di Gino Morabito

«In tutta quella imperfezione, ho respirato solo amore»

Il mestiere dell’attore non l’ha scelto, gli è capitato. Ma, prima di farsi conoscere con il suo volto, ha conquistato tutti con la voce. Tra fiction, doppiaggio, cinema, teatro, Giorgio Borghetti ha saputo ritagliarsi ruoli da indiscusso protagonista: L’uomo di fumo, Captain T, Il sogno di un uomo ridicolo. Il racconto di un figlio diventato padre, a cui la vita ha insegnato due cose: il rispetto per sé stessi e per gli altri, e l’amore.

L’augurio è sempre quello: “solo cose belle”. Un’opera prima, per la regia di Kristian Gianfreda, realizzata con i sacrifici di tutti. Un piccolo miracolo italiano che tratta il tema delle case famiglie e dell’integrazione.


Solo cose belle è la dimostrazione che, quando c’è dietro una storia bella da raccontare, non è necessario ricorrere ai soliti noti per poter realizzare un’opera. È un film no budget. È costato 420mila euro in tutto, come se fosse stato realizzato con il solo cachet che avrebbe preso uno dei nomi altisonanti del cinema italiano. I produttori e i distributori dovrebbero dare ascolto anche ad altri volti e non affidarsi esclusivamente agli stessi attori. Per carità, bravi, ma sempre e solo gli stessi! Altrimenti, guardi la locandina di un film e ti sembra già visto.


Captain T – La condanna della consuetudine racconta la storia di Tommaso, un doppiatore cinquantenne che sogna di fare l’attore ma viene riconosciuto per la sua voce, che diventa inevitabilmente la sua condanna.


Della sua faccia non importa niente a nessuno. Vive quindi uno stato di depressione, di dolore. Il corto è distribuito da Premiere Film, che ne detiene i diritti fino a gennaio del 2022, ed è stato scritto e diretto da Andrea Walts. Nel chiudere gli occhi si ha come la sensazione di sentire una voce conosciuta ma, soltanto aprendoli, si realizza di avere dinanzi volti, corpi ed anime di grandi artisti.
Tutto ciò vuol essere un mio personale omaggio a quel mondo che mi ha permesso di avvicinarmi a questo mestiere.


Fin da quando ha prestato la voce a Elliot di E.T. Giorgio Borghetti si è innamorato di un mondo in cui riuscire ad esprimere appieno la propria professionalità e le proprie emozioni.


Un buon doppiaggio è quando viene fatto esattamente come l’originale, ma nella propria lingua. Per dirla con un tono più alto: il doppiaggio come riproduzione originale di un originale, che in Italia diventa cultura.

Leggi l’articolo completo sul numero di Marzo/Aprile 2022 di Red Carpet Magazine