Metallo, silenzio e fuoco: la potenza di Arcangelo Sassolino tra arte, fisica, meccanica e tecnologia / di Gaia Serena Simionati

“Questi scritti, quando verranno bruciati, daranno finalmente un po’ di luce”

Andrea Emo

Tra le cose più belle da vedere in Biennale 2022, nella sua 59esima edizione, oltre a un viaggetto tra le sotterranee e misteriose prigioni di Palazzo Ducale, e all’apodittico Quentyn Metsys, troviamo li anche il dialogo tra microcosmo e macrocosmo, uomo e natura di Anselm Kiefer

Impastando enormi teleri di memoria e dolore, ispirati ai Rubens e Tintoretto nelle stesse sale che lo ospitano, il dialogo tra antico e moderno in formati cinquecenteschi e giganti, storia, passato e materia contemporanea, avviene alla perfezione, lasciando lo spettatore stupefatto da magnificenza e poesia. 

Si trova l’infinita ‘bellezza’ anche alle Accademie, seppur male illuminate, nei sempiterni capolavori di Bellini, Carpaccio, Mantegna che vengono atterrati dalla potenza esplosiva delle curve spazio temporali di Anish Kapoor e dalle sue installazioni sanguigne e devastanti, memento mori e riferimento alla guerra e ad ogni inutile spargimento di sangue.

Ma stando aderenti alla contemporaneità – cioè l’ambito di questa biennale – che spesso non riesce nemmeno lontanamente ad essere all’altezza dell’intelligenza, creazione, armonia del passato, tra le miriadi di lavori inconcludenti e vacui, si staglia unico il Padiglione di Malta. 

Diplomazija astuta (Cunning diplomacy) porge fiera la originale re-interpretazione di una pala d’altare di Caravaggio, concepita da un artista visionario: Arcangelo Sassolino.

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