di Gino Morabito

«Il successo mi ha dato il lusso di essere libero»

Esagerazione, teatralità, disinibizione. Un’identità emblema di uno stile di vita. Tra ribellione e diversità, Achille Lauro trasforma i racconti di una Roma pasoliniana in musica neorealista. Popstar, rockstar, punk rocker, icona glam, scrittore bohémien. Tutto e niente. Dal degrado dei palazzi di Vigne Nuove ad una vita sotto la luce dei riflettori, a celebrare la solitudine nascosta in un costume da palcoscenico.

Il tormento interiore, quella perenne insoddisfazione che ci appartiene.


Sono una persona tormentata che guarda al passato con malinconia e al futuro come un grande sognatore, immaginando quello che ancora non esiste. Il presente è il motore di tutto, ciò che mi spinge a scrivere.


Solo eccesso, follia, libertà, disobbedienza. Scrivere sopra ogni cosa.


Io scrivo. Non solo canzoni ma riflessioni su chi sono, sulla vita, sull’amore. L’amore cinico, quello non corrisposto, l’attrazione sessuale. Scrivo partendo da sensazioni, da stati d’animo, e ogni volta fotografo una parte di me.


Dai primi mixtape all’ultimo Lauro, ogni canzone è frutto di una ricerca dell’autorato, di una cura certosina della parola. Ogni canzone ha il proprio colore e la propria immagine.


Le mie canzoni sono sempre spontanee. Quando le scrivo, ho chiare in mente delle immagini che voglio riuscire a far vedere a chi le ascolta. Da qui la costruzione vera e propria dell’abito che diventa costume di scena, video, cover… tutto ciò che si guarda.


L’appariscenza del personaggio con il rischio di sovrastare la propria musica.


È un rischio che ho deciso di correre, mettendo in conto anche la possibilità che tutto questo prima o poi possa finire. Il successo mi ha dato il lusso di essere libero. Libero di non omologarmi alle logiche di mercato, di uscire dalla mia zona di comfort per mostrare realmente chi sono.


Lauro De Marinis, nato a Verona l’11 luglio 1990. Figlio di gente onesta, cresciuto in una comune.


La voglia di arrivare dove sono oggi e la capacità di andare avanti a dispetto di tutto e tutti deriva dai valori trasmessi dalla mia famiglia: persone oneste che avrebbero meritato certamente di più.
Sono cresciuto nella periferia estrema di Roma, in una comune di ragazzi dove c’erano artistoidi di tutti i tipi, disgraziati, delinquenti, scappati di casa, figli di nessuno. C’era sempre qualcuno che scriveva molto bene e faceva musica. Già da allora ho imparato a confrontarmi con gli altri per capire se la mia opera valesse qualcosa.


Una passione per la musica ereditata dal fratello maggiore, detto Fet, e la scelta di andare a vivere a Roma, città decadente e poetica.


Ringrazio la periferia dove sono cresciuto, ringrazio la mia città, perché non sarei chi sono oggi, se non ci fosse Roma. Non a caso Rino Gaetano, Mannarino, Coez, sono tutti romani. Per non parlare di Franco Califano, un artista che, più di ogni latro, ha messo dentro i pezzi le proprie emozioni.

Leggi l’articolo completo sul numero di Marzo/Aprile 2022 di Red Carpet Magazine