Il film ‘Ritratti di cinema’, di Paolo Civati secondo Vittorio Barbieri

All’ombra della ‘Mole’ di Torino il regista Paolo Civati dà vita a un’insolita tavola rotonda, mettendo al centro nove tra i cineasti più influenti del panorama contemporaneo: Ruben Östlund, Peter Greenaway, Paul Schrader, Jane Campion, Tim Burton, Damien Chazelle, Asghar Farhadi, Pablo Larraín e Martin Scorsese.

Ritratti di cinema si presenta come un costrutto introspettivo privo di velleità accademiche. Civati compone un lungometraggio minimalista, costantemente attraversato da una convivialità capace di cogliere confidenze, esitazioni ed improvvisi slanci ironici.

Lontano dal didatticismo tipico di progetti più celebri come The Story of Film: An Odyssey (2011) di Mark Cousins, il documentario non tratta il cinema in quanto oggetto di culto, bensì indugia sulle vite che esso ha segnato. Fin dai primi istanti, emerge un’atmosfera autentica e diretta.

L’immediatezza espressiva di Civati annulla qualsiasi distanza rituale con gli intervistati, dissolvendo la rigidità della seduta analitica in un confronto paritetico. Non si tratta di una lezione, ma di una conversazione in cui affiorano idee ed esperienze fondative delle rispettive poetiche. Gli autori non esitano inoltre a lasciarsi sorprendere da gaffe e momenti fuori copione.

 Ritratti di cinema

Ne è un esempio la sequenza che vede Terry Notary far irruzione sul set nei panni di Oleg (The Square, 2017), disturbando giocosamente Östlund e mettendo in contatto il personaggio con il suo stesso creatore.

Altro pregio del film sta nella capacità di spostare con naturalezza il baricentro del discorso. Se il cinema è il punto di partenza, ciò che si dischiude è una riflessione più ampia sui grandi temi dell’esistenza: la spiritualità, la morte, il genere, la responsabilità del raccontare e il rapporto con il pubblico. Civati dipinge così un ritratto a tutto tondo dei suoi interlocutori, lasciando che le loro parole intreccino l’esperienza artistica con quella privata.

A sostenere questa architettura è un impianto visivo essenziale, in cui il bianco e nero si alterna a sporadici usi del colore che coinvolgono immagini di repertorio e splendidi scorci di Torino. Il tutto è avvolto da una colonna sonora eclettica che alterna jazz e fusion, fino a sfiorare il metal: un mosaico sonoro che incide nettamente sul ritmo emotivo della pellicola.

Con il suo lavoro, Civati restituisce l’essenza più pura e immediata dell’amore per il medium. Nessun vate davanti all’obiettivo: solo donne e uomini che vivono visceralmente il bisogno di esprimersi attraverso le immagini in movimento.  Ritratti di cinema non cerca dunque di chiudere un discorso, bensì di aprirlo. È un invito all’ascolto: un’opera che non vuole spiegare, ma mettere nelle condizioni di percepire la settima arte nel suo respiro più umano.

Il parere di Tommaso Travaglio

Un occhio, un punto di vista, uno sguardo mirato, il film punta alla scoperta e all’ incontro di grandi registi del mondo del cinema. Così si scopre come l’arte del vero cinema non rappresenti solo un lavoro, una passione, ma un vero e proprio senso di vita.


Attraverso ricordi, aneddoti ed esperienze molti autori raccontano il proprio senso di vita nascosto dietro alla cinepresa. Abbiamo Jane Campion, Tim Burton, Ruben Ostlund, Asghar Farhadi, Pablo Larrain, Damien Chazelle, Paul Schrader, Peter Greenaway e Martin Scorsese.
Partendo da questioni più generiche ci si addentra sempre più all’interno della singolare realtà creativa ed artistica, esplorando: passioni, affinità, prospettive, credenze e contraddizioni.


La pellicola, prodotta da Rai cinema e girata all’interno del Museo del Cinema di Torino, alterna frames d’intervista a registi, a scatti e video sia di reperti storici, contenuti nel museo (all’interno della Mole). Inoltre si sofferma anche su momenti iconici dei film di maggior successo dei registi intervistati.


Con la capacità di mantenere l’attenzione alta, permette d’entrare in intimità con il pensiero di ogni artista, al fine di comprenderne fragilità e punti di forza.

Nel film si articola una visione singolare, ma collettiva dell’arte di fare cinema, evidenziando le similitudini e le differenze tra i vari artisti. Si pone il bisogno di libertà come antitesi, tesi e sintesi del processo cinematografico.
Evidenziando come l’arte, la bellezza e la cultura, che riflettono il pensiero libero ed indipendente, possano portare alla vera libertà.
Collegamenti ad eventi ed esperienze vissute, forniti grazie ad aneddoti e ricordi, permettono di comprendere il processo creativo del pensiero di ogni regista.


In ‘Ritratti di cinema’ si esplora l’arte espressiva e creativa di ognuno. Intendendo come l’arte possa far volare in maniera libera ed incondizionata l’anima e il pensiero di ogni artista. Sia esso un vero e affermato regista o semplicemente un bambino che sogna di fare i film nella propria cameretta.
Si insegna li anche libertà e consapevolezza, imparando a non spegnerci. Imparando a usare l’arte come mezzo comunicativo. A continuare a sognare, a credere in noi ed in ciò che pensiamo. Solo così impareremo ad essere liberi.

Sinossi
Una tavola rotonda immaginaria, in cui nove grandi registi (Campion, Burton, Ostlund, Farhadi, Larrain, Chazelle, Schrader, Greenaway,Scorsese) si confrontano sul senso del cinema. Oltre a riflessioni sui meccanismi che hanno reso il loro linguaggio inconfondibile. Un modo per parlare di cinema e percorrere le filmografie dei nove protagonisti, risalendo alle origini della loro creatività.

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