di Gaia Serena Simionati

Io capitano, la recensione del film

Corroborato da un’ottima fotografia di Paolo Carnera che inonda dune desertiche, cristallizza rumbe tribali senegalesi, miti ancestrali e volti stravolti dal viaggio epico dei protagonisti, Io Capitano di Matteo Garrone racconta il viaggio avventuroso di Seydou e Moussa. I due giovani lasciano Dakar per raggiungere l’Europa pieni di speranze che si infrangono sulle stesse rocce su cui le barche di Lampedusa spesso arrivano.

Sorta di Odissea contemporanea, da studiarsi nelle scuole per i giovani svogliati europei, il film narra attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia. Poi i pericoli del mare. La crescita di due giovani anime, assieme alla caduta dei loro sogni e forse iniziali illusioni.

Originale, mai scontato Garrone sa usare un melange di se in vari strati nei suoi film. Dal road movie, alla fiaba o all’onirismo sa sempre stupire e indubbiamente arricchire il fruitore dei suoi film.

La sua forza deriva dall’empatia e dalla bellezza che le sue storie per punto tristi, sanno raccontare. Il film non si discosta tanto nei protagonisti dalla storia di Pinocchio entrambi burattini, disobbediscono a padre e madre per andare nel paese dei balocchi: l’Europa con Mangiafuoco.

Tutto torna e dalla fiaba alla realtà è un attimo.

DUE PAROLE DEL REGISTA DI ‘IO, CAPITANO’

Io Capitano nasce dall’idea di raccontare il viaggio epico di due giovani migranti senegalesi. Essi attraversano l’Africa, con tutti i suoi pericoli, per inseguire un sogno chiamato Europa.

Per realizzare il film siamo partiti dalle testimonianze vere di chi ha vissuto questo inferno. Abbiamo deciso di mettere la macchina da presa dalla loro angolazione per raccontare questa odissea contemporanea dal loro punto di vista.

Una sorta di controcampo rispetto alle immagini che siamo abituati a vedere dalla nostra angolazione occidentale, nel tentativo di dar voce, finalmente, a chi di solito non ce l’ha”.

#venezia80, Io, capitano

‘IO, CAPITANO’ DI GARRONE

«Un film con la telecamera in controcampo, dall’Africa verso l’Occidente»

Originale, mai scontato Garrone sa usare un melange di se in vari strati nei suoi film. Dal road movie, alla fiaba o all’onirismo sa sempre stupire e indubbiamente arricchire il fruitore dei suoi film.

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