ghiaccio in tasca. Mio padre Giuseppe Sinopoli. Prodotto da Vivo film e Eolo Film Productions.
Ha saputo costruire un percorso eclettico in cui i linguaggi visivi si fondono costantemente con la dimensione scenica. Il suo stile si caratterizza per una spiccata sensibilità documentaristica e per la capacità di unire il rigore biografico all’emozione del racconto. Vanta collaborazioni con maestri del calibro di Marco Bellocchio e Peter Stein.

Il Teatro Olimpico di Vicenza celebra la figura mitologica di Ercole. Eletto a nume tutelare e simbolo delle virtù civiche e intellettuali dai fondatori dell’Accademia Olimpica.

Le sue raffigurazioni si concentrano principalmente nell’attico, ovvero l’ordine più alto della monumentale frons scaenae (la facciata strutturale del palcoscenico) e delle attigue versure laterali. In questa specifica fascia superiore, lo scultore lombardo Ruggero Bascapè ha realizzato un celebre ciclo decorativo. Esso è composto da undici riquadri in altorilievo. Essi rievocano le celebri Fatiche di Ercole (tra cui la lotta contro l’Idra di Lerna, la cattura di Cerbero e lo scontro con il leone di Nemea).

All’interno di questa stessa sequenza dell’attico trova spazio anche la trasposizione del celebre apologo morale di Ercole al bivio (o Scelta di Ercole). Il giovane eroe viene ritratto nel momento cruciale. Deve scegliere se intraprendere la via impervia della Virtù o cedere alle lusinghe effimere del Vizio. L’intera narrazione plastica funge da manifesto programmatico per gli stessi accademici rinascimentali. Le imprese e il travaglio morale del semidio simboleggiano il percorso dell’ingegno umano. Attraverso lo sforzo, il superamento delle passioni e il sacrificio, riesce infine a conquistare l’immortalità e la Fama eterna.

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