di Gaia Serena Simionati

‘Ghost Detainee’ è in uscita nelle sale dal 05 febbraio.

Terrorismo. Spionaggio. Diritti umani. Segreti di stato.

Architettato come un thriller internazionale, ricco di suspense, di questo e molto altro, narrano le vicende del film

“Quando a un uomo è negato il diritto di vivere la vita in cui crede, questi non ha altra scelta che diventare un fuorilegge.”
Nelson Mandela

Il documentario sul caso Abu Omar, l’Imam milanese rapito dalla CIA, per la regia di Flavia Triggiani e Marina Loi, ottimamente scritto con la collaborazione di Luca Fazzo, colpisce e affonda.

Affonda due stati: Italia – Usa .

L‘intelligence. Meglio cambiarle nome.

E la vita di un uomo.

La vicenda giudiziaria, relativa al rapimento nel 2003 dell’imam milanese Abu Omar, è il primo caso al mondo in cui un sequestro di stato, operato dalla CIA, finisce al centro di un’indagine della magistratura di un paese alleato.

Il film illumina gli errori /orrori della Cia, gli abusi di potere di 26 agenti, gli hotel lusso non autorizzati, le torture compiute su un uomo la cui colpa primaria è stata quella di avere idee politiche.

Il rapimento è ripercorso attraverso interviste esclusive allo stesso Abu Omar e alla moglie Nabila Ghali. Quindi al Pubblico ministero Armando Spataro, deus ex machina dell’intera inchiesta e a Niccolò Pollari, all’epoca dei fatti capo dei servizi segreti italiani.

Inoltre si interpellano i giornalisti Mattew Cole della NBC News e Sebastian Rotella del Los Angeles Time, voci autorevoli a livello internazionale.

Ben fa intendere, in modo equilibrato e saggio, le dinamiche, gli errori, le sviste madornali, i ritardi della magistratura italiana e dei capi del Sismi, ovviamente tutti assolti e coperti dall”Illegale’ segreto di stato.

O gli tutti gli agenti Cia, 26, poi graziati dalla mano di Dio: Napolitano

Si dovrebbe iniziare cambiando subito nome all’Intelligence che, ne per strategia operativa, ne per azioni, ne per visione appartiene più a tale nome.

Grazie all’intervento geniale e chirurgico di Armando Spataro si è riusciti invece a far emergere colpe e abusi di un paese alleato. dimostrando che la considerazione italiana all’estero vale meno del due di picche.

La violazione dei diritti del singolo si unisce poi alla sovranità di uno stato. Inesistente.

Spataro è riuscito a portare termine un anno inutile e doloroso di torture, sevizie, violenze sessuali letteralmente salvando, IN EXTREMIS, col suo intervento, la DIGNITA’ DI UN PAESE e la vita a un uomo.

Poi risarcito dal tribunale europeo

Abu Omar

Ghost detainee abu omar

Il film scatena interrogativi leciti, morali e che non avvallano uno stato di diritto, come gli occidentali vantano di offrire. Alcuni su tutti, parlano chiaro: i casi di Assange, Manning, Snowden, su cui le due brave registe stanno preparando altri film

Ovviamente, tutti sono collegati ai soprusi della CIA, alla diffusione di documenti e file su rapimenti, torture, morti improvvise nelle migliaia di prigioni nascoste come Guantanamo. E molte altre.

Vedendo ‘Ghost Detainee’ nascono quindi domande spontanee e inquietanti, se si ragiona a livello empatico.

Fin dove può spingersi uno stato democratico? Dove si può arrivare in nome della “ragion di stato”?

Per capirne di più e per approfondire su Rai play un’interessante visione di ‘Presa diretta.

Partendo da Assange, il doc collega tutti a soprusi e abusi di potere dai cosiddetti paesi democratici, che lo sono sempre meno

Ghost Detainee è scritto e diretto da Flavia Triggiani e Marina Loi. Inoltre si avvale della direzione della  fotografia di Alessandro Galluzzi e la collaborazione del giornalista Luca Fazzo.

Prodotto da ILBE Spa in collaborazione con In Bloom, Flair Media Production e La 7.

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