“Se tra vent’anni mi troverai a fare il banchiere denunciami”
Birra calda in mano. Camera d’albergo.
Un letto sfatto. Un uomo alto. E’ un pompiere in mutande.
Una mascolinità tossica, appiccicata all’incapacità di gestione dei desideri violenti. Un rimuginare il suo di un passato andato.
Un amore finito, mai dimenticato. Di sicuro tradito. O almeno non ricambiato. A discapito droga e alcool.
E poi l’arte che entra nella vita, un regista che ‘non mette bene a fuoco’ nemmeno se stesso. O almeno i suoi ricordi.
Così come le relazioni appoggiate al potere. C’è infatti un sostituto procuratore. La protagonista violata che si fa rispettare.
E si narra di come poi il potere determini una sorta di correttezza imposta, fasulla, come nel finale a sorpresa
L’attualità di questo testo in un ‘momento Epstein’ come quello odierno è sconcertante e sembra quasi chiaroveggenza!
I rapporti, il sesso, i giochi di ruolo, le violenze. Tutto li da leggere.

I TANTI EPSTEIN, GRILLO, TURRETTA
Tutto emerge in ‘The Tape’ come se lo scarto temporale di 27 anni non esistesse, e fosse invece scritta ieri. Lo era nel 1999 invece.
Ieri a ridosso degli scandali Maxwell e i ‘rotten files’ che contengono tutto il male del mondo a casa Epstein, tra i buchi nel muro con telecamere del Mossad infilate nei pori del travertino.
Nel ’99 era un nastro di una mangiacassetta. Oggi l’AI e sofisticate microtelecamere
Sceneggiatura meravigliosa.
Recitazione eccellente.
Regia sorprendente con diversi “colpi di scena” originali e inaspettati, adagiati su una scenografia ben realizzata e pezzi di musica sofisticata come Here Comes The Rain Again, Love Is a Stranger degli Eurythmics.
Infatti il significato vola con l’iconica voce celestiale di Annie Lennox che racconta il volere, il desiderio come Ossessione.
Stiamo parlando di #TheTape, scritto da Stephen Belber nel 1999 dove, spostando una sola consonante, diventa chiaramente ‘The Rape‘
Si tratta di un’opera teatrale eccellente con una modernità inaspettata sui temi dello stupro sessuale, dei ricordi, della ricostruzione non binaria, del femminismo e di una definizione poco chiara e sfocata del bene e del male, diversa dalla percezione della realtà e degli eventi stessi.
La memoria è come un ‘House of Cards’ – ci racconta lo scrittore- fragile! Basta un tassello mancante perché tutto precipiti

#EpsteinFiles, #metoo
Sebbene oggi con Epstein, la tecnologia applicata allo stupro abbia fatto passi da gigante, la bruttezza della violenza sulle donne, dopo quasi 30 anni rimane ahimè identica!
Così come l’attualità di questa pièce che vi lascerà di sicuro di stucco!
Infinitamente I. M. P. E. R. D. I. B. I. L. E
In cartellone al @TEATRO FILODRAMMATICI MILANO dal 5 al 22 marzo.
Con il regista Bruno Fornasari, Belber a Milano, ha condiviso riflessioni sul testo e sulla sua nuova vita scenica in Italia. Ha tenuto un gremito incontro per approfondire il processo creativo e i temi centrali di Tape. La sua opera giovanile nel 2001 è diventata un film diretto da Richard Linklater e interpretato da Etan Hawke, Robert Sean Leonard e Uma Thurman.
Da allora il testo, che oggi suona di un’attualità disarmante, non ha mai smesso di essere rappresentato anche in teatro, arrivando finalmente anche nel nostro Paese
Belber ha poi assistito alla prima dello spettacolo, cristallizzando in queste parole le sue emozioni:
“Seeing the production of my play Tape (La Registrazione) in Milan was both inspiring and a genuine thrill. Soaking in the care, precision, artistry and inventiveness of the cast and creative team made me remember why I love theater. Cross-cultural interpretation of complicated, ever-evolving social issues is a task that theater is well equipped to address, and the team at Teatro Filodrammatici – led by the phenomenal Bruno Fornasari – brought the perfect combination of tenderness and power.”
“Vedere la messa in scena della mia opera teatrale Tape (La Registrazione) a Milano è stato al tempo stesso fonte d’ispirazione e una vera emozione. Immergermi nella cura, nella precisione, nel talento artistico e nell’inventiva del cast e del team creativo mi ha ricordato perchè amo il teatro. L’interpretazione interculturale di questioni sociali complesse e in continua evoluzione è un compito che il teatro è perfettamente in grado di affrontare, e la squadra del Teatro Filodrammatici — guidata dal fenomenale Bruno Fornasari — ha saputo esprimere il connubio perfetto tra tenerezza e potenza.”
La parola la regista Bruno Fornasari
In una stanza di motel tre ex compagni di liceo si ritrovano a confrontarsi, dopo anni, su un episodio ambiguo del passato, mettendo in crisi ricordi, versioni dei fatti e relazioni. Nel confronto tra Jon, Vince e Amy la memoria non appare mai neutrale, ma continuamente riscritta dal tempo, dal desiderio di giustificarsi e dal bisogno di trovare una verità condivisibile.
Anche se il testo di Belber presenta dei personaggi poco più che ventenni, per il nostro spettacolo ho scelto degli interpreti più maturi. È una decisione che non altera la struttura dell’opera, ma che ho creduto necessaria per rafforzare un nucleo tematico per me molto attuale.
Tape non è infatti il racconto di un conflitto giovanile, bensì una riflessione sulla persistenza del passato e sul modo in cui la responsabilità personale potrebbe, o dovrebbe, col tempo, servire a qualcosa.
L’aumento dell’età scenica rende infatti più evidente che il conflitto tra i ruoli non riguarda soltanto ciò che è successo, ma il tempo trascorso senza che quel fatto sia stato davvero affrontato.
Le parole dei personaggi non appartengono più all’istinto dell’immaturità, ma al territorio più complesso dell’età adulta, dove il silenzio, la rimozione e l’autoassoluzione hanno avuto anni per sedimentarsi.
In questo modo, ogni confessione e ogni tentativo di ridefinire il passato acquistano un peso diverso: non
sono più solo il dubbio di un errore giovanile, ma l’indizio di una responsabilità rimasta sospesa.
Lo scarto anagrafico introduce anche un ulteriore livello di lettura, perché i tre personaggi in scena appartengono a quella generazione che sta diventando, o è già diventata, genitore.
Una generazione cresciuta in un’epoca di maggiore dinamica di comunità e minore pressione mediatica, ma non per questo di maggiore consapevolezza. Una generazione che si trova oggi a educarne un’altra senza la garanzia d’aver elaborato fino in fondo i propri errori.
Se il passato non viene affrontato, rischia di trasformarsi in modello implicito e la difficoltà di assumersi la responsabilità di ciò che è accaduto non resta confinata alla sfera privata, ma si riflette nella trasmissione, o nella mancata trasmissione, di valori di empatia, rispetto e ascolto.
In questo senso, quel che accade nel motel non è soltanto un confronto tra tre individui, ma il ritratto di una generazione che deve misurarsi con la propria memoria prima di poter chiedere ad altri di essere migliori.
ENGLISH VERSION
‘If in twenty years you find me working as a banker, report me.’
A toxic masculinity, linked to an inability to manage violent desires.
And then art enters life, as do relationships based on power.
And how power then determines a sort of imposed, false correctness, as in the surprise ending.
The relevance of this text in an “Epstein moment” like today is disconcerting and seems almost clairvoyant.
Relationships, sex, role-playing, violence. It’s all there to read.
Everything emerges in “The Tape” as if the 27-year time gap did not exist, and it had been written yesterday.
Yesterday, in the wake of the Maxwell scandals and the files containing all the evil in the world at Epstein’s house, among the holes in the wall with Mossad cameras stuck in the pores of the travertine.
In ’99, it was a cassette tape. Today, it is AI and sophisticated micro-cameras.
Wonderful writing.
Excellent acting.
Surprising direction with several original unexpected “Coup de théâtres” and sophisticated music on good scenery.
We are talking about #TheTape, written by Stephen Belber in 1999.
This is an excellent play with an unexpected modernity on the themes of sexual rape, memories, non binary reconstruction,
feminism and an unclear and blurred definition of good and evil other than the perception of reality and events.
Although today, with Epstein, technology applied to rape has made great strides, the ugliness of violence against women remains the same after almost 30 years!
So does the relevance of this piece, which will leave you speechless.
Memory is like a “House of Cards”, the writer tells us: fragile.
All it takes is one missing piece for everything to collapse.
On the billboard @TEATRO FILODRAMMATICI MILANO from 5th of March to 22nd
DO NOT LOSE THIS AMAZING, ENRICHING NEWYORKEES TEXT
Per gentile concessione dell’Agenzia Danesi Tolnay
Orario spettacoli
Mar.-sab. 20.30, mer. 19.30, dom. 16.00
Tariffe
Intero €25, under30/over65 €15, università €11,50, convenzioni €14
Biglietteria
Tel. +39 02 36727550
biglietteria@teatrofilodrammatici.eu
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