“Sono diventato un pittore perché volevo elevare la pittura allo stesso livello di intensità della musica e della poesia“

Rothko alla Fondazione Louis Vuitton di Parigi. Fino al 02 Aprile 2024
All’interno del Jardin d’Acclimatation di Parigi, nella parte settentrionale del celeberrimo Bois de Boulogne, si costruisce un’esperienza imperdibile.
Armonizzata tra pittura, architetture e natura, in un coacervo alchemico altisonante, visibile fino al 02 aprile, la mostra di Mark Rothko è, a dir poco, meravigliosa.

115 quadri, di grande intensità, pervadono, accolgono, colonizzano il fruitore, provenienti dalle più grandi collezioni internazionali, istituzionali e private, tra cui la National Gallery of Art di Washington, quella della famiglia dell’artista e la Tate Gallery di Londra
Dai periodi iniziali dei multiforms, ai ritratti delle Tube Stations, dove sono organicamente e in nuce già visibili li, gli spazi cromatici, che come finestre sull’aldilà, emergeranno in seguito, negli anni 50, nella seconda fase produttiva e geniale di Rothko.
Lo stesso artista, morto suicida, sarebbe davvero contento di questa mostra e dell’esposizione dei suoi Seagram Murals, opere mal capite e rifiutate nel 1958 dall’architetto del Fours Seasons che doveva collocarle nel ristorante omonimo, all’interno del nota architettura di Ludwig Mies van der Rohe, a Manhattan.

Con un allestimento di tipo cronologico, dislocato in tutti gli spazi della Fondazione, l’esposizione ripercorre l’intera carriera di Rothko.
Dai primi dipinti figurativi alle opere astratte per le quali è più conosciuto oggi.
Nel 1969, l’artista donerà nove di questi dipinti alla Tate Gallery che, per fortuna, le accoglie e dedica una sala esclusivamente a Rothko.
La fondazione. Le architetture. La mission
il corpus di opere è ben collocato all’interno della spettacolare Fondazione Louis Vuitton, progettata dall’archistar Frank Gehry, il cui approccio scultoreo e organico alla progettazione l’ha resa unica.

Ad accoglierla il curatissimo quartiere, vicino all’Arco di Trionfo, a ovest di Parigi.
Con un progetto dell’architetto americano Frank Gehry commissionato nel 2001, sotto la gestione di Bernard Arnault, fondatore del gruppo LVMH, nasce nel 2006 la Fondation Louis Vuitton di Parigi.
Spazio unico dedicato all’arte e alla cultura a Parigi, questa iniziativa privata, ha lo scopo di promuovere e sostenere l’arte, per lo più contemporanea.
La mission è proprio quella di incoraggiare la creazione artistica contemporanea. Sia in Francia che all’estero.
E’ inoltre luogo di incontro e interazione fra gli artisti, il pubblico parigino, e i visitatori di tutto il mondo.
Nasce nel cuore del Bois de Boulogne, occupandone circa 846 ettari, in un meraviglioso contesto paesaggistico accanto allo zoo, con all’interno un auditorium, 11 gallerie con esposizioni permanenti ed ampi spazi per la realizzazione di esposizioni temporanee.
Con la sua incredibile architettura, che rimanda alla forma di una gigantesca nuvola o una barca a vele spiegate, la Fondation Louis Vuitton, è un edificio di straordinaria bellezza.
Vetri. Trasparenze. Giochi di rifrazione e speculazione visiva, sono stati scelti dall’architetto e ben si sposano con le opere all’interno della struttura.
La mostra e la potenza iconica di Rothko

Curata, luminosa, attorniata da animali esotici e giardini perfetti, la Fondazione e la sua mostra, incarnano l’ideale di bellezza contemporanea e definiscono, una volta per tutte, la capacità e l’eleganza dei francesi di eccellere nel creare cultura.
E farla vivere al meglio!
Espressionismo astratto, la definizione dei critici newyorkesi, fu ampiamente rigettata da Rothko che, amava la musica, scrisse libri, studiava il teatro e rifiutava, avendo una mente olistica, ogni tipo di caratterizzazione o ghettizzazione.
Mark Rothko è colui che dipinge delle astrazioni luminose da decenni. Ebbe una grande cultura visiva che apprese anche attraverso i viaggi in europa e in Italia, scoprendo Pompei, Firenze e i grandi capolavori antichi italiani.
Egli si ispirò infatti agli spazi celesti di Giotto, del suo Giudizio Universale (1305). Fu colpito dalla Scuola di Atene (1509) di Raffaello nella distanza delle finestra del cielo e della luce.
E poi amò l’uso del colore, la cromia ton sur tone di La desserte. Harmonie Rouge di Matisse
Il suo uso del colore possiede intrinsecamente il potere di creare una sensazione sia di perdita che di avanzamento. La dinamica lavora su suggestioni emotive e sovrapponendo i vari colori, si produce del movimento.
Questo genera un’ambiguità spaziale intrigante, una profondità e sovrapposizione di toni che vive in modo netto, nelle pitture dalle grandi campiture colorate.
Coloro che osservano i suoi lavori si sentono attratti come l’energia da un buco nero. Fagocitati da una densità cromatica e da linee sfumate, prive di contorni netti, gli spettatori varcano una soglia spazio tempo che induce persino a sensazioni profondissime e stati meditativi.
La potenza di Rothko è in grado di rievocare profondi stadi ascetici, come quelli raggiunti nella fase R. E. M, nota come sonno paradosso, in cui prevalgono la visione e il sogno, dettati da nistagmi involontari.

Il messaggio arriva potente e chiaro, più netto rispetto ai lavori precedenti agli anni ’50

Il ristorante
La visita si può concludere infine nutrendo anche il corpo, oltre che l’anima.
Infatti, all’interno della Fondazione Louis Vuitton nel Ristorante ‘Le Frank‘, si può cadere nelle mani dello chef stellato Jean-Louis Nomicos.

Fondation Louis Vuitton
8 av. du Mahatma Gandhi
Aperta dalle 11am alle 6pm
To read more on cinema and Gaia Serena Simionati








