Presentato in concorso, al 41Torino Film Festival, MANDOOB, (Night Courier), offre la spettacolare lunga ‘notte buia’ del corriere saudita, in bilico tra malattia, famiglia, denaro e precarietà del lavoro.
Per la regia di Ali Kalthami, Mandoob – Night Courier (Il fattorino notturno) esplora il mondo del lavoro in una fotografia dark, come i meandri stessi di chi deve fronteggiare una busta paga.
Riyadh e la supervita di alcuni a discapito di altri
Una Riyadh mai vista, serotina appunto, tra skyscrapers di ultralusso, luxury apartments simil Dubai, ristoranti chic, notti in disco e parties, un povero li, continuamente sollecitato, ‘sfonda la parete di vetro’. E cerca di entrare anche lui nella supervita che vede passargli davanti. Quella degli altri però!
Vorrebbe guadagnare, lavorare, avere soldi per la sorella che tenta la via imprenditoriale producendo gelato (che si squaglia). Vorrebbe averli per il padre malato e le sue terapie costose. Oppure semplicemente per portare a cena una ex collega benestante, parte di quell’elite altolocata che ha un lavoro, che ben guadagna, di cui lui non fa parte.
Ma anche che non ascolta, è superficiale, vacua, spesso inutile. E’ in scena, seppur al buio, il conflitto di classe con la stessa eleganza visiva che abbiamo visto nello splendido Parassita del sud coreano Bong Joon-ho.
Qui in Mandoob il protagonista, simpatico picaro, generoso e sbadato è un pò psicopatico, ma crea subito una immediata empatia. Tutti fanno il tifo per lui. Fin dalle prime scene in cui la sua ironia, rilassatezza, furbaggine lo cristallizzano fin da subito in un buontempone.
Purtroppo però lasciato in preda di se stesso, della sua goffaggine, inesperienza, o semplice avidità, egli collassa.
Non prima però di aver fatto vivere a tutti un notte da leoni. O da c…ni.

Il termine Mandoob, in arabo, è ricco di significati. Gli stessi che forniscono nel film diversi strati di lettura nei messaggi intelligenti che solleva.
Innanzitutto è una persona autorizzata a consegnare un pacco. Poi è la persona compianta per una perdita (o una disgrazia). Infine significa persona sfregiata.
L’idea geniale del regista è già nel titolo che, stranamente e nella storia, raccoglie tutti e tre i significati inerenti la vita del protagonista. Un corriere, rovinato che cade in disgrazia. Complici sia la società, l’avidità delle aziende che la sua impotenza. Come quella di ogni lavoratore! Sottopagato, maltrattato e spesso imbrogliato.
Con una sorta di pan per focaccia, Fahad (Mohamad Aldokhei) risponde con la stessa moneta ai maltrattamenti aziendali finendo però in una spirale di errori.
Egli vorrebbe e deve solo prendersi cura della famiglia tra cui un padre gravemente malato. Per compiere al suo dovere dribbla tra i due lavori. Lavora (male?) in un call center e corre tra le richieste dell’app di consegna notturne. Entrambi i lavori sono la realtà odiera del sottopagato. In Arabia Saudita come ovunque, i Glovo, che siano in auto, in bici o i risponditori/chiamatori che assillano per ore dai call center, sono una realtà condivisa, mal gestita, indubbiamente sfruttata.
L’intelligente disanima in versione thriller, di Kahatmi, parla di questa realtà del lavoro. E di voglia di rivincita. Rivincita che ahimè fallisce miseramente.
Il ricco cast
Il cast include ottimi attori ben coordinati e credibili. Si distingue il bravo protagonista che regge il film anche e molto da solo, Mohamad Aldokhei. Poi Mohammed Alttowayan, Sarah Taibah, Hajar Alshammari, Abdullah Ahmad
Il regista Ali Kalthami
Produttore, sceneggiatore, scrittore e regista,Ali Kalthami annovera tra I suoi lavori i due corti La Yekthar Show (2010) andWasati (2016). Mandoob (2023) è il suo lungometraggio d’esordio
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